19/11/2020 di Luca Marcolivio

Scuole paritarie, appello dell’associazionismo al Governo: «Rette siano deducibili»

L’imminenza del voto sulla legge di bilancio ha stimolato le associazioni pro family e per la libertà d’educazione – Pro Vita & Famiglia compresa – a lanciare un appello accorato al governo. A fronte della crisi pandemica, vengono esplicitate tre richieste fondamentali sul fronte scuola: assicurare il diritto al lavoro, all’istruzione e alla salute; permettere agli studenti di viaggiare in sicurezza sui mezzi pubblici; un patto educativo che permetta la libera scelta tra scuole statali o paritarie, con un occhio di riguardo per gli allievi con disabilità o con famiglie alle prese con difficoltà varie di tipo economico o legate alla pandemia.

«Le responsabilità, a qualunque livello istituzionale, diventano sempre più rilevanti ed esigono chiarezza e lungimiranza perché non si generi uno stato sociale inquieto, un diritto alla salute che rischia di dover scegliere chi garantire, un diritto all’istruzione che penalizza gli ultimi e i più disagiati – si legge nel comunicato stampa diffuso dalle associazioni –. La realtà del nostro Paese è ancora una volta poco chiara ma, come cittadini di uno Stato di diritto, esigiamo risposte certe, almeno su lavoro, istruzione e salute». Le associazioni lamentano la chiusura di almeno 143 scuole paritarie rispetto all’anno scolastico passato, con la perdita di 2000 posti di lavoro e di 27.896 iscritti, e il venir meno delle condizioni di una didattica in presenza. A differenza della maggior parte dei sistemi scolastici vigenti in Europa, nel nostro Paese manca una vera collaborazione tra scuole pubbliche statali e scuole pubbliche paritarie e, a farne le spese, sono «le fasce più deboli e povere». In base a questo scenario, risulta «quanto mai reale il pericolo di trasformare il diritto all’istruzione in un privilegio di classe».

Come spiega a Pro Vita & Famiglia Domenico Menorello, coordinatore dell’osservatorio parlamentare “Vera Lex?”, la principale leva indicata dalle associazioni per far fronte al welfare educativo è la «deducibilità delle rette scolastiche», al fine di garantire in primo luogo risorse per la sicurezza in tutte le scuole e per far fronte alla penuria di insegnanti di sostegno. «Riteniamo che in questa fase di scoramento del Paese, il tema dell’educazione debba essere messo al centro per tutti – prosegue Menorello –. L’educazione è la ricchezza che ci consente di andare avanti e di interrogarci sul senso dell’esistenza e su ciò su cui valga la pena spendere la vita. L’educazione serve sia al singolo che al Paese. Per il Parlamento non è una questione di quante “mance” dare e a chi ma di scegliere le leve su cui scommettere per la ripartenza: noi pensiamo che l’educazione sia tra queste».

Un punto nevralgico di questa battaglia è la difesa del diritto universale all’educazione, affinché lo studente povero o disabile non sia lasciato indietro. «Questo diritto in Italia non c’è o è troppo debole», lamenta Menorello che indica la chiave di volta nel rilancio delle scuole paritarie: «L’educazione non è esiste se non è plurale e libera – spiega –. Non possiamo quindi accettare che le scuole paritarie si stiano trasformando in scuole per ricchi, costrette ad elevare le rette». Dinnanzi all’impegno di tutte le forze politiche a prevenire la chiusura di ulteriori scuole paritarie, attraverso la deducibilità delle rette, le famiglie degli alunni delle paritarie farebbero «risparmiare allo stato 8000 euro l’anno». Invece, per le paritarie stesse, ogni famiglia che ne usufruisce, paga annualmente «dai 4000 ai 6000 euro e in più, sui quei soldi, pagano pure le tasse, neanche si trattasse di una crociera… Al contrario, per molte famiglie, è un grande sacrificio, cui corrisponde un beneficio per lo Stato, almeno nella prospettiva della deducibilità fiscale. È il principio di sussidiarietà verticale, un principio di giustizia elementare e basico che però ancora non vediamo realizzare», conclude Domenico Menorello.

Nel loro appello al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, le associazioni suggeriscono «a partire dell’esercizio fiscale 2021, la deducibilità della retta versata per alunno o per studente alle scuole pubbliche paritarie dei cicli primario e secondario, per un importo non superiore a 5.500,00 euro ad alunno». Sollecitano, inoltre, l’incremento del fondo destinato alla copertura dei docenti di sostegno per le paritarie e l’introduzione dei costi standard di sostenibilità da declinare in convenzioni, voucher, buono scuola, deduzione.

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