24/01/2018

La sfida del Popolo della Famiglia: parla Adinolfi

Mario Adinolfi è il presidente nazionale del Popolo della Famiglia, tra i protagonisti dei Family Day del 2015 e 2016. Insieme a Gianfranco Amato (segretario nazionale) e Nicola Di Matteo (coordinatore nazionale) ha fondato il movimento che da due anni attraversa la politica italiana con un programma netto di difesa dei principi non negoziabili. Ora arriva la sfida delle elezioni politiche.

  • Adinolfi, se pure doveste superare lo sbarramento del 3% e accedere in Parlamento con uno o due membri, che programma potreste concretamente realizzare?

La legge elettorale prevede per il Popolo della Famiglia un destino chiaro: o non centrerà la soglia del 3% e allora avrà zero eletti o la supererà allora non eleggerà uno o due parlamentari, ma decine. Con una forza analoga, per capirci, il partito di Alfano ha avuto in mano i destini del governo per tutta la legislatura, utilizzando malissimo questo enorme potere. E sono bastati cinque senatori a Verdini per essere decisivo nell’approvazione della legge Cirinnà. La cui abrogazione (insieme a quella della legge sulle Dat) è il primo obiettivo del Pdf, che entrerà in una maggioranza di governo solo se potrà imporre fin dal primo Consiglio dei ministri il varo del reddito di maternità: mille euro al mese alle donne italiane che vorranno dedicarsi alla famiglia e ai figli in via esclusiva. Una proposta concreta per battere da subito la piaga della denatalità o offrire una cultura opposta a quella mortifera dell’aborto.

  • A proposito di aborto, come valuta la proposta di ProVita in materia di consenso informato?

Siamo assolutamente favorevoli alla proposta di ProVita, la sosterremo e propaganderemo in campagna elettorale. Il Popolo della Famiglia è convinto che le madri debbano sapere che l’aborto le danneggia come donne, fisicamente e psicologicamente. Spero di ottenere tanti voti per il Popolo della Famiglia da poter varare un decreto legge che cancelli la legge 194, la vergogna della mattanza di Stato dei bambini. Il 4 marzo magari non sarà ancora tempo per ottenere il 50% dei voti al Popolo della Famiglia, ma se dovesse accadere porremo fine al genocidio e alla legge 194.

  • Su “buona scuola” e ideologia gender?

Il nostro programma è articolato in 65 proposte concrete. Tra queste l’abrogazione della legge 107. E sul gender, l’impegno a contrastarlo lo portiamo scritto sul simbolo.

  • Se il Pdf non dovesse riuscire a superare il 3% dei voti per quale motivo chi l’ha votato non dovrebbe pensare di aver sprecato il suo voto?

Il 4 marzo inizia una storia nuova del protagonismo dei cattolici in politica. Non so quanto prenderemo, mi auguro molto più del fatidico 3%. I sondaggi di qualche settimana fa ci davano già oscillanti tra l’1.5 e il 2 per cento, senza che neanche fosse iniziata la campagna elettorale o anche solo la raccolta firme. Neanche due mesi fa a Ostia, in un territorio degradato e attraversato da mafie di ogni genere, abbiamo preso l’1.4%. Facciamo l’ipotesi per assurdo che anche dopo una campagna nazionale in cui finalmente i media dovranno occuparsi di noi facendoci uscire dal silenziamento, restassimo fermi attorno a quella percentuale. Vorrebbe dire che mezzo milione di cattolici italiani (e di persone di buona volontà di altre confessioni religiose o non credenti) si sarebbe messo in cammino per smentire finalmente l’ineluttabilità di una diaspora che da 25 anni provoca solo sconfitte in materia di difesa della famiglia, della vita, dei principi non negoziabili. Davvero è ora di tornare a (con)vincere. Il 4 marzo, qualsiasi sia il risultato, sarà il giorno del nuovo inizio della presenza dei cattolici italiani in politica con un soggetto finalmente autonomo dai ricatti delle coalizione. E questo soggetto politico a cui guardare con fiducia è il Popolo della Famiglia.

Francesca Romana Poleggi


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