16/01/2022

Persone e animali: c'è una profonda differenza

L'animalismo, come tutti gli "-ismi" non è sano. Anzi, acceca la ragione e il buon senso e veicola a suo modo quella "cultura della morte" che attraverso il rovesciamento antropologico in atto, mira alla distruzione nichilista dell'essere umano- persona.

In nome del buon senso e della razionalità, quindi, e al di là delle questioni religiose connesse, invitiamo a riflettere sul  comunicato della Curia Vescovile di Albenga - Imperia, voluto da S.E. il Vescovo Diocesano, Mons. Guglielmo Borghetti, pubblicato e inviatoci dal Vicario Generale Don Bruno Scarpino, riguardante le modifiche ai Regolamenti cimiteriali per consentire la sepoltura di animali domestici nelle tombe delle persone

«È stata diffusa sugli organi d’informazione la notizia di una recente delibera adottata “all’unanimità” dal Consiglio Comunale di Loano, “sulla base di quanto previsto dall’art. 54 della Legge regionale n. 15 del 2020”, che consente di seppellire gli animali domestici nelle tombe delle persone.

            Si prende atto con il rispetto dovuto all’Autorità Civile di tale provvedimento di un’Amministrazione locale, tuttavia di fronte a tale norma – innovativa e assai inusuale – in un ambito che tocca profondamente la sensibilità umana e religiosa, diverse persone hanno sollecitato alla Chiesa diocesana una parola d’orientamento generale.

            Le considerazioni che seguono intendono favorire una riflessione chiara e pacata sulla valenza culturale del provvedimento, esulando dai compiti, propri del mondo politico-amministrativo, di dare ascolto ad un ‘target’ specifico di popolazione e di regolamentare gli elementi di ‘business’ presenti nella materia.

La Bibbia, non diversamente da altre culture e credenze, parte dalla convinzione (cf. Genesi 1,1-2,4) che il mondo sia stato creato da Dio: “Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra e di tutte le cose visibili e invisibili…”. Alla stessa convinzione conducono argomentazioni mutuate dall’esperienza umana, infatti, scriveva san Paolo a proposito dei pagani: “Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto… dalla creazione del mondo in poi, le Sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da Lui compiute, come la Sua eterna potenza e divinità” (Romani 1,19-20). Con diverso stile ma uguali esiti, sant’Agostino affermava: “Interroga la bellezza della terra, del mare, dell’aria rarefatta e dovunque espansa; interroga la bellezza del cielo… interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno: ‘guardaci pure e osserva come siamo belle’. La loro bellezza è come un inno di lode. Ora, queste creature così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non uno che è bello in modo immutabile?” (Sermoni, 241,2 in: PL 38,1134). Tutto e tutti lodano il Creatore (cf. Daniele 3,51-90).

Da questi presupposti deriva che la creazione e le creature, uomini e animali, sono fondamentalmente positivi e degni di rispetto. Il mondo e l’uomo pensante attestano che essi non hanno in se stessi né il loro primo principio né il proprio fine ultimo, bensì partecipano all’Essere in sé, senza origine né fine (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica – C.C.C. 34).

Queste premesse mostrano le radici profonde e solide – non radicate solo nella moderna sensibilità per l’ecologia ambientale, umana e animale – del perché la natura e gli esseri viventi si devono rispettare e tutelare.

Partendo dalla classica definizione filosofica dell’uomo come “animale razionale” (cf. Aristotele), la teologia cristiana ha indicato i punti di contatto tra uomini ed animali (sono entrambi creature di Dio), ma ha pure specificato che soltanto l’uomo è stato fatto “Ad immagine e somiglianza di Dio” (Genesi 1,26); questo rapporto speciale con Dio distingue l’uomo dagli animali, lo costituisce “persona”, che è la nozione alla base dei tanto conclamati “diritti fondamentali” dell’uomo, ‘riconosciuti’ (non costituiti) dalla Dichiarazione Universale dell’O.N.U. del 1948. Non può negare chi rifletta in modo obiettivo che soltanto il genere umano possiede intelletto, libertà e volontà, soltanto le persone scrivono poesie, compongono musica, pensano ed amano razionalmente. Le cattiverie e le brutture umane, che – dicono alcuni – gli animali non compiono, sono conseguenze, com’è noto, dell’uso disordinato della libertà che gli uomini possono attuare, ma a questo non si pone rimedio accomunando l’uomo all’animale.

