10/12/2020 di Manuela Antonacci

PornHub, inchiesta choc: «Il sito lucra su video porno di minorenni»

La denuncia è partita grazie ad una lunga inchiesta del New York Times che ha smascherato quello che viene spesso presentato come il lato “etico” o addirittura “fresco”, “giovanile” del porno, parliamo della piattaforma di Pornhub che in realtà di fresco non ha proprio niente, se non l’età delle vittime di stupri, riprese in video girati ad hoc, su cui la piattaforma, che vorrebbe darsi un’aria “pseudo glamour” guadagna abbondantemente.

Eh già perché grazie ad una approfondita inchiesta del New York Times, in cui un ruolo chiave l’ha ricoperto il premio Pulitzer Nicholas Kristof, definito una “stella polare” del giornalismo, è emerso che il sito canadese in questione permette ai suoi fruitori, di condividere i loro video pornografici (molti di questi girati e diffusi all’insaputa delle vittime e spesso collegati alla piaga del “revenge pron”) e di scaricare quelli degli altri, traendo profitto dalle immagini degli stupri di migliaia di minorenni maschi e femmine, di età e nazionalità diverse, e che continuano ad essere diffuse anche dopo le loro insistenti richieste di eliminarle.

E ce n’è davvero per tutti i (dis)gusti: indagando sul sito, Kristof ha, infatti, trovato centinaia di migliaia di video con minorenni (sotto i 13 anni!)  suddivisi, addirittura, per categorie di età.

Non solo, nel descrivere il suo personale viaggio all’inferno il giornalista ha scritto: “Mi sono imbattuto in molti video su PornHub che erano registrazioni di aggressioni a donne e ragazze prive di sensi. Gli stupratori aprivano le palpebre delle vittime e gli toccavano i bulbi oculari per mostrare che non rispondevano”.

Sempre al giornalista, diverse giovanissime vittime hanno confessato di aver visto i video con le violenze subite, condivise sul sito, senza il loro consenso. Come Taylor una ragazzina di 18 anni “hanno fatto soldi con il mio dolore e la mia sofferenza”. Un ragazzo, infatti, ha girato di nascosto un video di lei, appena quattordicenne, che è finito su PornHub, “sono andata a scuola il giorno dopo e tutti guardavano i loro telefoni e me, mentre camminavo lungo il corridoio”, ha aggiunto, piangendo “Stavano ridendo.”

Taylor ha persino tentato il suicidio due volte, per l’umiliazione e il trauma subito. Ha accettato di raccontare la sua storia e di aiutare a documentarla per poter essere d’esempio ad altre ragazze nell’aprirsi e denunciare.

 

 

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