12/05/2021 di Manuela Antonacci

Paritarie e Decreto Sostegni. Suor Alfieri: «Entrare nell’ottica della corresponsabilità»

Nel decreto Sostegni, passato in commissione Bilancio e Finanze del Senato, ma ancora in attesa di definitiva approvazione, non sono stati previsti finanziamenti per le scuole paritarie.

Una decisione che ha generato indignazione dalle associazioni di scuole cattoliche, che in un recente comunicato, hanno parlato di «nuova discriminazione» per le scuole paritarie. Abbiamo voluto raccogliere anche il parere di suor Anna Monia Alfieri, referente scuola per l’Unione dei Superiori Maggiori d’Italia che tanto si sta battendo per implementare il sistema delle scuole paritarie.

 

Cosa ne pensa del mancato stanziamento di fondi per le scuole paritarie?

«In realtà io credo che ci siamo rimasti tutti male, in primis il Ministro. Io ho ascoltato la conferenza e le varie audizioni, ho chiaramente sentito parlare il Ministro di “povertà educativa”, di deprivazione. A mio avviso, però, ora non è più un problema ideologico. In Italia è ampiamente superato, non è più un problema di scuole statali e scuole paritarie. Il continuare a dirlo, a mio avviso, è ingeneroso verso il cammino che la storia ha fatto ed è assolutamente non corrispondente alla realtà. Sia chiaro e andrebbe scritto a lettere cubitali, l’Italia, dopo il covid, ha superato ampiamente l’ideologia e mi rifiuto di continuare a ridurlo ad un momento di discriminazione della scuola paritaria. No, non è più così. Sia chiaro a chi è favorevole e chi è contrario. In Italia, oramai, l’ideologia è stata superata, la scuola pubblica statale e paritaria, entrambe servono al Paese, abbiamo un governo che si definisce “europeista”, abbiamo un premier Draghi che si definisce europeista, abbiamo un ministro dell’Istruzione che si rifiuta ampiamente di parlare di scuole statali e paritarie, perché lui venendo dall’Emilia Romagna, un Paese che, dopo il terremoto ha riaperto la scuola statale e paritaria, per lui esiste solo la scuola. Insistere in questa direzione, perciò, è sbagliato, perché ci fa perdere un sacco di tempo».

Dunque, se non è questione di contrapposizione ideologica, tra statali e paritarie, di cosa c’è bisogno?

«La gente ha bisogno di punti chiari: in Italia è cambiato lo scenario. Non è più un problema di discriminazione di scuola paritarie. Chiunque continua a parlarne non fa altro che perdere tempo e distogliere l’attenzione dal cuore del problema e bruciare un cammino culturale che abbiamo compiuto. Detto questo passiamo oltre. Il decreto sostegni è arrivato lì, in fretta e furia, senza le coperture, anche per la scuola statale, non hanno erogato tanti denari, quindi, evidentemente, il decreto sostegni è un’occasione persa che ha deluso tutti: ha deluso il Ministro, ha deluso i parlamentari, però, a questo punto, qual è la soluzione? La soluzione è prendere atto che è cambiato lo scenario: non è più il momento di chiedere soldi per sé. Quanto prima la scuola paritaria se ne rende conto e il mondo associativo se ne rende conto, tanto più e prima salverà il pluralismo educativo. Da anni abbiamo detto che la scuola paritaria non può chiedere soldi per sé, perché abbiamo le contrarietà, anche di opportunità, considerata la crisi. Una scuola paritaria che va a chiedere indiscriminatamente soldi, suona male. Allora, su cosa bisogna concentrarsi? Su quello che abbiamo detto da anni: è la famiglia, sono i genitori che hanno diritto a poter scegliere, tra una scuola statale di qualità e una scuola paritaria di qualità. È ai genitori che va garantita la libertà economica, di riflesso, avremo il pluralismo scolastico. È ai genitori più poveri che in queste ore di covid va garantito il diritto all’istruzione dei figli. Perché se non fosse chiaro, qui è cambiato lo scenario. Noi abbiamo gravemente compromesso il diritto all’istruzione di centinaia di studenti, per i quali la scuola non ripartirà più. Se sono 160.000 i ragazzi fuoriusciti dal sistema scolastico italiano, come “Tuttoscuola” aveva anticipato, è evidente che il vero problema è che noi abbiamo un rischio che si chiama “povertà educativa” e   “catastrofe educativa”, con un divario tra il nord e il sud. Allora, che si fa? Le associazioni e tutti coloro che hanno a cuore di scongiurare la catastrofe educativa, in queste ore, devono rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare seriamente. Che cosa vuol dire? Guardare alle tre grosse prospettive che si sono aperte davanti ai nostri occhi e di cui non si parla e mi chiedo il perché, ovvero i “patti di comunità”. Allora, il Ministro ha stanziato 320 milioni di euro per i Pon, fondi europei ai quali la scuola paritaria non aveva mai avuto la possibilità di accedere. Questi fondi europei sono fondamentali per la scuola paritaria? Certo! Perché non sono soldi che arrivano a pioggia dall’alto, sono soldi che ti devi meritare, per scongiurare la povertà educativa. Nel sud noi stiamo riconsegnando i ragazzi alla mafia e alla camorra: 11.000 i ragazzi fuoriusciti dal sistema scolastico, il 27% degli abbandoni scolastici, in Calabria, contro il 10% europeo. Certamente io lo so da gestore di scuola paritaria, che è un lavoro in più, perché devi fare il progetto, devi ottenere i fondi, devi lavorare e sei stanco, però, questo è lo scenario nuovo. Allora, se la scuola paritaria, davvero ha a cuore il diritto di apprendere dello studente più povero, davvero, come di fatto è, non è una scuola per i ricchi, davvero come di fatto, è una scuola che è nata per tenere unito il paese e scongiurare le disparità tra il nord e sud del mondo, allora è ora di mettersi in campo! Io non sento tanti giornali, né comunicati stampa che ne parlano, perché se questa occasione la perdiamo, la perdiamo per sempre, ma non per la scuola paritaria ma perché perdiamo i ragazzi e andremo a dare man forte a chi ritiene che noi siamo quelli che voglio semplicemente i soldi. Altra cosa importante che voglio dire, in queste ore in cui sono impegnata in un grosso convegno, il Forum Virtuale Women4Women, il prossimo 12 maggio, con la dottoressa Ornella Barra, la quinta donna più potente al mondo, che è scesa in campo proprio per parlare con me di queste cose».

