01/04/2021 di Manuela Antonacci

Lucio Malan: “Blasfemia e gender in Rai? Tutti si sentano chiamati a scendere in campo»

Il 26 marzo scorso, a Roma e a Milano, davanti alle sedi Rai rispettivamente di Viale Mazzini e di via Sempione, si sono svolti due flashmob contro le “esibizioni” blasfeme e l’indottrinamento gender, sulla tv pubblica di Stato, il tutto alla presenza di numerosi rappresentanti politici di diversi schieramenti. Tra questi, il senatore Lucio Malan, al quale abbiamo rivolto alcune domande in proposito

 

Senatore, il fatto che l’Italia sia uno Stato laico, a detta di alcuni, giustificherebbe la blasfemia e il vilipendio di religione in nome della libertà d’espressione. Che ne pensa?

«Questa è un’argomentazione molto discutibile. Però è cosa diversa rispetto al senso della nostra manifestazione. Sarà pur possibile per uno, parlare contro il cristianesimo e contro ciò che il cristianesimo venera e ritiene divino, ma il servizio pubblico deve fare esattamente l’opposto: non può andare contro la sensibilità di milioni di italiani con delle cose che non sono manifestazioni di opinione, ma dei semplici attacchi simbolici senza possibilità di replica. Allora vogliamo fare una disputa sulla verità della religione e la validità del pensiero che si oppone al cristianesimo? Facciamolo, ma ci dev’essere libertà di parola per entrambi. Ma qui c’è un discorso a senso unico, con l’esaltazione di questi signori che pensano di fare cose originali facendo i transgender e così via, invece, poi, alla fine si tratta di imitazioni di quello che faceva Renato Zero 40-45 anni fa e con la platea più ampia che il servizio pubblico paga. Ecco, tutto questo è totalmente inaccettabile».

Peraltro gli articoli 403 e 404 del codice penale considerano reato offendere pubblicamente una confessione religiosa. Dunque, non siamo nell’ambito della libertà d’espressione, se interviene anche il codice penale. Com’è possibile, allora, che ciò sia avvenuto in una tv pubblica, pagata coi soldi dei contribuenti? Ci sono almeno un paio di controsensi, in tutto questo?

«È una grave responsabilità di tutti i coloro che l’hanno permesso e innanzitutto di chi l’ha fatto. Chi era in video ha la sua responsabilità: io sono molto deluso da Fiorello che mi piaceva molto, eppure si è abbassato a fare queste cose di pessimo, pessimo, gusto. Ma poi ci sono tutti i dirigenti: c’è il direttore artistico del Festival, Amadeus, ci sono le massime cariche della Rai. La responsabilità è di tutte queste persone che ne devono rispondere, intanto dal punto di vista della gestione aziendale. C’è il contratto di servizio della rai che tra i suoi scopi ha quello di far crescere culturalmente il pubblico e direi, invece, che con queste cose non si fa crescere proprio niente, ma si banalizza la blasfemia. Mi chiedo come mai non facciano le stesse cose con la religione islamica: probabilmente perché avrebbero conseguenze immediate».

Lei ha partecipato al falshmob organizzato da Pro Vita davanti alla sede della rai di via Mazzini, qual è stato il nocciolo del Suo intervento?

«Ho detto che è totalmente inaccettabile che il servizio pubblico approfitti sia dei soldi dei contribuenti, sia del prestigio che ha un’azienda storica e che è la televisione ufficiale della Repubblica italiana e dunque, in qualche modo rappresenta gli italiani, dal punto di vista televisivo. Pertanto, in questo contesto, è inaccettabile che la trasmissione più prestigiosa dell’anno, dal punto di vista della diffusione, metta in scena blasfemia e propaganda gender. Ormai la cosa migliore è essere transessuali, genderfluid ecc. ma, allora in sia uno spazio in quanto tale. Dov’è lo spazio all’eterosessuale in quanto tale? Invece se uno è omosessuale, in quanto tale, ha diritto allo spazio, ha diritto all’esaltazione, quasi ad una sorta di apoteosi, che è quello che ho visto in Achille Lauro che, alla fine, ha esibito questa esaltazione della transessualità. A tutto questo vengono esposti i ragazzi e i bambini, quando la Costituzione e la Dichiarazione dei diritti universali dell’uomo dicono che sono i genitori ad avere il diritto di scegliere loro il modo in cui educare i figli, anche riguardo l’approccio al sesso e cose di questo genere. Allora si replica che, in base a questo, i genitori possono non far vedere il Festival. Verissimo, ma se allora la Rai, il servizio pubblico, trasmette cose, a causa delle quali, i genitori sono costretti a sorvegliare i loro figli, beh allora questa è un’altra riprova che il servizio pubblico è inaccettabile. Questa confusione che viene creata nei ragazzi ha spesso delle conseguenze molto gravi. Ne ha parlato proprio ieri un senatore degli Stati Uniti in un’audizione al Senato, col viceministro della Sanità transessuale, ricordando i danni gravissimi che vengono fatti negli adolescenti e nei bambini che vengono indotti proprio in quel passaggio molto complicato che è l’adolescenza, a credere che il loro problema si risolve dichiarandosi transessuali o passando all’altro sesso, affrontando trattamenti medici pericolosi e definitivi, creando delle persone menomate e infelici a vita, perché ce ne sono tanti pentiti e l’età peggiore per decidere è proprio l’adolescenza, su cui maggiormente più avere influenza una propagande gender, come quella che viene fatta. Ad un quattordicenne, un decenne, un bambino della scuola primaria, questo può mettere in testa delle cose strane che poi lo porta in direzioni terribili, senza contare che, poi, oggi qualora emerga una tendenza omosessuale, nel bambino, se i genitori non assecondano questa tendenza, sono a rischio Bibbiano. A maggior ragione se dovesse passare il ddl Zan».

E allora, è necessario, oggi, dover alzare la voce, di fronte a situazioni come questa? Quant’ è diventato importante il ruolo dei laici?

«Io sono valdese, per cui nell’ambito protestante sono i laici a dedicarsi alla predicazione del vangelo (in realtà nell’ambito protestante sono tutti laici, anche i pastori). Per cui il laico ha sempre un compito fondamentale, a maggior ragione quando, da chi ci sia aspetterebbe che prenda una posizione, non lo fa. Infatti, la Bibbia non è cambiata mai, c’è sì, comprensione per le persone ma, le cose sono rimaste così, per cui la responsabilità è di tutti. L’espressione tecnica che usiamo in ambito protestante è che c’è “il sacerdozio universale dei credenti” e comunque sono tutti chiamati. Il messaggio cristiano è questo. Per cui ciascuno si deve sentire responsabile, in particolare chi ha famiglia o chi ce l’avrà e se non ce l’ha lui, ce l’avranno i suoi fratelli, i suoi cugini ecc. e, per cui, soprattutto, proteggere i bambini è dovere dei genitori e degli adulti, in generale e su questo Gesù ha lanciato un messaggio molto chiaro “Chi scandalizzerà qualcuno di questi piccoli, meglio sarebbe se non fosse mai nato o si legasse una macina al collo”. Questo è difficilmente equivocabile».

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