14/01/2022 di Luca Volontè

Sempre più polemiche per i trans negli sport femminili. Dirigente Usa si dimette

Non si placano, ma anzi diventano sempre più numerose le proteste contro gli atleti maschi che partecipano, e spesso vincono – surclassando le avversarie - le competizioni femminili negli USA.

Cynthia Millen e Jeri Shanteau reagiscono e invocano un movimento nazionale di ferma protesta per tutelare lo sport femminile.

Nei giorni scorsi un alto funzionario della disciplina del nuoto della nazionale USA (USA Swimming) si è dimesso per protestare contro la partecipazione di un atleta transgender in questo sport. Si tratta di Cynthia Millen, che doveva officiare ai campionati nazionali di nuoto paralimpico degli Stati Uniti a Greensboro in North Carolina. Quando ha saputo della partecipazione all'evento di Lia Thomas, maschio che gareggia in rappresentanza delle ragazze dell'Università della Pennsylvania, la Millen si è ritirata, mostrando la sua indisponibilità a sostenere o premiare gli atleti transgender che competono nello sport femminile.

"Ho detto ai miei colleghi e rappresentanti dell’organizzazione olimpica USA che non posso più far parte di una federazione che permette agli uomini biologici di competere contro le donne. Tutto ciò è ingiusto e il nuoto femminile viene distrutto", ha scritto in una lettera a ‘USA Swimming’, ripresa dal NY Post.

Nella stessa lettera, la MIllen ha invitato i funzionari e delegati della disciplina del nuoto femminile americana a non presenziare e non prestarsi a questa umiliazione delle donne e falsificazione dello sport che si va compiendo sotto i loro occhi ogni qualvolta si permette ad un maschio di partecipare (e vincere) una gara femminile. Un invito che è anche una presa di posizione, perché se mai dovesse essere accolta significherebbe annullare le gare, siccome senza funzionari presenti a certificare i risultati queste competizioni sarebbero nulle.

Secondo le regole della ‘National Collegiate Athletic Association’ (NCAA), Thomas ha il permesso di competere negli eventi femminili in quanto ha completato il necessario anno di trattamento di soppressione del testosterone. Thomas ha gareggiato per tre anni nella squadra maschile di nuoto con scarsi risultati, prima di passare a quella femminile quest'anno e sta vivendo una stagione da record, trovandosi anche al primo posto nella classifica NCAA nei 200 metri e nei 500 metri stile libero femminili, avvicinandosi ai tempi record NCAA stabiliti dalle medaglie d'oro olimpiche statunitensi Missy Franklin (200m) e Katie Ledecky (500m).

Equa competizione o discriminazione ed umiliazione delle ragazze e donne americane che praticano il nuoto? Qualcosa si muove e speriamo sia l’inizio di una valanga contro il ‘machismo transgender’. A reagire con durezza anche la nuotatrice 11 volte campione NCAA All-American, Jeri Shanteau, che in una intervista con FoxNews ha affermato che “includere atleti transgender nelle squadre femminili è una forma di discriminazione contro le ragazze, ci dovrebbero essere leggi per vietare questa pratica”, ha affermato.

"Abbiamo bisogno – ha aggiunto - di un movimento politico di protesta. Abbiamo bisogno che la gente si preoccupi. Abbiamo bisogno di leggi emanate per aiutare la discriminazione che si sta verificando contro le donne. Abbiamo bisogno che la gente capisca che questa è una completa discriminazione delle donne. [Le] nostre istituzioni, le università e i nostri organi di governo stanno solo osservando lo scorrere di questi ingiusti avvenimenti senza far nulla”.

 

 

 

 

 

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