31/05/2026

Scrive una disabile alla Craxi: «Occupatevi della vita, non della morte»

Gent.ma senatrice Stefania Craxi,
ho letto una sua intervista rilasciata al quotidiano “Il Dubbio” sulla controversa tematica del fine-vita. Orbene, legittimamente, esprime la sua posizione favorevole ad una definizione legislativa sulla questione che, come lei ha ben sottolineato, si iscrive nell’alveo dell’etica. E proprio per questo mi è tornata alla mente una profonda riflessione del medico e filosofo Albert Schweitzer per cui “Riflettere sull’etica dell’amore per tutte le creature in tutti i suoi dettagli: questo è il difficile compito assegnato al tempo in cui viviamo”.
Ecco, senatrice Craxi, invece che riflettere su come poter decidere la morte, sarebbe necessario che lei, assieme alle forze attuali di governo nazionale, riflettesse meglio su come agire concretamente (con leggi ad hoc) per migliorare la qualità della vita di chi, come me, disabile in carrozzina felice ed orgogliosa di vivere, di lavorare, di partecipare alla vita sociale e culturale del mio territorio (facendo parte di associazioni culturali), non pensa minimamente alla morte, semmai alla vita, facendo tanti sacrifici economici (a differenza delle persone normodotate come lei) che posso ancora permettermi pur arrivando a fine mese con tanta difficoltà ed impossibilitata a mettermi qualcosa da parte, ossia risparmi.
 
Pensi che, nonostante, come le scrivevo, sono in sedia a rotelle, sono costretta a pagare panni, traversine, manopole per lavarmi ed ovatta. Sa perché? Glielo spiego chiaramente: non ho problemi nefrologici e, quindi, come stabiliscono le norme in materia, non ho diritto ad ottenere gratuitamente queste forniture dall’Asl. Può benissimo rendersi conto dell’abnormità illogica della normativa: essendo in sedia a rotelle, pur non avendo patologie nefrologiche, sono ovviamente costretta a fare il cambio dei panni almeno 4, sì quattro, volte al giorno con, ovviamente, lavaggio delle parti intime, per evitare di rimanere bagnata per molto tempo, questo sì che mi provocherebbe problemi di salute.
 
Peraltro, certa come sono che lei non condivide la bassezza morale ed umana delle dichiarazioni del giornalista di vaglia Massimo Giannini che, nella trasmissione televisiva “Di Martedì” su “la7”, ha definito una vita “inutile” vivere in carrozzina fino a tarda età, potrebbe condividere la mia posizione sull’illogicità della normativa sulle forniture de quo, ed impegnarsi, con gli altri suoi colleghi e colleghe parlamentari, a migliorare la qualità della vita di tante persone come me che vogliono vivere, fino alla possibilità di esalare l’ultimo respiro.
 
Vorrei ricordarle, inoltre, che proprio il governo-Meloni che lei sostiene, ha istituito meritoriamente il ministero della Disabilità; pertanto, si potrebbe operare sul piano della qualità della vita in modo migliore, più incisivo e concreto di quanto si sta facendo, e non sul piano della morte (peraltro, esistendo le cure palliative, consentono di arrivare naturalmente alla fine della vita).
 
Inoltre, nell’intervista a “Il Dubbio”, ha citato Silvio Berlusconi (“chi ci crede combatte, chi ci crede supera tutti gli ostacoli, chi ci crede vince”). Orbene, glielo dico sommessamente, ritengo che abbia sbagliato a citare questa filosofia berlusconiana sul tema del fine-vita; evidentemente, non sa o non ricorda e, dunque farebbe un’offesa alla memoria di Silvio Berlusconi, fondatore di Forza Italia e leader  del partito fino agli ultimi giorni della sua vita terrena, che proprio Berlusconi, da presidente del Consiglio dei Ministri, ha combattuto con tutte le sue forze nel 2009 per impedire l’interruzione del nutrimento e dell'idratazione alla giovane Eluana Englaro, che era diventata gravemente disabile a seguito di un incidente stradale.
 
Ebbene, l’allora presidente del Consiglio volle il decreto-legge per cui “l’alimentazione e idratazione in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”. Purtroppo, l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non lo firmò ed il decreto-legge non poté entrare in vigore, tanto che la ragazza fu lasciata morire senza idratazione e  con grandi sofferenze, fino alla sua morte, nonostante le suore di Lecco, nella cui struttura era ospitata Eluana, comunicarono con forza che volevano continuare ad occuparsi della ragazza (considerato che, peraltro, vedevano nei suoi occhi la gioia ogniqualvolta si occupavano di lei).
 
Pertanto, gent.ma senatrice Craxi, la invito ad adoperarsi per il miglioramento della qualità della vita, piuttosto che sulla tematica della morte, perché “la compassione è la base della moralità” (Arthur Schopenhauer).
 
Con ogni cordialità
 
Paola Guarini
Fasano (Br)
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