05/01/2018

“Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più”

Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più è il nuovo libro di Paola Belletti, già Autrice di Diario di una mamma qualunque, entrambi editi nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, pubblicata da Berica Editrice.

Si tratta di un libro scritto da una donna per le donne, ma anche per tutte le persone che hanno a cuore l’animo umano. Perché di questo parla Paola: del profondo abisso che abbiamo dentro di noi e che passiamo la vita a tentare di colmare... ma spesso sbagliando la tecnica.

Invece lei, Paola, moglie felice e mamma di quattro figli, pare aver trovato la “ricetta della felicità”: meglio, vi ha aderito con tutta se stessa, perché l’annuncio in realtà risale a più di 2000 anni fa. Chiaramente questo non significa che la sua vita sia senza prove e croci, anzi. Vivere significa accettare la fatica di convertirsi quotidianamente, certi nella speranza che “oltre alla differenziata c’è di più”, molto di più. C’è la gioia piena.

Nel suo libro, con il suo consueto stile, la Belletti affronta tanti temi, suddividendo i brevi capitoli in quattro sezioni. Scrive Giuseppe Signorin, curatore della collana UOMO VIVO: «Un libro che non è un saggio ma un insieme di prose filosofiche, poetiche, narrative, giornalistiche... scritte dall’autrice col suo inconfondibile stile nel corso degli ultimi anni, selezionate e divise in quattro sezioni:
1. Ecologia femminile, in cui si parla più espressamente di donne: la loro identità, il loro compito, il loro corpo, la loro anima;
2. Ecologia familiare, perché non si può essere umani senza un contesto familiare... e le donne in questo contesto hanno sicuramente un ruolo privilegiato;
3. Ecologia pro-life: la cura della vita – in particolare in relazione all’aborto, che tocca più direttamente le donne (anche se ovviamente non solo). Non si può essere ossessionati dalla raccolta differenziata e poi fregarsene se ammazziamo i cuccioli d’uomo prima che vengano alla luce;
4. Ecologia spirituale, perché al centro e alla base di tutto c’è il rapporto con Dio, e quindi la religione, la riflessione filosofica, le domande cardine dell’esistenza».

Un libro bello, denso nei contenuti ma non pesante, anzi veramente godibile e con una sempre apprezzata propensione a far sorridere il Lettore.

Da queste colonne, senza con questo rendere meno merito alle altre sezioni di Siamo Donne, ci soffermiamo con maggiore insistenza sulla parte “pro-life”. Paola Belletti non è una persona che parla contro l’aborto perché “è cattolica e un bravo cattolico deve pensare così”: quello che scrive e testimonia lo vive tutti i giorni – senza sconti, 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno – con il suo bimbo, che «è cieco. E molte altre infermità lo colpiscono, sì. È così». Ma il loro bimbo, il quarto, l’unico maschio... è Ludo, semplicemente. Un dono, che chiedeva solo di essere accolto.

Scrive Paola: «Ludovico è qua, con noi, a fare quello che sa fare. Ad allungarsi e un po’ dimagrire. A scomodare assistenti sociali, medici e fisioterapisti. A prendere baci da tutti. E smettetela comunque che un po’ mi dà fastidio. Non tutti possono sbaciucchiarlo. È mio. È nostro. È qui a ricordare che non lo abbiamo ammazzato. A ricordare che non siamo Dio e che Dio lo ha voluto e io contro Dio non ci vado, non voglio. Non per cose così grosse almeno. Se Dio mi aiuta. E mi ha aiutato perché mi ha fatto innamorare di un uomo sicuro e buono. Intelligente e paziente. Mi ha aiutato perché vedere ragazzi di 17 anni accartocciati su carrozzine che sbavano ciondolando il capo trafitto da occhi persi mi dava la nausea. Pensando al destino del mio bambino. E invece non tenevo conto della compagnia irrinunciabile, del godimento sincero che ci dà avere a che fare con Ludo. Del fatto che mi tocca segnare le crisi epilettiche che vedo e spesso mi scappano. Ma sono contenta quando compilo con uno zelo pressoché inutile il nostro libretto. E ho un minimo garantito di soddisfazione e gratificazione percepita tutte le volte che gli do le quattro medicine. Tre volte al giorno. E sono così contenta di avere affinato le tecniche di polverizzazione delle pastiglie che gli toccano due volte al giorno. E me lo guardo di continuo, lo muovo, lo giro, lo faccio saltare. Così ride. Siamo così felicemente ridotti all’essenziale. Al fatto che lui dipende da me, da noi per tutto. E sa fare egregiamente quello che uomini muscolosi e arguti ci mettono anni a capire. Aspettarsi tutto. Lasciarsi amare. Fidarsi. Dormire. Cose così» (op. cit., p. 95).

Ludovico è un bambino, ma ha già capito tutto. D’altronde, «Se non ritornerete come bambini...».

Prosegue ancora l’Autrice, rivolgendo un appello dal cuore alle donne e agli uomini di ogni età e religione: «Però, amici miei, fratelli piccoli e vecchi, però, dolci fratellini miei, non dimenticate mai che il dolore c’è e che un uomo che in una vita intera non abbia imparato un accidenti su cosa sia il dolore e non abbia trovato una parola degna sul dolore e la sofferenza, non è un uomo. È un fuggitivo, uno sciocco. [...] Questo bambino noi non lo abbiamo fatto fuori. Ed è il nostro morbido, fragrante lebbrosetto. Il nostro lebbroso dalle carni sane e tenere che annusiamo e che ci inebria coi suoi baci involontari. È il nostro mistero del dolore innocente, familiare e moderno. È il nostro santo innocente normale. È il nostro quotidiano nascosto e magnifico» (op. cit., p. 96).

Senza Ludovico sarebbe stata tutta un’altra storia per Paola, per suo marito, per le altre tre figlie, per i loro parenti, per la loro città... per tutti noi. Una storia più triste perché incompleta, senza un pezzo, non organica. Occorre tornare a essere uomini e donne capaci di aderire con entusiasmo – e un pizzico di umorismo – alla vita perché altrimenti sarà la vita a ritorcersi su di noi, e per sempre.

Giulia Tanel

 

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