03/10/2020 di Manuela Antonacci

La pandemia e ciò che ci ha insegnato

Qualche mese fa ci siamo ritrovati a vivere una situazione nuova e innaturale che, probabilmente, mai si era verificata nel corso della storia: oltre al terribile stato di emergenza sanitaria anche il successivo lockdown che ha interessato ogni parte del mondo. Miliardi di persone chiuse in casa per evitare il diffondersi di un virus, in alcuni casi mortale.

Una situazione, insomma, davvero straordinaria che per questo merita un approfondimento “a posteriori” ovvero, uno sguardo che analizzi ciò che è stato fatto e ciò che questa esperienza ci ha insegnato.

Tanto più perché in questo stato di drammatica emergenza, l’Italia ha visto la mobilitazione di una serie di organizzazioni istituzionali e non: dalla protezione civile alla Croce Rossa italiana, passando anche per il contributo generoso di singoli cittadini e delle Onlus. Tra queste ultime si è sicuramente distinta Pro Vita & Famiglia, per il suo impegno straordinario, in questa grave circostanza.

Abbiamo allora chiesto al Presidente Toni Brandi di condividere il suo pensiero su quanto accaduto, su ciò che è stato fatto di buono e ciò che si sarebbe potuto fare di meglio.

P V & F si è mobilitata per aiutare gli ultimi degli ultimi: abbiamo addirittura lanciato una campagna di solidarietà che si chiama #AttiviamociperilBeneComune che ha permesso di fornire aiuto anche a distanza. Infatti abbiamo speso circa 70.000 euro per produrre e distribuire 50.000 mascherine e guanti sanitari per ospizi per anziani, centri disabili, croce rossa, croce verde e persino per la polizia. Abbiamo donato generi alimentari a centinaia di famiglie su tutto il territorio anche grazie ai nostri volontari: i nostri circoli sono diffusi su quasi tutto il territorio italiano.

Una sottolineatura, secondo Brandi, tanto più importante alla luce di una non proprio brillante gestione dell’emergenza, da parte del governo, sin dall’inizio, soprattutto se si pensa alla mancanza di tempismo con cui il nostro paese è entrato in azione dopo l’allarme lanciato dall’OMS già da gennaio. All’inizio l’emergenza sanitaria già ampiamente in corso, in tutta Europa, è stata sminuita e anche un po’ ridicolizzata, additando come vero virus solo il “razzismo”.

Pensiamo anche al modo incerto in cui ci si è mossi, sottolinea ancora Brandi, nel mondo della scuola, caratterizzato, durante il lockdown, da una disorganizzazione a cui assistiamo anche adesso. Nonostante il pericolo del coronavirus sia praticamente passato, le scuole versano ancora nel caos. Alle porte dell’anno scolastico, ad esempio, i genitori non avevano notizie sul modo in cui sarebbero state gestite le lezioni (a distanza? In presenza?) e ancora adesso, le modalità didattiche non sono del tutto chiare. Inoltre, durante il coronavirus, molti alunni con disabilità sono di fatto stati tagliati fuori dalla possibilità della didattica a distanza: un alunno su tre non ha potuto usufruirne o perché la DAD si è rivelata inefficace o perché non era nemmeno ipotizzabile. Questioni che ProVita ha fatto tutte presenti al ministro Azzolina, nell’incontro svoltosi lo scorso 7 maggio, con il Forum nazionale delle associazioni dei genitori.

Insomma, chiosa Brandi, tirando le somme, tutto questo non ha fatto che mettere in evidenza il ruolo strategico del cosiddetto “Terzo settore” ovvero il volontariato, che si è rivelato in grado di collaborare in modo sinergico con la componente professionale del soccorso e persino con le istituzioni.

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