30/12/2017

“Matrimonio” tra due uomini etero a Dublino

Matt Murphy, 83 anni, e Michael O’Sullivan, 58, si sono uniti in matrimonio, a Dublino.

Ma non si tratta di un “matrimonio” gay: Matt e Michael sono amici da 30 anni. Il più giovane fa da badante al più anziano, che non ha i mezzi per pagargli uno stipendio adeguato e quindi gli ha promesso in eredità la casa.

Ma – a conti fatti – le tasse di successione avrebbero divorato buona parte del lascito, quindi il matrimonio: tra “coniugi” non ci sono imposte da pagare.

Il Corriere  riporta la notizia con una certa soddisfazione: come dire “ma guarda un po’ quanto è utile il matrimonio gay”.

A noi vien da fare una considerazione per spiegare ancora una volta perché il “matrimonio” tra due persone dello stesso sesso non è matrimonio, a prescindere dal fatto che queste intrattengano rapporti sessuali o solo amicali (come i nostri Matt e Michael), il che del resto non è verificabile (per fortuna).

Se chiamiamo “matrimonio” solo una convivenza, per quanto amorevole – allo scopo di eludere le imposte, tra l’altro – allora sarà matrimonio qualsiasi convivenza tra un numero qualsiasi di persone, per uno scopo qualsiasi: perché non consentire il “matrimonio” a una squadra di atleti che sia molto affiatata e che desideri restare tale?

Insomma, con tanti auguri a Matt e Michael, la loro storia sta a dimostrare quello che intendiamo quando diciamo che se si svincola l’idea del matrimonio dalla generatività, dalla complementarietà e dalla esclusività del vincolo, allora tutto può essere “matrimonio”, allora più niente è matrimonio.

L’istituto su cui si fonda da sempre la società umana è completamente annichilito.

Redazione


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