28/09/2025 di Redazione

Torino, il volgare spettacolo sulla vagina sbarca al Liceo

Frasi e parole sessualmente espliciti, addirittura con protagoniste - tra le altre - bambine di sei anni. E’ il contenuto del volgare spettacolo sulla vagina al quale saranno accompagnati, il prossimo 2 ottobre, gli studenti del Liceo Classico e Musicale “Cavour” di Torino. Un’iniziativa che ha già ovviamente sollevato un’ondata di polemiche e preoccupazioni tra famiglie e cittadini, con tanti genitori allarmati che hanno denunciato la cosa a Pro Vita & Famiglia, la quale ha immediatamente segnalato il tutto alla stessa scuola ma anche all’Ufficio Scolastico Regionale e al Ministero dell’Istruzione e del Merito tramite Pec.

Lo spettacolo in oggetto è quello de I Monologhi della Vagina”, inserito nel Festival “Teatro e Scienza” e patrocinato dalle istituzioni locali, tra cui anche il Comune di Torino e la Regione Piemonte.

Contenuti inaccettabili

Non stiamo parlando, infatti, di un’opera teatrale neutra o di un innocuo testo di riflessione, bensì di una rappresentazione che propone ai ragazzi scene e racconti dai contenuti scabrosi e sessualmente espliciti. Nello spettacolo vengono affrontati temi che spaziano da rapporti sessuali a tradimenti coniugali, da gemiti simulati sul palco a figure di prostitute dominatrici, fino a dialoghi fra bambine e i loro organi genitali. È evidente come simili contenuti non solo risultino volgari e privi di qualsiasi valore educativo, ma possano addirittura ferire la sensibilità dei ragazzi e banalizzare temi intimi e delicati.

Il dettaglio dei monologhi

La trama dei monologhi che compongono lo spettacolo mette in fila situazioni e immagini che nulla hanno a che fare con un percorso educativo serio. Si parte dall’esaltazione di nomi volgari e tribali utilizzati per definire i genitali femminili e si prosegue con scene che descrivono rapporti sessuali all’interno del matrimonio mescolati a tradimenti, rivendicazioni e discorsi su desideri non soddisfatti. Alcuni testi danno voce a dialoghi immaginari con la propria intimità, parlando di vestiti, di piacere e di orgasmi, altri raccontano la storia di una donna anziana che, con toni irrispettosi e paragoni fuori luogo, cerca il suo primo orgasmo, arrivando persino a svilire esperienze dolorose come quelle di un percorso oncologico. Non mancano narrazioni che presentano seminari di autoerotismo collettivo con specchi, raccontati come momenti di liberazione e storie di rapporti occasionali con uomini descritti in maniera negativa, accompagnati da comportamenti che vengono normalizzati come tappe di una riscoperta personale.

Accanto a questi episodi si trovano riferimenti a fastidi ginecologici e visite intime narrati con volgarità, che culminano in richieste di attenzioni sessuali, e racconti di violenze contro le donne esposti con un linguaggio diretto e crudo, senza alcuna sensibilità per il pubblico giovane. Tra i passaggi più gravi vi sono quelli che coinvolgono il mondo dell’infanzia: una bambina viene descritta come vittima di abusi, con successive esperienze adolescenziali di natura omosessuale raccontate come “riparative”, e addirittura compare un dialogo immaginario con una bambina di sei anni a cui viene chiesto come vestirebbe i propri genitali. A ciò si aggiungono narrazioni di prostitute e dominatrici che parlano esplicitamente della loro attività fino a concludere con la riproduzione di gemiti sul palco. Lo spettacolo si spinge poi a descrivere il parto con termini volgari e disturbanti, presentando un’esperienza di vita così profonda e delicata in modo offensivo, il tutto anche - come se non bastass - con toni cupi di vendetta e dolore legati a casi di incesto e abusi.

Lo spettacolo

“I Monologhi della Vagina” è un’opera scritta negli anni Novanta (1996) dalla statunitense Eve Ensler, che dichiarò di aver raccolto testimonianze da numerose donne sui temi della sessualità, delle relazioni e della violenza. Lo spettacolo ha avuto grande diffusione internazionale e ha dato vita a un movimento teatrale e sociale che si è proposto - ovviamente a parole, ma facciamo fatica a capire il vero e moralmente accettabile senso - come simbolo di emancipazione femminile. In realtà, infatti, dietro questa veste di impegno culturale, si nascondono scene e racconti caratterizzati da un linguaggio esplicito e provocatorio che rendono l’opera del tutto inadeguata a essere proposta a un pubblico scolastico, tanto più se composto da adolescenti.

L’urgenza di una legge sul consenso informato

Pro Vita & Famiglia, come detto, ha raccolto la denuncia dei genitori che si sono rivolti all’associazione e ha chiesto l’intervento delle istituzioni per verificare se le famiglie siano state davvero messe a conoscenza del contenuto dello spettacolo. Ancora una volta, casi come questo dimostrano l’assoluta necessità di approvare al più presto il disegno di legge sul consenso informato preventivo dei genitori, attualmente in discussione in Parlamento e, tra l’altro, sostenuto da decine di migliaia di cittadini con la petizione popolare “Mio Figlio No”. La scuola deve tornare a rispettare la libertà educativa delle famiglie e a proteggere i minori da iniziative che nulla hanno di formativo e che rischiano, anzi, di comprometterne l’innocenza.

 

 

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