17/01/2019

Sanremo, parla Don Di Noto: «Bene la canzone di Carone e Dear Jack. Contro pedofilia fare di più»

L’esclusione da Sanremo della canzone Caramelle «non è condivisibile», tuttavia, per un tema così serio e drammatico come la pedofilia, non bastano i messaggi in musica. Ne è convinto don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente di Meter Onlus: Davide Carone e Dear Jack avrebbero senz’altro meritato l’ammissione al Festival, tuttavia la problematica richiede un approfondimento e una sensibilizzazione che vada oltre il dibattito da talk show. A colloquio con Pro Vita, don Di Noto ha puntualizzato la sua posizione tanto sulla vicenda discografica quanto sul dramma che lui stesso da una trentina d’anni affronta con risolutezza.

Don Fortunato, dopo l’esclusione da Sanremo, Davide Carone e Dear Jack hanno ricevuto l’appoggio delle personalità più disparate: dal ministro per la Famiglia e la Disabilità, Lorenzo Fontana, a un gran numero di artisti, musicisti e sportivi. Anche lei è solidale con i due cantanti?

Nessuna remora nel dire che una canzone può benissimo aiutare a sensibilizzare sulla problematica degli abusi ai minori. Bisogna però dire la verità fino in fondo: le tematiche dell’abuso vanno affrontate non solo a livello emotivo bensì in modo continuativo, facendo formazione e informazione. Una canzone va bene ma non basta, perché non rappresenta quello che davvero sono l’abuso sessuale, la pornografia e la pedopornografia. Anche parlare di “caramelle” è molto riduttivo: magari bastasse rifiutare le caramelle per risolvere il problema! L’ho sottolineato nei giorni scorsi in un mio post su Facebook: sono 30 anni che Meter denuncia l’abuso sui bambini, persino sui neonati (che caramelle servono con loro?) e sui malati. Abbiamo denunciato casi di bambini abusati con la flebo al braccio in ospedale. Eppure mai una parola o un intervento su di noi. E invece è proprio da lì che dovrebbe nascere la protesta. Di pedofilia bisogna parlarne, sì, ma con competenza: appena cinque o dieci minuti in un talk show fanno emergere tutta la fatica nel comprendere il fenomeno. Servirebbe, piuttosto, una riflessione molto più ampia: la pornografia e la pedopornografia sono piaghe così enormi che necessitano alleanze e sostegni culturali per far conoscere bene il problema, perché non è vero che tutti sono concordi sul fatto che la pedofilia è un crimine. Se davvero tutti ne fossero consapevoli, tutti scenderemmo in piazza contro questa barbarie che accade sui bambini.

Che messaggio vuole dare ai due cantanti esclusi?

La solidarietà che hanno ricevuto è positiva. Una canzone, oltre che trasmettere un messaggio ‘sociale’, ha anche una ripercussione commerciale. Se questi giovani donassero tutti i loro introiti a opere sociali contro la pedofilia, l’iniziativa assumerebbe maggiore valenza sociale. Anche se la canzone è stata esclusa, potranno compiere un atto che porterebbe attenzione al tema. La pedofilia va affrontata a 360 gradi, con competenza, professionalità e continuità: è un fenomeno globale, in cui decine di milioni di bambini ogni anno sono coinvolti nell’abuso sessuale: questo è intollerabile.

Quali sono le conseguenze profonde degli abusi sui minori?

Un abuso provoca e crea un trauma che lascia ferite. Quando io mi brucio, è vero che posso guarire dalle bruciature ma anche è vero che mi rimane una macchia della pelle. Il trauma non è solo psicologico, un abuso crea anche un problema di salute fisica, ci sono ripercussioni nello sviluppo di malattie non solo psicologiche ma anche fisiche, che danneggiano in maniera permanente anche in età adulta. Gli abusi sessuali generano malattie che condizioneranno l’intera vita. Noi di Meter lo ripetiamo spesso: l’abuso fa morire metà di te. È una vera e propria morte, conduce a una vita piena di necrosi. L’abuso sessuale su bambini e neonati conduce a un danno permanente perché dall’abuso non si guarisce. Con l’abuso, tu devi anche convivere, è come se qualcosa ti morisse dentro. L’abuso sui minori e sui bambini è quindi anche un danno sociale.

Luca Marcolivio

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