15/03/2018

Transumanesimo: riporterà i morti in vita?

«...stette la spoglia immemore, orba di tanto spiro...» recita l’ode di Manzoni, descrivendo ciò che da sempre l’ineluttabile destino (o, meglio, la natura stessa) riserva a ciascuno di noi: la morte del corpo.

Ma ora, pare che degli “scienziati” vogliano cambiare le cose. Un articolo di LifeNews, ci mette al corrente, infatti, di quanto il “transumanista” Zoltan Istvan avrebbe nei suoi programmi.

La sua speranza, come quella di qualsiasi transumanista, è quella di riuscire a fondersi con delle macchine per diventare immortali.

Convinto, dunque, del fatto che «la vita umana, i pensieri umani e l’esistenza umana, siano «calcoli matematici e determinabili di quel mondo subatomico di materia ed energia», egli crede che entro 50 anni si possano riportare in vita persone già morte.

Spiega, infatti, che secondo Mike Perry, informatico presso la Society for Universal Immortalism, una banca dati di circa 9 chilometri quadrati sarebbe in grado di contenere al suo interno tutte le informazioni relative ad ogni persona vissuta.

Così, per riportare i morti in vita, basterebbe premere un pulsante per dare inizio alla stampa in 3D di un corpo umano deceduto. Successivamente, applicatogli un elettrocardiogramma, basteranno la defibrillazione e la rianimazione cardiorespiratoria affinché quel corpo torni in vita.

Per quanto riguarda l’aspetto mentale di questi soggetti “resuscitati”, Istvan vorrebbe dotarli di un’intelligenza robotica che nell’arco di vent’anni sarà, a suo avviso, migliore di quella umana.

Ma allora, «Ei fu» non lo si potrà dire più di nessuno? È improbabile che lo scienziato ci riesca, ma il suo tentativo la dice lunga sulla concezione che l’uomo di oggi ha della vita: sa profondamente quanto essa sia un bene indisponibile ma preferisce esorcizzare l’idea della sua grandezza trattandola come un qualcosa che si possa controllare.

Chi non vorrebbe che qualcuno dei suoi cari defunti tornasse in vita? Penso ciascuno di noi. Ma non v’è esperimento (neanche questa sorta di “resurrezione” di Istvan) che possa restituire alla vita terrena l’unicità di una persona.

È la vita stessa, quella naturale, che, insieme al mistero della morte, ci insegna ad apprezzare veramente ciascun uomo.

Luca Scalise


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