19/08/2025 di Fabio Piemonte

Dalla scienza allo sport: la differenza tra maschi e femmine è ineliminabile

Maschi e femmine non sono uguali, sono strutturalmente differenti sul piano biologico. Pertanto bambini e adolescenti che attraversano la pubertà mantengono un vantaggio atletico duraturo in termini competitivi rispetto alle bambine e ragazze, anche se in seguito sopprimono il testosterone. Questo vantaggio è dovuto proprio ai cambiamenti fisiologici irreversibili innescati dalla pubertà, come l’aumento delle dimensioni ossee, della massa muscolare e della capacità aerobica. Poche, ma semplici e assodate, verità scientifiche e biologiche che da sole bastano a spiegare quanto sia assurdo voler cambiare la natura delle cose. E questo riguarda ogni aspetto della vita di bambini e adolescenti, non solo quando parliamo dell’ambito dello sport.

Le lobby Lgbt contro la biologia

Di contro a tali evidenze scientifiche, attivisti e - alcuni - organi di governo dello sport sostengono che l’equità tra uomini e donne possa essere preservata se bambini e ragazzi che si “identificano” come trans iniziano un percorso di transizione mediante il ricorso ai bloccanti della pubertà e agli ormoni del sesso opposto abbastanza presto da evitare completamente la pubertà maschile. Sulla scia di tali pressioni già nel 2022 la World Athletics aveva aggiornato - salvo poi in parte ricredersi - i suoi criteri di ammissibilità  per consentire agli «atleti transgender da uomo a donna» di competere nelle competizioni femminili, a condizione però che «non abbiano sperimentato alcuna fase della pubertà maschile oltre lo stadio 2 della scala di Tanner (che classifica lo sviluppo puberale in base a caratteristiche esterne, ndr) o prima dei 12 anni, a seconda di quale sia lo stadio successivo» e che «abbiano da allora mantenuto costantemente i livelli di testosterone al di sotto di 2,5 nmol/L». Queste delibere sancite dagli alcuni organi sportivi riflettono, ahinoi, la convinzione ormai diffusa che il vantaggio atletico maschile in termini competitivi si manifesti solo con la pubertà e che, se quest’ultima viene bloccata sostanzialmente prima che cominci, bambini e ragazzi possano competere con il gentil sesso ad armi pari.

Ma la scienza conferma: maschi e femmine diversi anche prima della pubertà

Uno studio recente - Sex Differences in 1600-m Running Performance and Participation for Children Aged 6–12 yr (Differenze di genere nelle prestazioni e nella partecipazione alla corsa dei 1600 metri per bambini di età compresa tra 6 e 12 anni) - pubblicato sulla rivista Exercise, Sport and Movement offre, dati alla mano, abbondanti prove sul fatto che bambini e ragazzi ottengano risultati migliori di bambine e ragazze negli sport (in particolare, ma non solo, la corsa) ben prima dell’inizio della pubertà. Mediante il loro lavoro le ricercatrici Mandy W. Christensen e Christine M. Griffiths si sono proposte di verificare se esistano differenze basate sul sesso nelle prestazioni di corsa aerobica nei bambini prepuberi e se, una volta appurate eventuali differenze, queste siano chiarificabili facendo riferimento alle innate caratteristiche biologiche o al fatto che le ragazze tendano a praticare meno sport rispetto ai ragazzi nei primi anni di vita. Di qui le due ricercatrici hanno confrontato le velocità di corsa dei 1600 metri e la partecipazione di 3.621 bambini negli Stati Uniti di età compresa tra 6 e 12 anni negli anni 2007-2014, stando ai dati reperibili sul sito runnercard.com.

Le differenze fisiologiche

Mediante l’elaborazione di un modello matematico ne hanno poi previsto la velocità media necessaria per compensare la differenza di prestazione tra i sessi in caso di parità. Dai risultati rilevati è emerso che i bambini sono più veloci (3,00 ± 0,53 m·s−1) delle bambine (2,77 ± 0,49 m·s−1) a ogni livello scolastico, con una differenza media del 7,7%. Inoltre la partecipazione è stata inferiore per le bambine (46,2%), ma questo senza inficiare i numeri rispetto alle prestazioni sportive finali. Le ricercatrici hanno pertanto concluso che «i bambini maschi sono più veloci delle bambine nella corsa dei 1600 m tra i 6 e i 12 anni. Questa differenza tra i sessi non è dovuta a una minore partecipazione femminile e suggerisce che potrebbero esserne responsabili differenze fisiologiche innate tra i sessi». Insomma anche i risultati nello sport confermano che, per quanto l’ideologia tenda in tutti i modi di confondere le acque pur di imporsi, alla fine la realtà non si può sovvertire: la differenza biologica tra bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne resta un dato incontrovertibile.

 

 

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