16/01/2019

Sindrome di Down: nuovo romanzo eugenetico dell’America?

L’eugenetica è spesso paragonata all’ideologia nazista del XX secolo e ai suoi programmi gestiti dal governo tedesco, volti a uccidere migliaia di persone con disabilità, nel tentativo di “purificare” la razza. O alla sterilizzazione forzata di 60.000 persone “con difetti”, sanzionate dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel secolo scorso. Oggi, nel XXI secolo, l’ultimo programma di eugenetica si rivolge principalmente ai bambini con sindrome di Down, anche prima della loro nascita.

Questa forma di eugenetica è molto reale: negli Stati Uniti, il 90% dei bambini non ancora nati con diagnosi di sindrome di Down viene abortito, e migliaia di embrioni concepiti attraverso la fecondazione in vitro vengono scartati ogni anno e successivamente distrutti a causa di anomalie genetiche. Numerosi operatori sanitari deliberatamente fuorviano e incoraggiano i genitori ad abortire i bambini con sindrome di Down. Questa eugenetica è «un’ideologia che non solo svaluta alcune popolazioni minoritarie identificate dalle loro caratteristiche genetiche, ma cerca anche di eliminarle o precluderne l’esistenza», con la fecondazione in vitro e l’aborto come due metodi interamente legali per farlo. Tuttavia, Brian Skotko, del Massachusetts General Hospital ha evidenziato che «quasi il 100% dei genitori con figli della sindrome di Down amano la loro prole e quasi tutti i fratelli hanno affermato di essere persone migliori a proprio grazie al fratello o alla sorella down».

Secondo uno studio del 2007, i futuri genitori di bambini con sindrome di Down scelgono principalmente l’aborto per «preoccupazioni riguardanti la qualità della vita del bambino», qualità della vita che moltissime ricerche recenti hanno dimostrato essere più che eccellente e longeva sotto tutti i punti di vista e secondo tutti gli standard. A proposito, il genocidio in atto è molto più grave e numericamente terribile di quello nazista. Possibile che nessuno dei grandi Soloni del mondo se ne accorga o si chieda ‘a chi toccherà’ dopo la scomparsa dei down?

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