31/05/2021

Scuola, società a lavoro per la disabilità. Non c’è più tempo, bisogna mettere al centro i fragili. Ecco come

Pro Vita & Famiglia, nel suo impegno di vicinanza e supporto alle persone disabili (soprattutto con la campagna “Sos Disabili”) propone una serie di punti fondamentali per stare accanto ai più fragili in tutto l’arco delle loro vite, dagli anni fondamentali della scuola, al “dopo di noi”, passando per l’assistenza domestica e l’inserimento nel mondo del lavoro. Serve, infatti, un cambio di prospettiva, mettendo al centro non più gli adulti, ma le necessità e i bisogno delle persone con disabilità, sia da un punto di vista politico che amministrativo.

Per quanto riguarda il diritto allo studio, infatti, fondamentale è l’insegnante di sostegno e il suo essere al servizio dello studente fragile. Occorrono dunque docenti di sostegno preparati e di ruolo, soprattutto se un Dirigente scolastico è in grado di assumere nuovo personale. Allo stesso tempo, proprio il docente di sostegno, se precario, deve poter essere messo in grado di essere pronto fin da settembre per accogliere lo studente e di restare in servizio almeno fino alla fine dell’anno scolastico.

Un altro diritto imprescindibile, per lo studente e la sua famiglia, è quello alla conoscenza di tutti gli aiuti e i supporti disponibili. La possibilità, dunque, di un vademecum per ogni patologia e conoscere così i relativi sostegni, benefit e diritti che lo Stato (o gli altri enti preposti come Regione e Comune) posso offrire. Allo stesso tempo le famiglie devono essere messe in condizioni di conoscere tutte le strutture (scolastiche ed extrascolastiche, come centri sportivi, ristorazione, strutture turistiche) che accolgono con le giuste competenze le persone con disabilità e avere un elenco anche dei professionisti nei vari settori.

C’è poi il diritto alle cure e alle terapie. Politici e amministratori, infatti, devono impegnarsi per uniformare l’erogazione delle terapie riconosciute dal SSN, così come sostenere le cure domiciliari e l’assistenza sanitaria domiciliare. Quest’ultimo aspetto, inoltre, dovrebbe essere gestito dalle Asl territoriali e non dalle cooperative, incentivando in questo modo dei contratti adeguati per gli infermieri, e la possibilità di accedere tramite concorso pubblico. Un sistema nazionale di assistenza gestito dalle Asl, infatti, garantirebbe inoltre una buona uniformità su tutto il territorio ed eliminerebbe il problema della mancanza di controllo delle cooperative private.

Stare accanto alle persone con disabilità, però, non significa solo preoccuparsene in ambito scolastico e familiare, ma anche e soprattutto nel mondo del lavoro. Il diritto al lavoro, e quindi l’inserimento in ambito lavorativo, non deve infatti essere solo di facciata o perché imposto dalla legge, anche perché sono tantissime le famiglie, con disabili, non abbienti o non facoltose e questo pregiudica moltissimo l’apertura di attività ad hoc per i propri figli.

Infine, il diritto alla vita e al “dopo di noi”. In Italia, infatti, c’è assoluta necessità di sostenere le famiglie che decidono di accogliere una vita fragile dopo la diagnosi in gravidanza e decidono, quindi, di non ricorrere all’unica soluzione ad oggi proposta: l’aborto. Attuare le leggi vigenti e garantire tutti questi diritti significa garantire dignità a alle persone fragili, garantire quella sicurezza necessaria per guardare al futuro.

 

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