01/10/2018

Natalità, parla Perucchietti: «Cos’è il denatalismo e chi lo vuole»

La famiglia deve sparire? La popolazione deve diminuire? Enrica Perucchietti, giornalista e scrittrice di successo lo ha scritto in “Governo Globale” e lo ripete a Pro Vita in quest’intervista: «La comunità mondiale organizzata che conduce e assicura il proprio progresso, esige quale condizione principale un controllo deliberato della popolazione», come il Malthusianesimo impone. Il suo ultimo libro parla d’altronde proprio di fake news e con lei ne affrontiamo una delle più grosse, che nasce dal voler costruire un nuovo ordine mondiale partendo dal crollo delle nascite. A questa tendenza si oppone anche il governo, con il nuovo pacchetto del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, che mira a invertire la rotta.

Malthusianesimo contro crescita demografica. Enrica Perucchietti, le culle vuote le detta il mondialismo?

«Il neo malthusianesimo è uno dei temi cardini dell’ideologia mondialista, come spiegavamo con Marletta in Governo Globale (Arianna Editrice). Il neomalthusianesimo riprende le teorie del pastore anglicano Thomas Malthus, membro di spicco della Royal Society e autore di quel An essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society (Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società) a cui si rifanno, ancor oggi, tutti i teorici del denatalismo (l’ideologia alla base di questo pensiero, ndr) e della necessità di contenere o ridurre la popolazione mondiale. Secondo Malthus, infatti,  poiché la popolazione tenderebbe a crescere in progressione geometrica, quindi più velocemente della disponibilità di alimenti, che crescono invece in progressione aritmetica, bisognerebbe fare di tutto per evitare il moltiplicarsi della popolazione stessa, soprattutto, della sua parte più povera. A questo scopo, secondo Malthus, andavano rimossi quei “sussidi per i meno abbienti” (noti fin dal Medioevo britannico come Poor Laws) per evitare che le famiglie fossero invogliate a riprodursi eccessivamente, e mantenere i salari ad un livello minimo di sussistenza.

Da pastore anglicano Malthus vedeva nella castità e nella continenza il rimedio più accettabile per ridurre la popolazione, ma da “scienziato” non negava che i mezzi attraverso i quali tale limitazione si attuava in natura o nelle società erano di carattere repressivo (epidemie, guerre, carestie, ecc.) o preventivo (mediante la diffusione di tutti quei comportamenti, tra cui l’adulterio, la sodomia, ecc.) che causano una diminuzione delle nascite.

Il malthusianesimo è l’antenato più o meno diretto di quei veri e propri dogmi del pensiero mondialista che saranno il denatalismo, il darwinismo sociale e l’eugenetica, che si sarebbero affermati all’inizio dello scorso secolo.

Proprio negli anni Venti del Novecento, un altro pensatore mondialista, amico e collaboratore di Julian Sorel Huxley (cofondatore e primo direttore dell’Unesco), dichiarava la necessità di una radicale riduzione delle nascite nell’ottica della costruzione di un nuovo ordine mondiale. Mi riferisco al celebre scrittore inglese Herbert G. Wells, autore della Macchina del tempo, della Guerra dei Mondie di altri successi di fantascienza, ma meno noto per il suo convinto assenso a un futuro Stato Mondiale. Scriveva infatti Wells: “La comunità mondiale che noi desideriamo, la comunità mondiale organizzata che conduce e assicura il proprio progresso, esige quale condizione principale un controllo deliberato della popolazione“.

La grande svolta si avrà solo nel 1952, con la fondazione a New York del Population Council e a Bombay dell’IPPF (International Planned Parenthood Federation), ambedue voluti da John Davidson Rockefeller III, che concretizzerà in tal modo quel costante “interesse per la demografia” che la dinastia sembra aver avuto fin dai tempi del suo fondatore che aveva dato vita a New York nel 1901 al Rockefeller Institute for Medical Research per favorire ricerche che presero la direzione del controllo delle nascite e dell’etica sessuale.

Credo che dietro al moderno pensiero neomalthusiano che si è imposto progressivamente anche alle masse tramite il femminismo, la crisi (diventa sempre più difficile per questioni economiche fare figli e quando si fanno avviene sempre più tardi) e lo spettacolo (pensiamo a tutti i film e serie tv volti a promuovere nella donna l’idea che fare figli rovini loro la vita e la carriera) vi sia un fattore cruciale legato al controllo sociale: è più facile controllare e manipolare un gruppo di cittadini di numero contenuto, come spiegato in modo emblematico da Aldous Huxley nel suo capolavoro distopico Il mondo nuovo».

