20/07/2018

Licenza ritirata a chi dice NO alle adozioni omosessuali

Un giudice federale ha deciso che la città di Philadelphia ha il potere di sospendere i contratti con le agenzie di adozione religiose che si oppongono alle adozioni omosessuali, rifiutando di collocare i bambini in case con genitori dello stesso sesso. Già l’anno scorso, la vicenda della Bethany Christian Services, che ha allontanato una coppia omosessuale, ha suscitato l’attenzione dell’opinione pubblica sia nei confronti dei Catholic Social Services (CSS) che sulla politica di affidare i bambini solo alle famiglie naturali. L’agenzia Bethany, ahinoi, ha capitolato, adeguandosi all’imposizione giudiziaria delle adozioni omosessuali, laddove l’agenzia di CSS ha resistito con un ricorso.

Il giudice della Corte distrettuale degli Stati Uniti, Petrese Tucker, ha negato alla CSS la richiesta di un ordine restrittivo temporaneo sulla base del fatto che la città aveva un interesse legittimo alla rimozione delle discriminazioni, dichiarando che «l’insieme di genitori affidatari e del personale di assistenti all’infanzia è vario e vasto come i bambini bisognosi di genitori affidatari». Pertanto la politica dell’agenzia di adozione, contraria alle adozioni omosessuali, è una violazione dell’ordinanza sulla correttezza deontologica di Philadelphia che proibisce la discriminazione da parte dei concessionari di pubblici servizi della città.

Il blog omosessualista PinkNews sottolinea che Tucker ha anche affermato che facilitare la genitorialità delle persone omosessuali non costituirebbe una violazione delle credenze religiose della CSS semplicemente perché il «contratto di servizi non richiede che la CSS esprima la sua approvazione o disapprovazione religiosa delle persone che cercano i suoi servizi». Sia i funzionari della città che l’American Civil Liberties Union (ACLU – una ONG che difende i diritti civili) hanno salutato con favore la sentenza, soprattutto alla luce di un passaggio che afferma: «quando le agenzie religiose scelgono di ricevere il denaro dei contribuenti per fornire servizi pubblici di assistenza ai minori, le loro convinzioni religiose non possono prevalere sugli interessi dei bambini in cura». Come se la battaglia ideologica che si cela dietro tutto ciò avesse a cuore l’interesse dei minori…

Nel corso della vicenda, i pro family hanno anche fatto riferimento alla letteratura scientifica che mostra uno sviluppo psichico ed emotivo nettamente migliore per i bambini cresciuti nella famiglia naturale; riferimento buono e giusto. Non bisogna dimenticare, infatti, che la politica delle associazioni religiose in materia è mossa, oltre che dalla Fede, dall’osservanza dell’ordine naturale. In sede giurisdizionale si giocherà sempre la carta della “libertà religiosa”, perché lo Stato non ha il potere di costringere l’individuo ad agire contro coscienza; ma è pur vero che lo Stato ha il potere di impedire quei comportamenti che vanno contro l’ordine pubblico, fosse anche per motivazioni religiose. Perciò nel momento in cui l’autorità giudiziaria muove una simile accusa alle associazioni cattoliche, la risposta non sta nella libertà religiosa, ma nel diritto naturale che, per definizione, non può mai essere contrario all’ordine pubblico perché ne è la condizione.

La “convinzione” secondo cui i bambini hanno bisogno di un padre e una madre va difesa e promossa perché vera, perché testimonianza dell’ordine su cui si fonda l’uomo con la società tutta. E questo lo capirebbe anche un pagano dei tempi antichi, quando, infatti, pur in presenza di costumi omosessuali, nessuno si è mai sognato di rivendicare matrimoni o adozioni omosessuali

Vincenzo Gubitosi

Fonte:
LifeSiteNews

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