Omosessualismo in Senato: ddl contro le terapie riparative

L’omosessualismo – lo dice la parola stessa – è un’ideologia, l’ideologia della lobby LGBT. Non è necessariamente l’ideologia delle persone omosessuali: queste nella maggior parte dei casi sono persone ragionevoli e razionali. Quelli accecati dall’ideologia, invece,  vanno poco d’accordo sia con la realtà, sia con la libertà ( a prescindere dai loro gusti sessuali).

Lo dimostra molto bene il disegno di legge (che riprendiamo da Osservatorio Gender) presentato lo scorso 17 maggio dal senatore Pd Sergio Lo Giudice (nella foto sopra), già noto acquirente di un “figlio”, dopo aver preso un utero in affitto, e per questo grande fautore delle unioni civili. 

Su L’Espresso leggiamo un concentrato di menzogne, banalità e luoghi comuni che ci fanno capire molto bene quale sia il clima che si respira sul tema dell’omosessualità: un clima di censura, oscurantismo e repressione.

In pratica Lo Giudice propone tre articoli per mettere al bando in Italia le “teorie riparative”, ovvero la psicoterapia a servizio di chi si sente a disagio con il proprio orientamento omosessuale e vuole cercare di venirne fuori. Ovviamente sotto attacco non sono solo quelle scuole psicologiche (poche in verità, come quella di Joseph Nicolosi) secondo cui dall’omosessualità si può uscire, ma anche quelle associazioni cattoliche, come Courage, che meritoriamente propongono, a quanti lo desiderano, un cammino di conversione e di santità incentrato sulla castità. Per  non parlare dei corsi di spiritualità, volti a riscoprire la verità su se stessi, a prescindere dall’orientamento sessuale, come quelli organizzati dal Gruppo Lot, fondato da Luca Di Tolve.

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Questi signori, a confronto con gli LGBT, erano dei principianti

Quello che Lo Giudice e L’Espresso non dicono, infatti, è che nessuno obbliga i gay a “curarsi”. La “terapia” – che tecnicamente non è neanche una vera terapia, cioè non è una cura, in senso tradizionale, è e deve essere una libera scelta dei singoli, di quanti lo vogliono. Impedire a qualcuno per legge di curarsi o di cambiare stile di vita è una vergogna. E oltretutto è una grave violazione della libertà di esercizio della professione di psicologi e psicoterapeuti. Insomma, se un paziente chiede di essere aiutato a riscoprire, ad esempio, la propria mascolinità, lo specialista disposto a prendersi cura di lui rischia multe e carcere. Possibile che nessuno si renda conto della gravità del ddl in questione?

Ma sappiamo bene che ai gruppi LGBT interessa solo far trionfare l’omosessualismo, e non gli interessi (veri) delle persone con tendenze omosessuali.

Oltretutto, come dimostra, tanto per citare un caso, la storia di Luca Di Tolve, questi aiuti psicoterapeutici si sono rivelati molto utili, se non per recuperare l’eterosessualità, almeno per vivere meglio. Perché non è affatto vero che sono le terapie riparative a indurre al suicidio. Caso mai tutti i dati, non ideologicamente manipolati dall’omosessualismo imperante nel mondo, dimostrano che anche nei luoghi in cui l’omosessualità è tollerata ed accettata, il tasso di suicidi dei gay è sempre molto alto.

Del resto, se è vero che l’omosessualità non è più considerata una malattia, questo lo si deve ad una precisa scelta politica e ideologica sulla spinta della lobby LGBT, come ha rivelato, tra gli altri, uno dei medici che votò a favore della derubricazione dal Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali, Leo Spitzer.

Abbiamo allora l’ennesima riprova che il totalitarismo arcobaleno non è una minaccia futura, ma una attuale realtà. Anche per questo resistere ed opporsi a questa vera e propria folle violenza ideologica è un obbligo morale. Se questo Parlamento, con questo Governo acquistano lo strapotere che gli sarà concesso dalla riforma istituzionale di Renzi, anche questo ddl sarà presto legge, senza colpo ferire. Bisogna impedirlo. E tutto quanto può essere utile a mettere i bastoni fra le ruote o a fermare questa macchina mortifera e folle, come il NO al referendum costituzionale di ottobre, è bene accetto.

Redazione


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