23/02/2022 di Manuela Antonacci

Per la Cirinnà la priorità del Paese è mettere il dito tra “moglie” e “marito”

Ritorna a battagliare la senatrice Monica Cirinnà che, con il supporto delle associazioni Lgbtq+, è intenzionata a proporre un disegno di legge con il quale si intende superare e “migliorare” le unioni civili.

Attraverso tutta una serie di modifiche ad hoc del codice civile, infatti, si vorrebbe inserire “coniuge” al posto di "moglie" e "marito", in modo da eliminare ogni traccia di differenza sessuale, quella su cui l’istituto giuridico del matrimonio si basa, perché ovviamente lo scopo è quello di includervi ogni forma di coppia.

La legge del 2016 sulle unioni civili diventerebbe, dunque, roba già obsoleta. Una legge che già allora non incontrò il pieno entusiasmo delle associazioni LGBT per una serie di motivi: ad esempio nelle Unioni Civili non è contemplato l’obbligo di fedeltà previsto per il matrimonio. Non è prevista, inoltre, l’adozione o il ricorso alla fecondazione assistita, dettagli ovviamente per noi positivi ma che verrebbero meno in caso di matrimonio egualitario, aprendo dunque a pericolosi scenari per i più piccoli. Ad oggi, infatti, i bambini avuti durante l’unione civile sono considerati figli solamente del genitore biologico.

Altre modifiche che verrebbero apportate al codice civile sono: fare in modo che "i coniugi dello stesso sesso possano stabilire un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. Lo stesso cognome è conservato durante lo stato vedovile, fino a nuove nozze. Il coniuge aggiunge al proprio cognome quello comune, se diverso".

Insomma, modifiche linguistiche non da poco in quanto avrebbero ripercussioni molto concrete e quindi andrebbero a riformare il concetto stesso di matrimonio e del suo istituto giuridico.

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