01/04/2020

Per i radicali la priorità nel dopo Coronavirus sarà la cannabis

Se qualcuno ha ancora dubbi sul terribile, funesto e vero volto dell’ideologia radicale, glieli dissipiamo noi.

Ecco un recente post del 29 marzo (giorno del passaggio dall’ora solare all’ora legale) apparso sulla pagina Facebook di “+Europa”: “ORA LEGALE! Quando l’emergenza coronavirus sarà finita, dobbiamo ripartire da politiche di buon governo: ad esempio, legalizzare la cannabis. Più posti di lavoro, meno soldi alla mafia, più risorse per lo stato. #cannabislegale”.

Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere, perché è tutto vero. Analizziamo l’ultimo dei tre proclami finali del post: “Più posti di lavoro per tutti”, perché questo, più degli altri due slogan, la dice lunga sulla folle mentalità antiproibizionista con la sua pretesa di trasformare, attraverso la legalizzazione di un fatto di per sé letale per la società, in qualcosa, non solo di lecito dal punto di vista della legge ma anche dal punto di vista della morale, perché, si sa le leggi creano il costume. Per di più fingendo ipocritamente di ignorare gli effetti devastanti delle droghe leggere sul cervello e trasformando la squallida e immorale attività dello spaccio, in una sorta di servizio alla società, elevandola alla dignità di un lavoro.

E questa è solo la premessa scandalosamente grave di un messaggio che, di questi tempi, è quasi uno schiaffo in faccia. Siamo ancora nel pieno, infatti, di questa devastante onda pandemica e il pensiero dei radicali vola, non ai tantissimi morti e alle terribili sofferenze delle loro famiglie e al modo in cui, anche attraverso adeguate scelte politiche, alleviare il loro dolore e le loro difficoltà quotidiane, né alle conseguenze disastrose che il nostro paese rischia di subire dal punto di vista economico, ma a ben altre politiche di “buon governo”.

Strano, perché noi pensavamo che le emergenze dell’Italia non fossero quelle di fumare e spacciare gli spinelli, per ridursi come in Olanda, dove davanti ai cannabis shop, prima della loro chiusura, a causa del lockdown, si sono fatte file infinite per procurarsi la “dose” minima per tutto il lungo periodo di reclusione (come se le canne fossero un bene di prima necessità), ma magari il fatto che presto, a causa della disoccupazione e del crollo dell’economia, la gente non avrà da mangiare, né saprà come curarsi. Ma a quanto pare neanche la morte riesce a riportare i radicali con i piedi per terra, tanto che, di fronte alla prospettiva che il paese viva un disastro sanitario e piombi in uno stato di povertà tra i più terribili che abbia mai vissuto, la soluzione per i radicali qual è? Accendersi tutti una canna! Ennesima dimostrazione che il “fumo” dà alla testa!

 

di Manuela Antonacci

 

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