12/06/2017

Ma se i gay si sposano, agli altri che cambia? Cambia tutto

Vorremmo esternare la nostra solidarietà al parroco di Staranzano, in provincia di Gorizia, don Francesco Fragiacomo, che si è tirato dietro gli strali mediatici messi in moto dalla solita Gaystapo per aver detto che un capo scout non può a continuare a fare il capo scout dopo l’unione civile gay che questi ha contratto con un altro uomo.

Giuliano Guzzo  ha pubblicato sul suo blog alcune considerazioni amare, ma molto importanti.

Scrive Guzzo: «Abbiamo giornali che puntualizzano che don Francesco non solo non ritiene che un gay dichiarato e “sposato” non possa essere capo scout, ma risulta «anche amareggiato e non approva la cerimonia di sabato scorso in municipio davanti a centinaia di persone» (Il Piccolo). Ora, scusate, che c’è di strano? Che certo mondo scout fosse culturalmente conformista e arcobaleno lo si sapeva; ma i parroci? Devono forse benedire le coppie gay? Di fronte a sottolineature simili, viene da chiederselo».

Insomma: da quando c’è stata l’approvazione legale del “matrimonio ” gay, «è stato introdotto l’obbligo di approvazione morale, con tanto di scandalo assicurato per quanti osino ancora ritenere la famiglia solo quella tra uomo e donna sposati».

Giudice_giudizio universale_Michelangelo_adozione-gayPerciò, quelli che dicono “se i gay si sposano agli altri cosa cambia?”, possiamo rispondere:«E’ cambiato tutto, anche se è solo passato poco più di un anno. Il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso ha infatti totalmente dequalificato l’idea stessa di famiglia naturale, oggi indifendibile, se non a prezzo dello scandalo, perfino per i preti».

Il povero don Francesco non aveva neanche espresso parole forti, né lanciato invettive. Aveva solo scritto sul bollettino parrocchiale che «Come cittadino ognuno può fare ciò che gli consente la legge dello stato. Come cristiano, però, devo tener conto di quale sia la volontà di Dio sulle scelte della mia vita.  Come educatore cristiano, in più, devo tener conto della missione e delle linee educative della Chiesa e della mia Associazione cattolica. Una cosa è essere accolti, un’altra è assumere responsabilità educative. Nella Chiesa tutti sono accolti, ma le responsabilità educative richiedono alcune prerogative fondamentali, come condividere e credere, con l’insegnamento e con l’esempio, le mete, le finalità della Chiesa nei vari aspetti della vita cristiana. Sulla famiglia la Chiesa annuncia la grandezza e bellezza del matrimonio tra un uomo e una donna; è un messaggio che percorre tutta la Bibbia e che la fede in Cristo rende possibile. Come cristiani dunque, siamo chiamati ad annunciare il modello di famiglia indicata da Gesù: quella fondata sull’amore e sulla diversità tra un uomo e una donna uniti nel sacramento del matrimonio. ».

Lo spirito di quella che ironicamente chiamiamo Gaystapo ha pervaso gli opinion makers , oramai. Non c’è più libertà di disapprovare le unioni gay, ora che anche la legge è dalla loro!

Ancora Guzzo: «Eppure la disapprovazione dei rapporti omosessuali non è un pensiero fondamentalista, essendo stata condivisa dai non cattolici Platone (Leggi, 836 B), Aristotele (Etica Nicomachea, 1148b 24-30) e Kant (Metafisica dei costumi § Dottrina del diritto). Lo stesso Papa Francesco, non certo un pontefice catapultato dal Medioevo, ha fatto presente che «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Amoris Laetitia, 215)».

Un’ultima nota, non proprio marginale. Il coraggioso don Francesco è stato lasciato completamente solo davanti al linciaggio della propaganda gay friendly persino dai suoi superiori, dalla curia. Anzi, il suo vice, un tale don Genio (nomen omen?) era tra gli invitati al “matrimonio” gay «come amico della coppia e come prete».

Di fronte a tutto questo, a noi sembra necessario far giungere il nostro appoggio e la nostra solidarietà a don Francesco: [email protected]

Redazione


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