“Se a partorire non è una madre”: fermiamo il corso di formazione gender per ostetriche (coi crediti del Ministero!)
Eleonora ha partorito tre settimane fa.
Suo figlio fatica ad attaccarsi al seno, il petto le brucia, la notte dorme a tratti di venti minuti. Ha chiamato il consultorio: la prima visita libera è tra due settimane.
Ha chiamato sua madre, che vive lontano. Ha pianto in bagno, piano, per non svegliare nessuno, e ha iniziato a pensare di non essere all’altezza.
Non è una storia isolata. Succede a una neomamma su sette, secondo i dati del Ministero della Salute: è la depressione post partum, e nella maggior parte dei casi nasce proprio così, da una difficoltà con l’allattamento, da una mastite non riconosciuta in tempo, da una donna lasciata sola nelle settimane più fragili della sua vita.
La differenza tra Eleonora che ce la fa ed Eleonora che crolla, spesso, è una sola persona: un’ostetrica preparata, disponibile, capace di starle vicino. Ma in Italia ne mancano 9.500.
E che cosa fa l’Associazione Italiana di Ostetricia, la società scientifica che dovrebbe formare quelle 9.500 ostetriche mancanti? Sceglie di dedicare il suo Congresso Nazionale di Riccione non all’allattamento, non alla depressione post partum, non alle emergenze in sala parto, ma a un simposio su “affermazione di genere” e tematiche LGBT.
Il titolo del panel centrale è semplicemente folle: Se a partorire non è ’una madre’: panoramica su gravidanza, parto e allattamento nella comunità Trans*. In altre parole, un corso di formazione su come dovrebbe partorire una persona che si identifica come uomo.
Sale in cattedra un attivista che non è un operatore sanitario, referente di un’associazione LGBTQIA+; sale l’avvocata dello sportello legale di un’associazione di parte, per una relazione su “diritti umani”; c’è perfino una sessione il cui titolo, per intero, è Visibilità delle persone Trans* e Associazionismo LGBTQIA+.
È ideologia travestita da scienza, ed è già uno scandalo così.
Ma c’è un’aggravante che rende tutto ancora più inaccettabile: questo corso di formazione politica vale 10,5 crediti ECM, riconosciuti e certificati dal Ministero della Salute. Sono gli stessi crediti obbligatori che ogni ostetrica italiana deve accumulare per continuare a esercitare la professione.
Il sistema pubblico di formazione sanitaria, quello pagato con le tasse di tutti, sta timbrando come “aggiornamento scientifico” un corso sull’allattamento al seno “paterno”.
Ma Eleonora, alle tre di notte, non ha bisogno di un’ostetrica che sappia discutere di identità di genere. Ha bisogno di un’ostetrica che sappia salvarle il seno, il sonno, la fiducia in se stessa.
Firmando questa petizione, chiedi all’Associazione Italiana di Ostetricia di salvaguardare la professione sanitaria e intensificare corsi realmente utili per migliaia di donne e madri in difficoltà, e chiedi al Ministro della Salute Orazio Schillaci di ritirare i crediti formativi per un corso di aggiornamento che di scientifico non ha nulla.
Firma subito questa petizione:
Al Ministro della Salute, On. Orazio Schillaci
Egregio Ministro Schillaci,
firmando questa petizione, Le chiedo di revocare l’accreditamento ECM concesso alle sessioni ideologiche del Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Ostetricia, in programma il 3 e 4 ottobre a Riccione, e di disporre una verifica sui criteri con cui il suo Ministero le riconosce come aggiornamento scientifico. Un’intera mattinata del congresso è dedicata all’”affermazione di genere”, con panel come “Se a partorire non è ’una madre’” e “Visibilità delle persone Trans* e Associazionismo LGBTQIA+” - mentre in Italia mancano 9.500 ostetriche e migliaia di neomamme restano sole ad affrontare l’allattamento e il rischio di depressione post partum. Non è aggiornamento scientifico. È ideologia certificata con soldi pubblici.
Distinti saluti,
Grazie per aver sottoscritto la petizione!
Resta aggiornato! Questa causa avrà presto degli sviluppi importanti. Per sapere che cosa accadrà, acconsenti a ricevere informazioni sulle iniziative di Pro Vita & Famiglia, nel pieno rispetto della normativa sulla Privacy?;