«Il ricongiungimento parziale della cosiddetta “Famiglia nel Bosco” è un “falso” passo in avanti, che continua a calpestare i diritti dei tre bambini. I rientri diurni immediati a Palmoli e, da ottobre, i pernottamenti in famiglia nel solo fine settimana sono una misura troppo limitata e limitante, non giustificabile con la situazione familiare che non è affatto a rischio abusi e ha ampiamente risolto le criticità abitative e relazionali inizialmente contestate. È grave che il Tribunale abbia fatto passare tutto questo tempo per prendere una decisione, di fatto negando il diritto dei bambini a trascorrere almeno qualche giorno di vacanza con i genitori, il tutto ignorando sistematicamente i continui richiami di medici, psicologi, esperti e della Garante dell’Infanzia sulla necessità di un immediato e definitivo rientro in famiglia e sul rischio per la salute dei minori causato dal collocamento extrafamiliare così lungo, ben 285 giorni ad oggi. Infine, ma non è meno grave, la decisione di oggi sembra discriminare i coniugi Trevallion per non aver accettato l'iscrizione dei bambini alla scuola pubblica in luogo dell'istruzione parentale». Così Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia.
«Continueremo, come abbiamo fatto in questi mesi anche con un sostegno economico – aggiunge Coghe – a stare accanto a Nathan e Catherine e a batterci affinché questa assurda e paradossale situazione si risolva una volta per tutte, come chiedono gli oltre 85.000 firmatari della nostra petizione indirizzata al ministro Nordio. Inoltre, chiediamo al Parlamento una riforma della giustizia minorile e dei servizi sociali, che oggi garantiscono a giudici e assistenti sociali uno strapotere inaccettabile, come da mesi sta purtroppo dimostrando questa storia».