14/09/2021 di Luca Marcolivio

«Senza Green Pass non ti ridiamo i tuoi figli…». Intervista al padre discriminato in una scuola nel bergamasco

Era andato a prendere i due figli di tre e cinque anni alla scuola dell’infanzia di Caravaggio, in provincia di Bergamo. In ottemperanza alla nuova norma che vieta ai genitori privi di green pass di non accedere agli edifici scolastici, F.R., si era fermato al cancello dell’istituto, chiedendo ai collaboratori scolastici che andassero a prendere i bambini e glieli portassero. È stata subito una doccia gelata. Lo sfortunato genitore non era a conoscenza di una circolare della dirigenza scolastica che, oltre a ribadire il divieto d’accesso ai genitori non vaccinati o sprovvisti di tampone negativo, sanciva: «Non si potrà chiedere ai collaboratori scolastici di accompagnare in sezione il proprio figlio».

«Avevo accettato senza obiezioni il divieto di accesso per me – ha raccontato F.R. a Pro Vita & Famiglia –. Stamattina i bambini erano stati accompagnati da mia moglie, provvista di green pass, dentro la scuola. A mezzogiorno sono passato io a riprenderli, pensando che non avrei avuto nessun problema e che me li avrebbero accompagnati all’ingresso. Invece, poi, ho scoperto che il personale non docente non era autorizzato a portare i bambini».

A quel punto, tra il signor R. e il personale scolastico si è acceso un diverbio. «Ho detto che era inaccettabile, quasi una sorta di sequestro – ha proseguito  – e ho minacciato di chiamare i carabinieri. A quel punto, la coordinatrice del plesso ha chiamato la dirigente scolastica che ha autorizzato mi venissero portati i bambini. Intanto, però, siamo stati una ventina di minuti a discutere, doveva essere una cosa ovvia accompagnare i miei figli da me».

Meno di un’ora dall’accaduto, però, arriva un piccolo colpo di scena: «Hanno capito che avevano fatto qualcosa che non andava fatto, così la dirigente ha emesso una nuova circolare in sostituzione della precedente, permettendo che i genitori senza green pass accompagnino regolarmente i figli al cancello. Essendo l’ingresso tra le 8.30 e le 9, i genitori senza pass, porteranno i figli alle 9, poi qualcuno del personale li accompagnerà dentro la scuola. Di una cosa del genere, fino a qualche tempo fa mi sarei lamentato ma, per come si stavano mettendo le cose, la vedo quasi come una conquista». Anche per l’uscita, sarà indicato un orario specifico – ancora da definire – per i genitori sprovvisti da green pass.

Oltretutto, sono pochi i metri che tutte le mattine i piccoli alunni della scuola per l’infanzia “Mastri Caravaggini” di Caravaggio devono percorrere dal cancello dell’istituto alle loro aule. Si tratta, infatti, di una scuola piccola e poco affollata di un paese di circa 15mila abitanti. «Ho detto: “domani non mi fate entrare ma adesso me li ridate!” – racconta ancora F.R. –. La situazione si è sbloccata solo con la chiamata alla dirigente e dopo un diverbio che non aveva motivo di essere. Davvero non me l’aspettavo una cosa del genere, sono esterrefatto. Nessuna polemica da parte mia sulla regola del green pass. Però questa scuola ha posto un onere in più rispetto alla normativa nazionale e tutto questo ricade sulle spalle dei genitori».

A cosa è stata dovuta questa rigidità burocratica, in virtù della quale due bambini avrebbero rischiato di rimanere all’asilo per tutta l’ora di pranzo e oltre? Secondo F.R., alla base vi sarebbe un «problema di organico che hanno creduto di risolvere semplicemente chiudendo l’ingresso. I bidelli – spiega – si sono ritrovati a fare da controllori con tanto di smartphone e questo ha creato un primo disagio, al quale si somma quello dei genitori senza green pass, lasciati fuori dal cancello. Non si può, però, scaricare su di noi il problema della mancanza di personale. Così come il problema che ho incontrato si è risolto, poteva essere benissimo prevenuto. La soluzione della seconda circolare non è certo il massimo ma, piuttosto che niente, ci accontentiamo di questo. La colpa principale è di una norma che ha sovraccaricato la scuola. Non invidio i dirigenti scolastici che devono prendersi ulteriori responsabilità. Non possono però essere sempre le famiglie e i genitori a pagare il prezzo più alto», conclude F.R.

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