Pro Vita & Famiglia Onlus denuncia con forza la risoluzione approvata dall’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna che mira a limitare il diritto di opinione e parola dei cittadini pro-vita nei pressi di ospedali, consultori o cliniche. La maggioranza Pd-5Stelle-Avs criminalizza chi difende la vita, colpendo forme pacifiche e legittime di libera manifestazione del pensiero che in nessun modo ostacolano l’applicazione della iniqua Legge 194. Una scelta che contribuisce a creare un clima di odio sociale con il rischio di alimentare episodi di violenza anche gravi. Non esiste un solo caso di cronaca che riferisca di donne che non siano riuscite ad abortire per la presenza di questi presidi o veglie di preghiera nei pressi di strutture sanitarie. Anzi, numerose donne testimoniano di ringraziare il cielo di aver incontrato sulla loro strada volontari pro-vita perché grazie al loro sostegno hanno trovato la forza e gli aiuti necessari a proseguire la gravidanza e accogliere il figlio. Pro Vita & Famiglia non ha mai svolto alcun tipo di attività all’interno o nei pressi di ospedali o cliniche, ma non possiamo restare indifferenti di fronte ad una simile deriva totalitaria: prendere come scusa l’aborto per restringere gli spazi di libertà costituzionale è un atto gravissimo. Esprimiamo dunque piena solidarietà alle associazioni che, sempre nel rispetto della dignità delle persone, proclamano pacificamente la sacralità della vita e offrono sostegno concreto o occasioni di confronto alle madri in difficoltà, anche nei pressi di ospedali. Chiediamo alla Regione Emilia Romagna di abbandonare questo progetto stalinista e al Parlamento di respingere l’idea aberrante di “zone” vietate a cittadini in base alle loro opinioni, ai loro valori o al loro credo religioso.
Così Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus, sulla risoluzione approvata dall’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna che impegna la Regione a far valutare alle Conferenze territoriali sociali e sanitarie e ai Comitati consultivi misti la compatibilità tra il diritto alla salute psico-fisica delle donne e l'opportunità di eventi di sostegno alla maternità nei pressi di consultori, cliniche e ospedali.