12/08/2021 di Roberto Marchesini

Perché eliminiamo i bambini con un cromosoma in più

Il 31 ottobre 2020 è stato pubblicato, sull’European Journal of Human Genetics, una ricerca intitolata Estimation of the number of people with Down syndrome in Europe (Stima del numero delle persone con sdD in Europa), a firma di Gert de Graaf, ricercatore all’Università di Gand, in Belgio, Frank Buckley,  Presidente, dell’associazione Down Syndrome Education USA e Brian G. Skotko, pediatra al Massachusetts General Hospital e dell’ Harvard Medical School di Boston.

Le conclusioni della ricerca sono le seguenti: «Per l'Europa, tra il 2011 e il 2015, stimiamo 8.031 nati vivi annuali di bambini con sdD e una prevalenza di nati vivi di 10,1 su 10.000 nati vivi. Senza interruzioni elettive, la prevalenza di nati vivi sarebbe stata di circa 21,7 per 10.000 nati vivi o 17.331 nati all'anno. La riduzione stimata della prevalenza di nati vivi mediante interruzioni elettive durante questo periodo è stata, in media, del 54%, variando dallo 0% a Malta all'83% in Spagna». Più della metà dei bambini con sdD, in Europa, non sono nati.

È difficile comprendere i motivi razionali di questa scelta. L’unica spiegazione possibile è l’applicazione di un programma malthusiano di riduzione della popolazione in modo eugenetico, ossia eliminando (per primi) i più deboli. Eugenetica e malthusianesimo sono una parte fondamentale della mentalità moderna liberale che rifiuta la legge naturale, soprattutto nelle sue manifestazioni nelle vesti di legge morale e religiosa. La libertà liberale, infatti, è libertà dalla legge  naturale, cioè la libertà di fare ciò che la morale tradizionale non considera lecito. Il punto è che, tolta di mezzo la legge naturale, ciò che rimane è, semplicemente, la legge del più forte: homo homini lupus, secondo Hobbes; lotta per la sopravvivenza, secondo Darwin. Ecco perché, dal punto di vista liberale, è lecito eliminare le persone con sdD; e persone colpite da altre disabilità, gli anziani, i malati, i bambini non ancora nati; e poi i poveri, anche di spirito, i «non caucasici»... I deboli, insomma.

Si tratta, in altre parole, delle ricadute pratiche non di un complotto misterioso e segreto; ma di una ideologia ben precisa, che viene insegnata e studiata in modo acritico nelle scuole e che, spesso, è approvata (sebbene non nelle sue conseguenze) anche in ambienti cattolici. Il liberalismo, infatti, è visto come avversario del comunismo, quindi… il nemico del mio nemico è mio amico. 

O forse no?

Ricordiamoci quello che ha scritto C. S. Lewis in Il cristianesimo così com’è: «Il diavolo manda sempre nel mondo gli errori a coppie – a coppie di opposti. E ci spinge sempre a riflettere lungamente su quale sia il peggiore. Il perché è chiaro, no? Egli punta sulla nostra strenua avversione a un errore per attirarci a poco a poco nell’altro. Ma non lasciamoci turlupinare. Teniamo gli occhi fissi alla meta e tiriamo diritto scansando entrambi gli errori».

Non cerchiamo rifugio in un errore solo perché è moderno e, pensiamo, più utile per capire il mondo attuale; restiamo invece fedeli alla filosofia del Logos, alla filosofia dell’essere, alla filosofia di Aristotele e di Tommaso. Alle nostre radici. È l’unica filosofia che valorizza la ragione e le attribuisce la capacità di cogliere il bene e il male, la legge morale e religiosa, la legge naturale. È l’unica filosofia che ha, come effetto, quello di proteggere i più deboli. I quali hanno non solo una dignità intrinseca e naturale, ma uno scopo specifico nel grande ordine e nella meravigliosa armonia del creato. Anche i nostri fratelli con la sindrome di Down.

 

Fonte: NotiziePro Vita & Famiglia, n.94

 

 

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