05/12/2019

Superato l’assurdo con la “banca dello sperma” con l’Aids

Abbiamo decisamente raggiunto e oltrepassato l’assurdo: in nome di una falsa idea di “non discriminazione” si sta finendo per mettere a rischio la salute dell’intera popolazione globale.

Circa due anni fa, in California veniva proposta la non punibilità di chi, avendo l’HIV, taceva di dare tale informazione al proprio partner sessuale, per «ridurre il marchio d’infamia» nei confronti dei soggetti affetti da tale virus.

E quale sarebbe il “marchio” in questione? Qui non si tratta assolutamente di mancare di rispetto a chi è sieropositivo, ma di garantire a una persona il diritto a tutelare la propria salute. Dov’è, dunque, la discriminazione?

Ora in Nuova Zelanda, come leggiamo su Life Site News, cosa viene proposta? Una “banca dello sperma sieropositivo”, sempre per ridurre tale (apparentemente) “onnipresente” marchio d’infamia.

Ma la gente non ha niente di meglio da fare che discriminare il prossimo? Nessuno merita di essere maltrattato, per nessuna ragione al mondo, tanto meno per un virus che si è contratto. Ciò non significa, però, che si debba mettere a rischio un numero considerevole di persone, per dimostrare di portare rispetto a tutti.

Che bene ne traggono i “donatori” sieropositivi? Nessuno. E gli altri? Rischiano l’AIDS. Insomma, oggi al centro di quasi infiniti dibattiti c’è il tema della discriminazione. E nel momento in cui non si riconosce la dignità umana di una persona o di una categoria di persone è bene impegnarsi affinché a chiunque si porti il dovuto rispetto.

Ma ciò non significa che, in nome della lotta alle discriminazioni, si debba finire per negare realtà evidenti (e non offensive), come vorrebbe chi insegna ai bambini che si possa essere maschio o femmina indipendentemente dal dato biologico, tacciando di “omofobia” chiunque, rifacendosi alla scienza, affermi il contrario, o che si possano avere indifferentemente genitori dello stesso sesso i genitori di sesso opposto.

Lottiamo, piuttosto, tutti insieme, contro le vere discriminazioni, come fa Pro Vita e Famiglia, battendosi affinché venga tutelato il diritto alla vita di tutti, dal concepimento alla morte naturale, affinché ogni bambino possa avere una famiglia ed ogni famiglia possa educare liberamente e in modo sano i propri figli.

 

di Luca Scalise
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