28/03/2018

Onu: il diritto all’eugenetica è uno dei diritti umani

Se non lo avete visto, potete cliccare qui, per ascoltare il messaggio di Charlotte Fien, una  giovane donna con sindrome di Down, che ha coraggiosamente risposto a Ben Achour, un esperto del Comitato per i diritti umani dell’Onu che raccomandava di evitare la nascita di persone come Charlotte.

Giudicando il valore della vita degli altri, l’esperto dell’Onu voleva che fosse ricompreso tra i diritti umani il diritto alla selezione eugenetica della razza umana, in nome del diritto alla vita.

Il messaggio di Charlotte Fien ha commosso  migliaia di persone in tutto il mondo, e Ben Achour sul suo blog ha risposto confermando il suo impegno per il diritto alla soppressione prenatale dei bambini disabili, dicendo che lui è contrario all’eugenetica: forse non si rende conto della contraddizione di fondo, nelle sue affermazioni .

Non solo, egli ritiene che le persone impegnate nel rispetto della vita di ogni essere umano, indipendentemente dallo stato di salute, siano “ostili ai diritti umani”, contro il progresso scientifico.

Dobbiamo allora rispondergli, perché  davvero qui si tratta della “cultura della morte“: la cultura materialista ed eugenetica respinta nel 1948, dopo i crimini nazisti, dai redattori della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, quando l’Onu proclamò la dignità intrinseca di ogni persona, indipendentemente dalla sua razza o stato di salute. Non hanno mai detto  che la vita e la dignità umana iniziano solo alla nascita! Al contrario, gli estensori della DUDU si sono opposti a qualsiasi eccezione  al diritto alla vita per consentire la “prevenzione della nascita di bambini con handicap mentali” e di bambini “i cui genitori soffrono di malattie mentali” (v. Proposta del gruppo di lavoro della Commissione sullo status delle donne, Travaux préparatoires, E / CN.4 / SR.35, p. 1266).

La posizione di Ben Achour e di altri membri del Comitato Onu è ancora più estrema: non si contentano neanche che gli Stati decidano autonomamente la legalizzazione dell’eugenetica prenatale, ma vogliono che divenga  un nuovo obbligo sancito dal diritto internazionale.

Per l’ECLJ, il vero progresso nei diritti umani non consiste nell’eliminazione dei più deboli, ma nel miglioramento della loro accoglienza da parte della società, ricordando che la nostra umanità non può essere ridotta al nostro stato di salute.

Attendiamo con impazienza il giorno in cui il Comitato per i diritti umani dell’Onu si impegnerà in questo.

Ci consola il fatto che  un altro comitato Onu, il Comitato per i diritti delle persone con disabilità, affermi che “Le leggi che autorizzano esplicitamente l’aborto per menomazione violano la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità” e che “perpetuano nozioni di stereotipizzazione della disabilità come incompatibile con una buona vita. “

L’eliminazione del debole è la soluzione più facile per il  forte. Potremmo essere tentati di vederlo come un progresso dell’umanità, pensando così che ci liberiamo dall’imperfezione. Ma questa soluzione brutale è più animale che umana.

A questa concezione materialistica dell’umanità, deve essere inesorabilmente risposto che la specificità e la nobiltà dell’umanità è proprio quella di essere in grado di superare questa natura animale per mezzo dell’amore piuttosto che della crudeltà.

Gregor Puppinck

(Traduzione a cura della Redazione)

 


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