31/12/2020 di Manuela Antonacci

#LiberiDiEducare2. Dalla maratona online alla presenza davanti Montecitorio. Giusy D’Amico racconta la difesa della libertà educativa

Un’iniziativa di piazza, con una piccola delegazione (per rispettare le norme anti-Covid) per reclamare ancora una volta il diritto alla libertà educativa. E’ quella che si è svolta a piazza Montecitorio lo scorso 29 dicembre. #Liberidieducare2, il titolo della manifestazione che ha raggruppato una serie di realtà associative tra cui “Non si tocca la famiglia” (promotrice della manifestazione) USMI-CISM, l’Associazione Family Day, Pro Vita & Famiglia, AGESC Milano, l’associazione Nonni 2.0, l’osservatorio sull’attività parlamentare Vera Lex, guidata da Domenico Menorello, suor Anna Monia Alfieri, l’associazione Articolo 26, Steadfast Onlus, CitizenGo e “iFamNews”. Una presenza simbolica di sostegno al voto in Senato sulla legge Bilancio.

Come chiarisce Giusy D’Amico, presidente di «Non si Tocca la Famiglia», #LiberiDiEducare2 è una delle tappe di una «maratona permanente per la famiglia e per la libertà educativa che rimarrà attiva fino al raggiungimento dell’obiettivo sulla parità scolastica». A lei, noi di Pro Vita & Famiglia abbiamo rivolto alcune domande in merito all’iniziativa.

 

La rete #liberidieducare ha organizzato una manifestazione, in piazza Montecitorio, per sostenere il voto alla legge di bilancio. Manifestazione a cui ha partecipato anche la nostra associazione. Parliamo del senso e dello scopo di questa manifestazione

«In realtà si tratta di un prolungamento della maratona della famiglia che è stata promossa da “Non si tocca la famiglia”, a marzo 2020. Questa campagna, promossa dalla rete #Liberidieducare, dall’ultimo flash mob fatto a giugno, era nata e continuata con la promessa che a conclusione della legge di bilancio, entro il 31 dicembre, si sarebbe organizzato un altro flash mob. Ovviamente le restrizioni ci hanno permesso una delegazione simbolica, per sostenere il voto sulla legge di bilancio che di fatto è stato favorevole ai 70 milioni destinati ai bambini disabili per gli insegnanti di sostegno che, d’ora in poi, lo sottolineiamo, saranno gratuiti. Cioè d’ora in poi, chi si iscrive alle scuole pubbliche paritarie, avrà l’insegnante di sostegno gratis, non dovrà pagare il costo aggiuntivo alla retta che prima era elemento di grave discriminazione per questi bambini e le loro famiglie. L’ appuntamento è continuato online, ieri pomeriggio, sulla pagina facebook di “Non si tocca la famiglia».

Ci sono delle battaglie che dovrebbero essere considerate trasversali a livello politico, come ad esempio il diritto all’istruzione davvero per tutti?

«Questa è senz’altro una di quelle battaglia, che ha registrato una grande convergenza politica, una grande trasversalità e ieri, proprio gli onorevoli e le senatrici che sono intervenuti alla nostra diretta, hanno detto con forza che questo è un tema che, come ha sottolineato l’onorevole Fassina, è stato risvegliato e posto all’attenzione del governo e del Parlamento  e che io ho ribadito anche ieri, è entrato nella centralità di un’agenda di governo, mentre fino a dieci mesi fa era un argomento di nicchia. Qui non si stanno chiedendo soldi alle scuole dei preti e delle suore perché la maggior parte delle scuole paritarie sono pubbliche, ma si sta chiedendo un sostegno alla famiglia, soprattutto alla famiglia più disagiata che in questo momento di covid è particolarmente colpita. Quindi questo dovrebbe essere ed è un argomento di grande convergenza politica. Anche Stefano Fassina che fa parte di un partito che non ha posizioni univoche sull’argomento ha dichiarato che noi dobbiamo puntare sulla qualità di una cultura nazionale che sia uguale per tutti, senza discriminazioni tra ceti sociali».

Aiutare le famiglie a scegliere tra una scuola pubblica statale e una scuola pubblica paritaria, toglie davvero qualcosa, secondo un pregiudizio molto diffuso, alla scuola pubblica statale? O forse stimola semplicemente la scuola pubblica statale a “fare meglio” e permette ai genitori di esercitare davvero la loro libertà di scelta educativa?

«Innanzitutto, noi siamo partiti per dare appoggio e forza alla battaglia di suor Anna Monia Alfieri che inizialmente ha avviato tutto da sola, nonostante questo tema sia dibattuto da oltre 70 anni. Abbiamo raggiunto questi risultati grazie ad una sinergia di forze che ha messo in atto lei. Tornando alla domanda, invece, garantire la concreta possibilità di scelta tra la scuola pubblica statale e la scuola pubblica paritaria, non toglierebbe assolutamente nulla alla scuola statale. Anzi, permetterebbe una sana competizione tra scuole e quindi innalzerebbe l’asticella della qualità dell’istruzione, in Italia, che oggi subisce ancora gravi discriminazioni. Perché non dimentichiamo che un alunno della scuola pubblica statale costa 8000 euro in un anno, un alunno della scuola pubblica partitaria costa 500 euro allo stato, ma a fronte di quegli 8000 euro, un ragazzo che frequenta una scuola pubblica statale, è costretto ancora a portare scottex e carta igienica da casa. Quindi attenzione perché c’è sicuramente un’emorragia di denari mal gestiti che fluiscono da qualche parte e poi si perdono nel nulla».

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