19/02/2016

Parto cesareo: una conquista o un business rischioso?

Il parto cesareo è sempre più diffuso nel nostro Paese, spesso a fronte di una scarsa valutazione dei rischi – per la mamma e per il nascituro – che comporta ricorrere al bisturi per far nascere i bambini.

Come ha messo in luce un articolo sul tema apparso sul quotidiano torinese La Stampa infatti, negli ultimi anni in Italia sono state ben il 25% delle donne partorienti a “scegliere” il parto cesareo, ovvero una donna su 4.

E’ ovvio che la donna “sceglie” su consiglio del ginecologo: di norma non è lei a “volere” il cesareo...

Questa media italiana, come sottolinea il quotidiano, risulta essere però una vera e propria anomalia. Infatti secondo i dati internazionali, in un paese con adeguata assistenza sanitaria, il numero dei parti cesarei non dovrebbe superare il 15% del totale. In alcune regioni del nostro Paese, invece, come la Campania, le donne che scelgono di fare il cesareo sono addirittura il 60%: più della metà.

Questo a dispetto del fatto che il dolore del parto oggi possa essere controllato (si veda, ad esempio, la partoanalgesia) e del fatto che molte donne descrivono questa esperienza come la più grande della propria vita, ben al al di là del dolore che viene presto dimenticato...

Quello del cesareo, sottolinea La Stampa, a volte diventa infatti un vero e proprio business, che va contro gli stessi interessi della salute della donna. Più di un articolo aveva infatti denunciato come la gran parte dei primi parti cesarei fosse inutile, stando alle cartelle cliniche delle gestanti, ma venivano fatti per incassare tariffe doppie dal Servizio Sanitario Nazionale. E’ semplicemente questo il motivo per cui spesso si procede con i parti cesarei anche quando non c’è nessun rischio per la donna e per il bambino a procedere con il parto naturale. In sostanza, per fini economici si mettono in atto comportamenti “opportunistici” e oltretutto, cosa ancora più grave, irrispettosi della salute della donna e del bambino. Senza considerare inoltre che, quando il primo parto è un cesareo, anche le successive nascite devono avvenire con il bisturi, con buona pace delle casse delle Asl.

Il parto cesareo, “come qualsiasi intervento chirurgico, aumenta i rischi per la donna, tanto più se non ci sono valide ragioni per evitare di partorire per via naturale”, spiega Serena Donati, responsabile del reparto Salute della donna e dell’età evolutiva dell’Istituto Superiore di Sanità e citata dal quotidiano torinese.

Ma non solo. Oltre ai rischi per la donna ci sono degli aspetti negativi anche per i piccoli neonati. Il corpo della madre, infatti, è necessario al bambino in tutti i momenti della gestazione, fino all’ultimo minuto in cui il bambino viene alla luce e si stacca da esso. Studi medici hanno dimostrato che il microbiota con cui il bambino viene “avvolto” mentre attraversa la vagina della madre per venire alla luce, lo proteggerà per tutta la vita contro il rischio di asma, celiachia e diabete di tipo 1. Al contrario, i bambini venuti al mondo con il parto cesareo non godono di questa prima protezione e immunità, e di conseguenza saranno più esposti dei loro ‘colleghi’ nati con il parto naturale a questo tipo di patologie.

Inoltre, il massaggio che subisce tutto il corpo del bambino nell’attraversare la strettoia del canale vaginale provoca dei benefici importanti al sistema nervoso e muscolare che col parto cesareo vengono a mancare.

Il buon senso, oltre che gli esperti, invitano quindi l’Italia a rientrare nei ranghi e a dare priorità alla salute di mamme e bambini, scegliendo sempre il parto naturale quando le condizione di salute della gestante e del nascituro lo consentano. Un’eventualità, questa, che ci permetterà inoltre di risparmiare centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici.

Anastasia Filippi

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