20/11/2020 di Manuela Antonacci

Sbarca nelle scuole il programma sulla sessualità promosso da Lines e Tampax

Apprendiamo, non senza una certa meraviglia, che Lines e Tampax stanno sponsorizzando un progetto che arriverà nelle scuole da dicembre, intitolato “Domande scomode @School”.

L’iniziativa è pubblicizzata su “Scuola.net” che, come apprendiamo dal loro stesso sito, è “un progetto La Fabbrica” (peraltro ente formativo accreditato presso il MIUR). “Lo spazio per i docenti dei diversi gradi scolastici dove è possibile partecipare a iniziative didattiche gratuite, esplorare percorsi innovativi su tematiche attinenti alle diverse discipline e accedere a soluzioni per la didattica digitale- e che collabora- “con Aziende e Istituzioni che credono nell’educazione dei giovani, offrono risorse concrete e mettono a disposizione le proprie competenze per rendere la didattica più coinvolgente ed efficace.”

In che cosa consisterebbe il progetto in questione? E’ presto detto nel “contrastare la disinformazione relativa alla sfera intima e sessuale tra i giovani d’oggi, promuove l’importanza di una corretta informazione e del dialogo con adulti esperti (ginecologi, andrologi, psicologi) e per contribuire a rimuovere gli stereotipi di genere ancora troppo diffusi in questi ambiti. Se non è ancora abbastanza chiaro, viene specificato ulteriormente che “questo percorso educativo in favore delle pari opportunità supporta - nelle scuole di ogni ordine e grado - l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, in linea con gli obiettivi dell’Educazione Civica.”

Inoltre, da dicembre, sarà possibile, per i ragazzi, fruire, sempre sul portale di Scuola.net, di giochi, fumetti interattivi, quiz e video educativi “per attivare i ragazzi, anche in autonomia, e sensibilizzarli sui temi trattati.” In cosa si tradurrà concretamente tutto questo non è ancora possibile saperlo, se non da dicembre in poi, ma le premesse, non ci sembrano affatto rassicuranti, soprattutto a giudicare da alcune espressioni che si ritrovano pari pari nella descrizione di progetti “educativi” che poi non fanno che veicolare l’ideologia gender nelle scuole.

 

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