03/11/2020 di Luca Marcolivio

La scuola non inclusiva: a Settimo Milanese bimbo disabile da due mesi senza sostegno

Il dramma del piccolo Leonardo è probabilmente comune a molti altri bambini disabili in tutta Italia. Eppure, storie come la sua emergono molto poco sui media. Leonardo, quattro anni, affetto da una neoplasia cerebrale che gli impedisce di camminare, ha trascorso in ospedale metà della sua vita, venendo sottoposto a tracheotomia. Quest’anno, i genitori lo hanno iscritto all’asilo comunale di Settimo Milanese, dove però, a poco meno di due mesi dall’inizio dell’anno scolastico, il bambino ancora non ha messo piede.

Il motivo? «Manca l’insegnante di sostegno di ruolo – spiega la madre, Federica Galavotti a Pro Vita & Famiglia –. A mio figlio hanno assegnato un’insegnante “emergenza covid” precaria, affiancata da un’educatrice messa a disposizione dalla cooperativa per sole otto ore settimanali, quindi non più di una o due ore al giorno. A questo punto, preferisco tenerlo a casa. Sia io che mio marito siamo liberi professionisti: lui lavora tutti i santi giorni per gestire questa situazione. Io ormai mi limito a 3-4 ore di lavoro al giorno, quando in condizioni normali ne farei anche 8-9. Come genitori, non possiamo nemmeno usufruire della 104, perché è beneficio dei soli lavoratori dipendenti. Personalmente posso permettermi di gestire un minimo il mio tempo ma mi metto nei panni di chi è meno fortunato di noi… Per i prossimi due mesi, Leonardo rimane a casa con me, se però, a gennaio, continuerà a mancare la maestra di ruolo, il problema inizia ad essere grave».

La pessima situazione in cui si trova il piccolo Leonardo è aggravata da una burocrazia elefantiaca che non risparmia nemmeno la scuola dell’infanzia. Venerdì scorso, la signora Galavotti ha esposto il suo problema all’assistente sociale incaricata dal Comune di Settimo Milanese, la quale «è caduta dalle nuvole, era convinta che la persona che ci avevano presentato fosse l’insegnante di sostegno titolare, invece era una precaria. Con rispetto parlando, per mio figlio mi aspettavo una persona qualificata e in grado di seguirlo per tutti i tre anni della scuola dell’infanzia». La madre ha quindi deciso di tenere Leonardo in casa con sé, non disponendo di altri familiari in città in grado di accudirlo. L’alternativa sarebbe stata l’iscrizione a una scuola dell’infanzia paritaria, tuttavia, spiega Galavotti, «cambierebbe poco, perché le paritarie attendono sempre l’insegnante di sostegno dallo Stato, non possono decidere in autonomia. In più pagare questo insegnante mi sarebbe costato metà dello stipendio. Mi chiedo, però, come avremmo fatto, se Leonardo fosse stato in età da scuola elementare!».

La scarsità di insegnanti di sostegno è un problema molto diffuso. Come avrebbe riferito l’assistente sociale alla mamma di Leonardo, «è ormai prassi assegnare l’insegnante di sostegno all’ultimo. Quest’anno poi – aggiunge la signora Galavotti – con la scusa del Covid, il ritardo è stato clamoroso. Insegnanti di sostegno non se ne trovano, alcuni si sono messi in malattia oppure si presentano e se ne vanno. Pensano: “Non vado al lavoro, tanto poi mi pagano lo stesso”. I bambini disabili dovrebbero essere i primi a entrare in classe, invece sono gli ultimi. Del sostegno, oltretutto, ne hanno bisogno anche bambini con meno problemi del mio, penso, ad esempio, a quelli con sindrome di Down, che al bagno vanno da soli». Anche la neuropsichiatra che, come da prassi, aveva svolto l’analisi neurofunzionale su Leonardo, si era fortemente raccomandata che il bambino non solo potesse avere l’insegnante di sostegno, ma potesse beneficiare della stessa docente in modo continuativo per l’intero triennio di scuola dell’infanzia. Non è stato possibile. Una doccia fredda per «un bambino lucidissimo, che parla, canta, si ricorda tutto, e, soprattutto, si affeziona tanto alle persone. A quante insegnanti dovrà affezionarsi, che poi gli toglieranno?», lamenta la madre.

La signora Galavotti lancia quindi il suo appello alle istituzioni affinché «questa situazione cambi, perché è completamente sbagliata. I bambini disabili sono i primi che devono entrare a scuola, i primi che devono avere per ogni ciclo scolastico la stessa persona che se ne prenda cura. Come ci permettiamo di dire che tutti i bambini hanno gli stessi diritti quando poi non è vero? Che parliamo a fare di integrazione, di lotta al razzismo, quando poi i primi a essere discriminati sono i nostri figli? Lasciare fuori i disabili è razzismo allo stato puro…».

 

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