20/10/2021 di Giuliano Guzzo

Nuovo Ddl. Animali ed ambiente nella Costituzione. E il concepito?

Grande giubilo, nei giorni scorsi, per l’approvazione di una proposta di legge costituzionale volta ad inserire nella nostra Carta due solenni tutele: quella degli animali e quella dell’ambiente. Il testo approvato impegna infatti la Repubblica italiana alla «tutela» di «ambiente, biodiversità ed ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni», stabilendo altresì per lo Stato il compito di disciplinare «i modi e le forme di tutela degli animali».

Come prevedibile, questo atto legislativo ha allietato gli animi di molti. Per esempio, l’ex Ministro all’Istruzione Lucia Azzolina, ha condiviso la sua gioia sui social scrivendo che «finalmente è stata conferita dignità costituzionale ai nostri cari amici animali. Possiamo esserne tutti felici». «Si è anche dato un segnale importante alle giovani generazioni», ha aggiunto, spiegando che la «Terra non è una nostra proprietà privata, appartiene a tutti e va rispettata» e che «poche parole nuove nella Costituzione hanno aperto la strada ad un modello culturale nuovo».

Che dire, non si può che sposare l’intenzione di proteggere maggiormente il Creato e di rafforzare la tutela degli animali da abusi e maltrattamenti. La causa in sé non ha nulla di riprovevole, anzi. Però, come si suol dire, c’è un però: e il concepito? Che ne è del nascituro? Perché va benissimo – lo si ripete, a scanso di equivoci, una seconda volta – un impegno ambientalista e animalista, tuttavia non ci si può dimenticare che, se di vita vogliamo parlare, quella più indifesa è bistrattata, e non da oggi, è una: quella dell’essere umano nel grembo materno.

In realtà, la questione non riguarda neppure solo il concepito, ma l’uomo in generale. Torna in mente, su questo, quanto ebbe a dire, nel maggio 2016, Papa Francesco, criticando apertamente «chi ama cani e gatti e ignora le sofferenze dei vicini». In effetti, la storia è costellata di esempi di un animalismo privo o comunque scarso di compassione umana. Nei tempi antichi, per esempio, non risulta che il filosofo Plutarco abbia mai avuto da ridire sulla schiavitù – pratica certo non rispettosa della dignità umana e a suoi tempi diffusissima – mentre invece tuonò senza pietà contro i cittadini facoltosi, colpevoli di mangiare carne animale: «Che crudeltà! E’ terribile vedere imbandite le mense dei ricchi, che usano i cuochi, professionisti o semplici cucinieri, come acconciatori di cadaveri».

Lo stesso Friedrich Nietzsche, per passare a epoche meno remote e più vicine alla nostra, una volta ebbe – com’è noto – pietà per le pene d’un cavallo, ma non pare coltivasse grande simpatia per gli umani poco prestanti: «I deboli e in malriusciti devono perire, questo è il principio del nostro amore gli uomini […] Che cos’è più dannoso di qualsiasi vizio? Agire pietosamente verso tutti i malriusciti e i deboli». Tra gli amanti degli animali, venendo ai nostri anni, si segnala anche José Luis Zapatero, durante il cui governo il Parlamento spagnolo, il 25 giugno 2008, approvò Gran Simios, un progetto con cui s’è deciso che i grandi primati – oranghi, gorilla, scimpanzé – hanno alcuni diritti umani.

All’attenzione verso gli animali, pure in questo caso, non è però seguita quella verso l’uomo, se si considera la parallela entrata in vigore – sotto Zapatero – di una nuova legge che ha consentito alle donne di età superiore ai 16 anni l’aborto entro le prime 14 settimane di gestazione senza l’obbligo di motivare in alcun modo la scelta.

Ecco che allora, alla luce di simili precedenti, vien spontaneo temere che anche la svolta legislativa green, per così dire, della Costituzione italiana, possa essere accompagnata non solo da scarsa attenzione verso l’uomo, ma addirittura da disprezzo nei confronti del nascituro, per abortire il quale i metodi chimici, grazie a pillole e preparati, vanno proprio in questi anni moltiplicandosi. Il che, oltre che paradossale e ingiusto, risulta anche grottesco dal momento che sono proprio i bambini di oggi coloro i quali saranno, domani, chiamati a prendersi cura dell’ambiente e degli animali. E se non loro, infatti, chi?

Sarebbe bello condividere questo interrogativo con gli ideologi di certo ambientalismo estremo. Chissà che costoro non riescano a comprendere la natura contraddittoria di tante loro battaglie. Mai dire mai.

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