07/11/2018

Più femminista che madre: e il figlio perde un timpano…

Titiou Lecoq, giornalista e scrittrice francese, nonché femminista radicale, nel video pubblicitario del suo libro – già il titolo è tutto un programma – Libérées! Le combat féministe se gagne devant le panier de linge sale (Liberate! La battaglia femminista si vince davanti alla cesta dei panni sporchi) ha fatto dichiarazioni a metà tra l’esilarante e il surreale, spiegando che «quando si vive una storia d’amore si fa presto a dimenticare i propri principi. L’amore per il congiunto e per i figli», aggiunge, diventa uno dei principali «pretesti per derogare all’uguaglianza. E questo è terribile».

L’uguaglianza... Per le femministe, si sa, “uguaglianza” significa trattare allo stesso modo situazioni diverse, perché non arrivano a capire la distinzione tra la dignità che uno ha e il ruolo che riveste: per loro le due cose sono inscindibilmente legate, e quindi la parità tra uomo e donna si raggiunge nel momento in cui sono parificati i ruoli, anche se questi ultimi, con le loro differenze, sono inscritti nella fisiologia dell’essere umano. Per la femminista già è tanto dover sopportare la gravidanza durante nove mesi, mentre l’uomo non è chiamato a portare questo fardello (che ingiusta madre natura!); perciò, una volta dato alla luce il piccolo, niente sconti: fifty-fifty e l’uguaglianza è ripristinata.

Ecco dunque che la nostra autrice riporta un episodio della propria vita familiare, così da provare a tutti che lei non è una femminista “dell’armiamoci e partite”, ma sa applicare in casa propria quei “principi” che va predicando alle altre. Racconta perciò di quando suo figlio aveva problemi a un orecchio e necessitava di una visita pediatrica. A quanto pare, fino ad allora, era stata quasi sempre lei ad accompagnare il bimbo (quale ingiustizia!). Così, in quell’occasione, decise di far valere i “principi” al di sopra di tutto: «Te ne devi occupare tu!», gridò al padre del bambino. Sappiamo dalle sue stesse parole com’è andata a finire: «Lui non è riuscito a farlo in tempo e mio figlio è finito con un timpano perforato. […] So che quello che ho fatto è orribile, ma non era il mio turno di portarlo dal pediatra. Non bisogna cedere solo perché il proprio bambino soffre. E ora il risultato è che, per quanto riguarda le visite dal pediatra, ce le dividiamo in modo perfetto».

E vissero per sempre felici e contenti… Magari il bambino un po’ meno. E sotto sotto, ne siamo certi, un po’ meno anche “lui”.

«Finché la casa resterà territorio femminile», conclude la Lecoq, «le donne non conquisteranno mai il loro posto nel resto della società». Giusto: perciò che vadano alla conquista della società, così la casa resterà territorio di nessuno. Ma no, dai, ci sono i papà. Anzi, tra un po’ saranno loro a partorire, e il bouleversement sarà compiuto. Vero, Titiou?

Vincenzo Gubitosi

Fonte: InTerris

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