Torniamo un attimo ai patti di comunità…

«Riguardo i patti di comunità: l’anno scorso, insieme a 70 associazioni, abbiamo chiesto al governo di allora di coinvolgere nei patti di comunità le scuole paritarie. Siamo scesi in piazza. Orbene, il ministro fa una circolare in cui dice che nei patti di comunità sono coinvolte anche le paritarie, ciò vuol dire che, concretamente, oggi, una scuola paritaria, chiama il Comune, poi chiama la chiesa locale, poi chiama le istituzioni locali e può fare un patto di comunità per scongiurare la povertà educativa, la deprivazione culturale e colmare gap educativi enormi nei mesi estivi. Ma Lei quanto vede che ne stiamo parlando? Allora capisce che noi ci dispiace perché è un’occasione persa, ma anche se ci avessero dato qualcosa, il fondo che era stanziato sono 20 milioni. Quanti sono 20 milioni divisi 900.000 alunni? Una miseria. Ma noi possiamo continuare a vivere delle briciole? Io per anni ho sostenuto e continuo a sostenere il costo standard che vuol dire dare 5000 euro alle famiglie per scegliere liberamente. Ma questi 5000 euro non possono venire, da Roma, dall’alto. Bisogna che noi scuole paritarie, famiglie e comunità locali, ci mettiamo in campo con la terza opportunità che si chiama “compartecipazione” che vuol dire che, a questo plafon, devono compartecipare tutti. E chi sono “tutti”? Il Ministro ha stanziato 500 milioni di euro (500 euro per alunno), 113 milioni (8 euro a testa) per i disabili, le Regioni più virtuose come la Lombardia, il Piemonte ecc. si sono attivate con la “dote scuola”, lo facciano anche le altre Regioni. Idem per i Comuni, con il decreto 0-6 anni della Fedeli stanziano qualche altra somma di denaro per l’infanzia, scenda in campo anche la Chiesa, con le borse di studio che tanto hanno aiutato nel 2020, per aiutare nel 2021, cioè tutta questa compartecipazione va attivata. I pon e i patti di comunità, rappresentano anch’essi quella compartecipazione che economicamente potrà dare quella somma alle famiglie, secondo potrà scongiurare la catastrofe educativa, terzo potrà dire quanti di noi credono veramente alla libertà di scelta e al pluralismo educativo, quando scenderanno in campo loro. Perché vede, Draghi, ha fatto un’operazione che, se stessimo giocando a scacchi, potremmo dire che ora tocca a noi la mossa, sennò è scacco matto, da chi è contrario. Il governo ci sta facendo capire che non ci danno l’elemosina dal cielo, anche noi dobbiamo maturare quel senso di corresponsabilità, ciascuno di noi deve contribuire. Scendiamo in campo tutti. Da certi comunicati stampa, invece, mi accorgo che noi, ancora una volta, non abbiamo preso contezza della realtà: non ci sarà più il tempo che da Roma arriveranno i fondi, ci sarà il tempo che ci giochiamo come abbiamo chiesto. Se la scuola paritaria scende in campo, in queste ore per i patti di comunità allora ottiene. È come se io vedessi che, nel futuro, non ci saranno più i contributi statale e paritaria, ma l’intraprendenza della singola scuola statale e paritaria che, scendendo in campo, si conquisterà la libertà per i suoi studenti e questa si chiama “corresponsabilità” e noi questi modelli ce li abbiamo, ad esempio in Emilia Romagna. Questo non è momento di metterci pro e contro il singolo, anche perché al governo, abbiamo tutta la classe politica, non c’è più Destra e Sinistra. I genitori devono sapere che se le associazioni dei genitori, quelle dei docenti, quelle dei gestori, la Chiesa e le istituzioni locali, pubbliche, private, centrali, tutte, non scendono in campo, in queste ore, per i patti di comunità, perderanno».

 

 

 

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