Lo scorso dicembre, durante la 59ª e la 60ª riunione plenaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la bozza di risoluzione A/80/L.25 – “Rafforzamento del coordinamento degli aiuti umanitari di emergenza delle Nazioni Unite” (la tradizionale “omnibus” umanitaria) – è stata ritirata in aula dopo che erano stati presentati e mantenuti diversi emendamenti, tra cui quelli degli Stati Uniti, affinché fossero eliminate espressioni tipiche della propaganda ideologica, come i riferimenti alla cosiddetta “salute riproduttiva”. Questa risoluzione veniva normalmente adottata ogni anno da oltre tre decenni: ben 33 anni.
Gli emendamenti
La documentazione ufficiale ONU indica che gli Stati Uniti hanno presentato quattro emendamenti alla bozza A/80/L.25, identificati con le sigle A/80/L.30, A/80/L.31, A/80/L.32, A/80/L.33. Nel merito, due emendamenti risultano particolarmente significativi perché chiariscono il cuore del confronto: i contenuti ideologici. Con l’emendamento A/80/L.30, la delegazione statunitense ha proposto di eliminare alcuni passaggi della bozza che richiamano esplicitamente le posizioni climatiste estreme, cancellando riferimenti a “adattamento e mitigazione climatica” e agli “effetti negativi dei cambiamenti climatici” all’interno della risoluzione umanitaria. Ancora più netto è l’emendamento A/80/L.33, che ha proposto un nuovo paragrafo dove si afferma, testualmente, che “non esiste un diritto internazionale all’aborto”. L’emendamento collega poi il tema alla salute materna, orientando l’approccio verso prevenzione, assistenza e sostegni alternativi, anziché verso la normalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza come preteso “diritto”. Nel dibattito non sono stati gli Stati Uniti gli unici ad aver presentato modifiche. La stessa documentazione e copertura ONU registra infatti emendamenti di altri Stati, inclusa la Federazione Russa, che ha proposto inserimenti legati anche al tema delle misure coercitive unilaterali e al loro impatto sulle condizioni umanitarie e sui più vulnerabili.
Bozza ritirata
Dopo l’introduzione degli emendamenti, la delegazione della Svezia – che guidava il testo – ha ritirato l’intero documento A/80/L.25 dichiarando di farlo per tutelare gli interessi delle centinaia di milioni di persone per le quali il documento era stato presentato, auspicando un esito migliore se si fosse raggiunto un accordo complessivo. È proprio qui che emerge il punto politico più sensibile: quando dentro risoluzioni nate per gestire soccorsi, emergenze e coordinamento entrano formule e cornici ideologiche che sono in realtà veicoli per la creazione di “nuovi diritti”, cioè di fasulli diritti umani, il rischio è che salti l’intero impianto del consenso e si blocchino anche strumenti che dovrebbero restare concentrati sull’emergenza.
Il richiamo del Paraguay per la tutela della vita
In questo quadro balza all’attenzione anche la linea di diversi Paesi che rivendicano la sovranità nazionale sulle materie etiche e giuridiche, a partire dalla difesa della vita. Il Paraguay, ad esempio, ha in Costituzione un principio esplicito: “la protezione della vita è garantita, in generale, dal concepimento”. Un richiamo che, nelle sedi internazionali, pesa quando si tenta di far passare dentro testi “tecnici” o “umanitari” formule ambigue capaci di aprire la strada all’aborto come preteso diritto.