Il ministro Fontana ha preparato un Pacchetto Natalità per invertire la rotta. Il governo sta imprimendo quasi una rivoluzione sociale oltre che culturale, non trova? 

«Senza entrare nel merito politico del Pacchetto Natalità, sembra che oggi esaltare e proteggere i valori della famiglia “tradizionale” e del fare figli sia retrogrado e “fascista”: qua si può intravedere chiaramente a che livelli è arrivata la propaganda e quanto si sia plasmato l’immaginario delle masse. Ciò dovrebbe farci riflettere, come dovremmo imparare a dubitare quando certe politiche o personaggi vengono dati in pasto all’opinione pubblica, screditati e perseguitati: ecco lì ci sono degli interessi che non “devono” essere toccati».

Chi oggi sostiene la famiglia ha diversi “nemici” da combattere. Ce li cita?

«Oggi sostenere la famiglia, fare figli e anche solo sposarsi sta diventando un atto di coraggio, quasi rivoluzionario. Sono molti i nemici della famiglia, non solo l’élite mondialista, le lobby LGBTQ, i denatalisti, i fautori dell’eugenetica e i sostenitori del transumanesimo.

Se il denatalismo è una costante del pensiero mondialista, il transumanesimo (a cui dedicherò il mio prossimo saggio) è il suo obiettivo “spirituale”. Il transumanesimo comprende anche a livello pratico tutte quelle tecniche che permettono lo sbandierato progresso nel campo della ricerca medica e contro l’infertilità, l’eutanasia, l’aborto post-parto (pensiamo alle teorie nel campo della bioetica di Peter Singer). In quest’ambito le coppie gay possono anche contare sulla ricerca nel campo delle staminali, sul trapianto di utero su soggetti maschi  e sullo sperma artificiale, mentre le famiglie tradizionali vengono osteggiate e le donne faticano ancora a gestire carriera e figli per la mancanza di politiche basilari a loro supporto.

L’eugenetica e i nuovi traguardi nel campo della biotecnologia implicano però la necessità di modificare costantemente la legislazione in modo da legalizzare le nuove tecniche di riproduzione (o selezione) e renderle accessibili agli omosessuali.

Il dottor Laurent Alexandre ha spiegato dalle pagine de Le Monde che “la velocità del passaggio da inammissibile a tollerato e poi permesso, fino a obbligatorio, dipende essenzialmente dal ritmo delle scoperte scientifiche, qualunque siano le questioni etiche sollevate“.

La bioetica servirà quindi a “legittimare” qualunque scoperta scientifica faccia comodo alle lobby mondialiste: le questioni morali si piegheranno in favore delle nuove esigenze.

Il professor Michel Schooyans nota ad esempio come le ricerche sulle staminali stiano subendo una deviazione “verso un fine a dir poco inadeguato: la fabbricazione di spermatozoi e di ovuli per coppie omosessuali desiderose avere un figlio“. È sempre Schooyans a suggerire se “non bisognerebbe domandarsi se il finanziamento di queste ricerche non sia un lusso, in un mondo dove tante persone non hanno accesso nemmeno a cure mediche di base?”».

La crescita di una nazione è legata a doppio filo all’aumento del tasso di natalità. Cosa impedisce che questo venga accettato?

«Interessi che non riguardano le masse e in definitiva il controllo sociale. Nel 1922 G. K. Chesterton in Eugenetica e altri malanni osservava che l’eugenetica e il malthusianesimo non sono dei mezzi per garantire migliori condizioni alla popolazione ed emanciparla dalla povertà, al contrario un metodo per mantenere i poveri nella loro condizione di schiavitù. Un modo, insomma, per poterli controllare e sfruttare meglio. Nel testo, Chesterton denuncia le possibili conseguenze dell’eugenetica e accusa i suoi sostenitori di utilizzare la ricerca scientifica per imporre una tirannia.

Credo che dal 1922 a oggi la situazione sia solo peggiorata perché certe politiche vengono portate avanti e acclamate parlando di progresso, mentre, citando ancora Aldous Huxley, lo scopo primario dei governanti rimane sempre e solo quello di fare in modo che i cittadini diano fastidio il meno possibile. E meno sono, meglio è».

Marta Moriconi

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Info