12/04/2019

Pedofilia, Don Fortunato Di Noto: «Dobbiamo chiamare le cose col loro nome»

In seguito alla sempre più intensa collaborazione con l’associazione Meter onlus, testimoniata da ultimo nell’appello ai candidati alle elezioni europee a prendere pubblicamente posizione sulla piaga della pedofilia, Pro Vita & Famiglia è tornata a colloquio con il fondatore di Meter, don Fortunato Di Noto, per continuare la riflessione su questo tema ancora così inadeguatamente affrontato.

Don Fortunato, lei si occupa di abusi sui minori da tanti anni. Come ha avuto inizio la sua missione?

«Sono 30 anni che ci occupiamo di abusi e violenze sui minori. All’epoca c’era il totale oblio, direi quasi una mancata percezione di questo grave fenomeno che oggi è diventato, in certo senso, più visibile. Ciò che mi ha fatto cominciare è stata una certa sensibilità che ho sempre avuto, fin da ragazzo, nell’aiutare i bambini abbandonati cominciando dagli orfanotrofi. Poi c’è stato l’avvento di internet. All’inizio degli anni ’90 credo di essere stato tra i primi a entrare in contatto con materiale pedopornografico e relative denunce. È stato allora che mi sono trovato di fronte a una domanda: questo mondo nuovo della rete, “bellissimo”, carico di promesse, veicolava contenuti del genere. Potevo far finta di niente? Cominciò così questo percorso che mi portò, nel ’97, a far presentare in parlamento una mozione che fu votata all’unanimità – primo caso al mondo – a partire dalla quale il parlamento italiano iniziò a legiferare sul tema, con la legge 269/98».

Al Congresso di Verona lei ha posto l’accento sulla questione forse determinante: la pedofilia è un crimine, non una malattia. Eppure oggi siamo abituati a giudicare come “orientamento”, quasi fosse un’inclinazione naturale, qualunque forma di sessualità che devia dal binomio uomo-donna. Possiamo considerare già questo come punto di partenza per la normalizzazione?

«Di fatto oggi, più di ieri, c’è un’onda enorme del tentativo di normalizzazione della pedofilia come orientamento sessuale, come preferenza degli adulti nei confronti di bambini (pensiamo che qualcuno ha coniato una nuova espressione, quella di “;adulti attratti dai minori”)… Colgo l’occasione, a questo proposito, per citare il discorso appena pubblicato, sul tema della pedofilia, di Benedetto XVI il quale dice che nella fisionomia della Rivoluzione del Sessantotto – testuali parole – rientra anche il fatto che “la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente”. È il relativismo che ha permesso di dire che in fondo in fondo “l’amore” tra adulti e bambini è una cosa positiva».

Ha anche denunciato che per la politica questa lotta non è una priorità. Perché secondo lei?

«La politica è sorda di fronte a questi gravissimi problemi. Mi limito a fare un esempio: dopo che l’associazione Meter ha denunciato, nel novembre scorso, un portale tedesco dove sono allocati 60 video di neonati – neonati – violentemente stuprati, che cosa dovrebbe accadere? Dinanzi a un orrore del genere sono davvero io che devo convincere qualcuno a intervenire? La politica è fatta per il bene comune e il bene dei deboli e dei piccoli in primis, eppure spesso assistiamo a un uso distorto della politica: pensiamo al garantismo e alla tutela della privacy spinti all’estremo. Si tratta di valori da tutelare, ma di certo non nel momento in cui ne va di un’indagine su dei sospetti criminali».

Sappiamo che c’è oggi una giornata dell’orgoglio pedofilo con raccolte fondi per sostenere la causa della normalizzazione. Di fronte a simili enormità i governi avrebbero dovuto già da tempo intervenire. Non crede che anche solo il fatto di essere in ritardo tradisca una sorta di cecità intellettuale/morale prima ancora che politica?

«Io dico di più. In Europa ci sono 20 milioni di minori abusati, milioni di video e foto pedopornografici in circolazione, e continue denunce che noi stessi inoltriamo alla polizia non solo italiana, e non assistiamo a una sola operazione rilevante contro questo fenomeno. A questo punto io mi preoccupo. Tutto questo non interessa minimamente. Qui il problema non è il mancato inasprimento delle leggi esistenti, quanto la mancata applicazione delle stesse, o quantomeno un mancato coordinamento per garantirne l’attuazione. Tutto ciò deriva anche, inevitabile pensarlo, da una mediocrità culturale che c’è alla base di certa politica».

Abbiamo avuto una classe politica cattolica che per decenni ha ceduto ai mali proposti dalla rivoluzione: divorzio, aborto, fecondazione artificiale… Possiamo dire che è con questi cedimenti progressivi che si è arrivati ad abbassare la guardia anche sulla pedofilia?

«È vero che non abbiamo più saputo chiamare le cose con il loro nome. Il male è male; e il vero antidoto del male nasce dall’accoglienza dell’amore di Dio. Diversamente non si riesce più a capire che determinate situazioni portano alla deriva morale, esistenziale e familiare, magari sbandierando un cosiddetto “diritto”: oggi l’utero in affitto è diventato un diritto; un bambino è diventato un diritto, tanto basta “che c’è l’amore”. Ma l’uomo non è un animale, è provvisto di ragione e mai come in questi casi dovrebbe agire con “ragionevolezza”. Pensiamo ad esempio alla notizia recentissima della bambina nata grazie alla nonna che ha prestato il proprio utero al figlio che ha inseminato l’ovulo della sorella del “compagno”: io chiedo, ma una bambina nata così non ha già subìto un abuso? Se c’è oggi questa deriva più di ieri, è segno che qualcosa abbiamo perso. Abbiamo perso Dio».

Vincenzo Gubitosi

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