15/04/2016

“La vita di mio figlio, concepito da uno stupro, ha dignità e scopo”

La vita di mio figlio, concepito da uno stupro, ha dignità e scopo“: è questa, in sintesi, la testimonianza – riportata da LiveActionNews – di Jennifer Christie. Blogger, moglie e madre di cinque figli, uno dei quali, appunto, concepito dopo essere stata stuprata.

Jennifer ha raccontato la sua testimonianza in un libro, pubblicato nel dicembre del 2014, per incoraggiare le donne nella sua stessa condizione a non abortire e a dare a loro figlio, anche se frutto di una violenza, l’opportunità di nascere.

Un figlio non è un argomento su cui si può scherzare, o che si può prendere alla leggera. Mettere al mondo una nuova creatura è una atto coraggioso, quasi eroico nella società odierna. “Ho pensato alle donne come me, che si sono sentite sole, insicure e spaurite, che avrebbero voluto tenere con loro il bambino frutto di quella violenza ma sono state indotte ad abortire, quelle donne che magari non erano ancora a consapevoli di quanto potevano essere coraggiose”, scrive Jennifer descrivendo le proprie sensazioni nel prendere la decisione di mettere nero su bianco la sua esperienza.

Ma anche agli uomini, mariti e fidanzati di donne rimaste incinte dopo essere state vittime di uno stupro”, continua Jennifer. “Anche loro possono innamorarsi di un bambino, nonostante il suo DNA”. Come il marito di Jennifer, che ha accettato di prendersi cura del bimbo come di un figlio.

mani_sposi_bambino_matrimonio_figli_neonato_Sentinelle-in-piedi_figlioNon è – quello di Jennifer – un messaggio di condanna verso le donne nelle sue stesse condizioni hanno scelto di abortire, ma è un segnale semmai di rispetto verso una nuova vita innocente a cui lei e suo marito hanno comunque voluto dare un’opportunità. Ed è anche una testimonianza dell’amore che, comunque, può scaturire anche da una violenza così orribile.

Gli esseri umani prendono le proprie decisioni, buone o cattive che siano, e tutti noi ne viviamo le conseguenze ogni giorno”, scrive Jennifer. “Non ho mai creduto che la gravidanza avuta dopo aver subito uno stupro fosse un dono, ma ho creduto che mio figlio lo fosse, non perché concepito in uno stupro, ma nonostante questo”.

L’aborto, conclude quindi, Jennifer, non è una soluzione, e non serve per dimenticare le violenze subite, anzi. Aggiunge altra violenza e adduce tristezza ad una condizione già difficile che però, e la sua storia ne è la prova, può avere anche dei risvolti positivi. Come quello di aggiungere un posto in più a tavola.

Anastasia Filippi

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