03/10/2026 di Salvatore Tropea

IA e pedocriminalità, l'allarme di Meter: vittime quasi quintuplicate in un anno

Allarme Meter: a settembre 2026 sono 592 i minori vittime di immagini sessuali create con l'IA, quasi 5 volte quelli del 2025. Basta una foto a scuola o sui social.

Una semplice fotografia scattata in classe o durante l'ora di educazione fisica, oppure pubblicata in una storia sui social. Basta questo, oggi, perché l'immagine di un bambino o di un adolescente venga trasformata dall'intelligenza artificiale in un contenuto sessualmente esplicito. È il quadro inquietante che emerge dall'ultimo monitoraggio dell'Associazione Meter, da anni in prima linea nella tutela dell'infanzia e nel contrasto alla pedofilia.

Vittime quintuplicate

I numeri parlano da soli. Nel solo mese di settembre 2026 sono stati individuati 592 minori coinvolti nella produzione di immagini manipolate attraverso strumenti di IA, con casi riconducibili all'Italia, al Messico, alla Spagna e agli Stati Uniti. Nello stesso periodo del 2025 i minori individuati erano stati "solo" 125: si tratta dunque di 467 casi in più, per un totale circa 4,7 volte superiore a quello di un anno fa. Il dato forse più sconvolgente riguarda l'origine di queste immagini. Il deepnude, infatti, non nasce necessariamente da materiale intimo prodotto dalla vittima. Al contrario, tra le fotografie utilizzate compaiono scatti realizzati nelle aule, nei bagni delle scuole e nelle palestre, oppure immagini pubblicate su profili social aperti. Momenti di vita quotidiana, apparentemente innocui, che vengono strappati al loro contesto e trasformati in qualcosa di mostruoso, senza che il minore abbia mai prodotto, autorizzato o condiviso quei contenuti.

Anche bambini piccolissimi

E non si tratta solo di adolescenti. Il monitoraggio di Meter ha fatto emergere anche bambini di tenera età, le cui immagini vengono manipolate e sessualizzate, e persino contenuti in cui non esiste affatto una foto di partenza: il minore viene creato da zero dall'intelligenza artificiale. «È una nuova frontiera della pedocriminalità», denuncia don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente di Meter, che definisce indicibile ciò che i tecnici dell'associazione si trovano a monitorare. Secondo il sacerdote, oltre alla violenza in sé, c'è un rischio ulteriore: la produzione di questi contenuti può alimentare la domanda di materiale pedopornografico reale, accrescendo l'interesse di chi cerca immagini di bambini e adolescenti vittime di abusi. Di Noto sottolinea inoltre che la possibilità di generare immagini completamente artificiali rende ancora più difficile risalire all'origine del contenuto, ampliando la portata della minaccia.

I social, complici

A complicare il quadro c'è la modalità di diffusione. Queste immagini, spiega il presidente di Meter, circolano anche attraverso piattaforme social che garantiscono un'estrema riservatezza, ostacolando sia l'interruzione della loro propagazione sia la rapida individuazione dei responsabili. A ciò si aggiunge il fatto che l'IA ha drasticamente abbassato le competenze tecniche necessarie per produrre manipolazioni realistiche, mentre la condivisione nel dark web e in altri ambienti digitali ne moltiplica la diffusione in tempi rapidissimi. Per Meter, insomma, siamo davanti a una nuova dimensione della violenza sessuale online contro i minori, che richiede una risposta su più fronti: responsabilità delle piattaforme, prevenzione, tutela delle vittime e una maggiore consapevolezza tra ragazzi, famiglie, comunità scolastiche e istituzioni. Una sfida che chiama in causa, prima di tutto, gli adulti, tenuti a proteggere i più piccoli.

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