18/02/2021 di Giuliano Guzzo

Per Saviano tutti gli uomini sono carnefici. Ecco perché generalizzare è sempre sbagliato

«Le donne hanno pagato un prezzo altissimo durante il lockdown, perché le ha costrette a una vicinanza continua con i propri carnefici». Così su Twitter, nelle scorse ore, lo scrittore Roberto Saviano ha tentato di esprimere solidarietà alle donne vittime di violenza domestica, senza accorgersi di aver in realtà fatto un clamoroso scivolone. Sì, perché quando si afferma che, ad aver «pagato un prezzo altissimo», non sono state «alcune» o «molte» donne ma «le» donne – nel senso più generale del termine -, si sta dicendo una cosa gravissima, e cioè che tutti gli uomini sono «carnefici». Il che non è solo falso, ma pure gravemente offensivo verso il genere maschile; e meraviglia che uno come Saviano, che essendo scrittore dovrebbe maneggiare le parole con particolare cura, sia incorso in una gaffe simile.

Purtroppo non è la prima volta, nel senso che la campagna di demonizzazione del maschio prosegue da tempo. Basti ricordare quanto disse nel febbraio 2018 l’allora presidente del Senato, Pietro Grasso, il quale, commentando i dati Istat sulla violenza sulle donne, ebbe ad affermare: «Siamo noi, noi uomini, a essere colpevoli. Non esistono giustificazioni, non esistono attenuanti, soprattutto non esistono eccezioni». Nel luglio 2015, era invece stata l’allora Ministro per le Riforme Costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, intervenendo all’Expo, a far capire che il maschio è uno che merita, in quanto tale, di essere educato o rieducato, non si è capito bene, in modo speciale.

«Spero un giorno di avere un figlio maschio», disse infatti la Boschi, «per insegnargli a rispettare le donne». Dunque Saviano non è il primo che generalizza. La sua uscita maldestra si inserisce in un filone purtroppo consolidato di demonizzazione del maschio. Una demonizzazione che, oltre ad essere iniqua, dimentica un altro aspetto fondamentale, e cioè che esiste pure – nella coppia – la violenza contro gli uomini. Lo possiamo affermare con sicurezza perché sono le stesse donne, ormai da alcuni anni, a scrivere di questo tema, esortando peraltro a farlo conoscere maggiormente.

Si pensi ad un libro della giornalista Carlotta Zavattiero, dove si riferisce di uomini che dalle partner si sono beccati «lancio di oggetti, pugni, schiaffi, calci, morsi e graffi» (Poveri padri, Ponte Alle Grazie 2012). Oppure si consideri un testo della criminologa Glenda Mancini (L’uomo vittima di una donna carnefice, Booksprint 2013), dove si svela quello che l’Istat non dice, a proposito appunto della violenza contro gli uomini. Ancora, in un libro dell’avvocato Maristella Paiar, si spiega che è sbagliato intendere la violenza di genere «soltanto in un’ottica che vede la donna nel ruolo di vittima e l’uomo nel ruolo di autore» (Femminicidio, Reverdito 2017).

Insomma, qualcuno dovrebbe dire a Saviano che il problema della violenza domestica è sì un problema serio ed urgente, ma non per le donne bensì per tutti coloro che ne sono vittime, maschi e femmine, e sia per mano di violenza fisica sia a seguito di violenza psicologica. Continuare a demonizzare il maschio quindi non serve a nulla, se non a perpetuare una certa visione femminista che, ancora una volta, sono le stesse donne a denunciare come ideologizzata.

Ne sa qualcosa Erin Pizzey, attivista e scrittrice britannica, una che del tema della difesa della donna può essere considerata una esperta dato che aprì il primo rifugio per donne vittime di violenza domestica del Regno Unito, nel lontano 1971. Ebbene, la Pizzey ha denunciato il femminismo come un movimento che «ovunque ha distorto il problema della violenza domestica per i propri fini politici e per riempirsi i portafogli […] Osservai le femministe costruire le loro fortezze di odio contro gli uomini, dove insegnavano alle donne che tutti gli uomini erano stupratori e bastardi». Che dire: il commento dell’attivista inglese è di certo molto duro. Ma, vedendo il tweet di Saviano, non si può certo dire, purtroppo, che non sia attuale.

 

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