12/05/2016

Mamma a settant’anni: sarebbe un record?

Diventare mamma è il desiderio di (quasi) tutte le donne. Tuttavia, come ci viene insegnato fin da bambini, non sempre tutte le cose che si vorrebbero trovano una concreta realizzazione: nell’immediato questo provoca una sofferenza ma, in un orizzonte più ampio, può in realtà corrispondere al nostro bene.

Non tutte le donne sono però in grado di accettare il fatto di non avere il pieno dominio sul proprio corpo e sulla vita dei potenziali figli. C’è infatti chi, pur di vedere coronato il proprio desiderio di maternità, prova tutte le strade.

Il caso della ‘nuova’ mamma più vecchia del mondo – Daljinder Kaur, originaria del Punjab, in India – è, in tal senso, piuttosto significativo. La donna in questione ha infatti più di settant’anni (non si sa bene se settanta o settantadue, ma sono questioni di lana caprina) ed è sposata da quasi cinquant’anni con Mohinder Singh Gill, che di anni ne ha ben 79.

Ebbene, alcune settimane fa la donna ha partorito il suo primogenito: lei e il marito hanno deciso di chiamarlo Armaan, che tradotto significa “Desiderio”.

La notizia è stata ripresa con fare entusiastico dai mezzi d’informazione – tra i quali l’Ansa -, in quanto la donna ha sancito un nuovo record, andando a ‘rubare’ la coccarda di mamma più vecchia alla spagnola Maria del Carmen Bousada Lara, che nel 2006 aveva partorito due gemelli a 66 anni.

Questa notizia, però, di bello ha poco o nulla. Naturalmente non si può che essere felici per il fatto che una nuova creatura è venuta al mondo, tuttavia le perplessità sono veramente molte. Ne citiamo qui solamente tre, le più macroscopiche.

La prima. La mamma in questione ha già più di settant’anni, il che di per sé in India costituisce già un record. Le stime parlano infatti molto chiaramente (i numeri sanno essere impietosi): secondo il CIA World Factbook – anno 2014 – l’aspettativa media di vita alla nascita per uomini e donne in India è di 67,80 anni; secondo invece l’elenco redatto dalle Nazioni Unite, facendo una media per il periodo 2005-2010, l’aspettativa di vita per le donne in India è di 66,4 anni. Come dire: è già molto – e siamo felici per lei – che Daljinder Kaur sia ancora viva e sia riuscita a portare a termine una gravidanza e a partorire. La domande sorgono però spontanee: a quanti mesi (o, se è fortunato, anni) il piccolo Armaan diventerà orfano? Chi baderà a lui quando avrà dieci anni e i suoi genitori ottanta (e il papà novanta)? Ognuno prosegua pure con i ragionamenti...

Le seconda. Daljinder Kaur ha potuto concepire questo bambino ricorrendo alla fecondazione artificiale. Il che significa, come i nostri Lettori ben sanno, che per far nascere  Armaan si sarà probabilmente ricorsi a cure ormonali, a una probabile compravendita di ovuli o di sperma e – cosa che grida vendetta – per far nascere il piccolo ‘Desiderio’ sono stati sacrificati moltissimi altri embrioni (alias, bambini): tanti sacrifici e tante morti non contano nulla? Per nessuno?

La terza. Questa nascita, come si evince dalle due riflessioni precedenti, è chiaramente frutto di una scelta egoistica. Si è passati sopra a tutto e a tutti pur di veder realizzato il desiderio di maternità e nessuno ha pensato al bene del piccolo nascituro. La vita non è a nostra disposizione, anche se la scienza ci spinge a credere che sia così, e il buon senso dovrebbe guidare le persone nella comprensione di cosa è lecito e di cosa non lo è.

Ma evidentemente questa virtù è oramai merce rara...

Buona vita, Armaan!

Teresa Moro


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