Nel nostro Paese mancano all'appello 9.500 ostetriche, ma per l'Associazione Italiana di Ostetricia (AIO) la priorità sembra essere un'altra, di dubbia scientificità: discutere di parto e allattamento per trans. Avevamo già parlato del congresso nazionale dell'AIO, in programma il 3 e 4 ottobre prossimi a Riccione, dal tema: "La comunità ostetriche nel mosaico sociale: genere, generi, generazioni". Un evento che si terrà ugualmente – almeno per ora – nonostante le polemiche, le reazioni politiche e persino un'interrogazione parlamentare. Un convegno che appare davvero ideologico, nel corso del quale si parlerà di «gravidanza, parto e allattamento nella comunità trans» e di «cura alla comunità LGBTQIA+», anche mediante un panel di discussione dal titolo tutt'altro che equivoco: Se a partorire non è una 'madre'. Per questo motivo Pro Vita & Famiglia ha anche lanciato una petizione per chiedere al ministro Schillaci di valutare contenuti e profili dei relatori in termini di scientificità e così tentare di fermarlo.
Il convegno su allattamento e parto nella comunità trans
È ormai tristemente acclarato che, mediante determinati trattamenti farmacologici, anche gli uomini possano – in barba alla realtà biologica – arrivare persino a produrre pseudolatte. Pertanto, secondo l'associazione italiana di categoria, le ostetriche devono essere aggiornate e pronte ad adeguarsi alla dittatura del 'pensiero unico' in materia di identità di genere. Così la carenza di personale medico e infermieristico in Italia diventa una questione poco rilevante rispetto invece a una tavola rotonda per affrontare il tema dell'allattamento e del parto nella comunità trans. Il tutto, tra l'altro, senza alcun contraddittorio, con Egon Botteghi – trans e attivista, autore e formatore referente di Genitorialità Trans e dell'associazione Rete genitori Trans – e l'avvocato Stefania Narducci dello sportello legale dell'Associazione Gruppo TRANS. Insomma, un convegno in cui si abbracciano senza riserve le tendenze più progressiste della comunità LGBTQIA+ e che dunque appare, sin dai titoli degli interventi in programma, di dubbia scientificità nei suoi contenuti. Eppure rientra a pieno titolo nelle iniziative per l'aggiornamento professionale obbligatorio delle ostetriche, e dunque consente anche di conseguire i crediti formativi a esso attribuiti, ben 10,5 ECM.
La petizione di Pro Vita
Ecco perché nella dichiarazione che accompagna la petizione indirizzata direttamente al ministro della Salute Schillaci, Pro Vita & Famiglia chiede espressamente che venga subito «revocato l'accreditamento ECM concesso alle sessioni ideologiche del Congresso Nazionale dell'Associazione Italiana di Ostetricia», ma soprattutto «di disporre una verifica sui criteri con cui il suo Ministero riconosce come aggiornamento scientifico» la partecipazione a tale evento, dal momento che «un'intera mattinata del congresso è dedicata all'affermazione di genere, con panel come "Se a partorire non è una 'madre'" e "Visibilità delle persone Trans* e Associazionismo LGBTQIA+"». In sostanza, alla luce di quanto illustrato, il convegno in oggetto – si legge sempre nella petizione – «non è aggiornamento scientifico. È ideologia certificata con soldi pubblici».