Certamente, la sensibilità morale e la nobiltà d’animo di un uomo sono rivelate anche dal modo con cui tratta gli animali. L’immagine di san Francesco d’Assisi che parla agli uccelli e che rimprovera il lupo, o il suo splendido “Cantico delle creature” sono un esempio ammirevole di consapevolezza che tutti gli esseri viventi hanno il medesimo Creatore e sono ordinati, in modi diversi, a rendergli lode e amorosa gloria.

È noto che nacque in Inghilterra, nel 1824, la prima società per la protezione degli animali; istituzioni simili sorsero poi quasi in ogni Stato, per promuovere una legislazione volta ad eliminare gli atti di crudeltà contro gli animali e per favorire l’ingentilimento dei costumi umani verso di essi; addolcimento che oggi, in certuni, spinge impropriamente per una confusa equivalenza uomo-animale!

Sono possibili due comportamenti errati: il primo, consiste nel trattare gli animali crudelmente. Se è lecito uccidere gli animali per nutrirsene, è ingiusto farlo causandogli inutili sofferenze (magari soltanto per massimizzare i profitti economici). O, se è lecito, con precisi limiti, usare gli animali per le sperimentazioni mediche, è però indegno farli soffrire inutilmente e, altresì, tormentarli senza scopo. L’etica cristiana non esita, in questi campi – spesso inascoltata – a condannare gli abusi (cf. C.C.C. 2416 ss).

La seconda condotta sbagliata, di segno opposto, consiste nel considerare gli animali (e servirsene) come di sostituti delle persone. Se è comprensibile l’affetto che alcuni (specialmente i bambini, gli anziani e chi è in solitudine) hanno per gli animali e in particolare per quelli da compagnia, è eccessivo sentire per essi una tenerezza e un rispetto come quelli dovuti agli esseri umani. Oppure, tra il procreare un figlio e il comperare un cane o un gatto per avere compagnia si sceglie questa ultima opzione.

È pur vero, si potrebbe obiettare, che il rapporto con gli animali è influenzato dal tipo di convinzioni culturali e credenze religiose e antropologiche a cui le persone aderiscono, ma mai si deve abbandonare la legge naturale dell’umanità, anche detta “comune buon senso”. In quest’ottica, è quantomeno incoerente – e inquietante – che si conceda il seppellimento degli animali nei Camposanti e, invece, si smaltiscano i feti abortivi umani come “rifiuti organici speciali” frapponendo ostacoli legali di natura ideologica alla loro sepoltura come persone negli stessi Cimiteri; né si può giustificare la spesa di denaro in lapidi di marmo e altre onoranze funebri per un animale piuttosto che per eliminare la fame e la povertà che molti uomini ancor oggi patiscono nel mondo. In tali casi si deve dire, con rispetto delle altrui opinioni non disgiunto da franchezza, che la civiltà umana si è davvero imbarbarita!

Si auspica, nell’ottica pastorale propria della Chiesa, che la decisione assunta dall’Amministrazione Comunale di Loano non concorra in concreto, sul piano locale, a offuscare il valore del primato dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio e destinato alla Vita Eterna, già oscurato su piani sociali e normativi più generali: ne avrebbe danno l’umana convivenza, in genere dei meno fortunati!

Ci rassicura comunque il Cristo: “Non abbiate timore: voi valete più di molti passeri” (Matteo 10,31 e Luca 12,7). »

 

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