07/05/2020

La lettera aperta di una dirigente scolastica al Ministro. Perché è necessario il rientro totale degli studenti

Riportiamo di seguito la lettera aperta che una dirigente scolastica, Laura Debolini, ha pubblicato sul suo profilo facebook. Nel post la dirigente si rivolge direttamente al Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, esprimendo i propri pareri sulla fine dell’attuale anno scolastico e soprattutto sulla riapertura delle scuole a settembre, sottolineando la necessità di far rientrare in classe tutti gli studenti, escludendo la possibilità di una didattica “metà e metà”.




“Gentilissimo Ministro,
mi presento: sono Laura Debolini, docente di scuola secondaria di II grado per 18 anni e da questo anno neo-dirigente scolastico in anno di formazione e prova di un istituto comprensivo.

Come primo anno in nuovo incarico sono certa Lei mi potrà capire che non sia stato facile, non è facile da affrontare. Ma con molta volontà e impegno e con l’aiuto e la collaborazione indispensabile dei docenti, che lei giustamente ha spesso ringraziato e apprezzato suoi interventi pubblici, credo di svolgere il compito di dirigente che mi è stato assegnato al meglio delle mie capacità. In questi giorni si rincorrono le ipotesi su come sarà il prossimo anno scolastico, io vorrei prima di tutto capire come concludere questo, mi riferisco principalmente agli esami per la secondaria di I grado e come valutare gli apprendimenti di tutti gli alunni senza essere influenzati dalle difficoltà tecniche di famiglie e docenti che, almeno nell’istituto che dirigo pro-tempore, sono state molteplici ed evidenti. Confido che al più presto riceveremo indicazioni da parte del Ministero in modo da poterle declinare opportunamente nelle nostre realtà.

Tornando però al motivo di questa mia vorrei, nel mio piccolo, dare un contributo alla riflessione su come impostare il prossimo anno scolastico e le dico francamente che ritengo opportuno il rientro totale degli studenti nelle classi. Ovviamente le mie considerazioni sono puramente didattiche e pedagogiche, non mi permetto di entrare nel merito della questione medica su cui non sono minimamente preparata.

Espongo di seguito le riflessioni che mi hanno portato a questa conclusione:
• Alla scuola dell’infanzia è impensabile che l’attività didattica fatta di esperienze e percezioni, di uso dei sensi per esplorare e conoscere il mondo circostante possa essere sostituita da un collegamento video; i bambini che stanno a casa a vedere quello che gli altri sono ad esperire personalmente rimarrebbero frustrati dall’impossibilità dell’azione. Inoltre un’aula come quella della scuola dell’infanzia per poter essere trasmessa via web avrebbe bisogno di un impianto video ben più potente della web-cam posizionata su un portatile, sono spazi aperti, strutturati in zone a seconda dell’attività, è impossibile con i mezzi delle scuole trasmettere questo tipo di attività.
• Alla scuola primaria valgono le stesse riflessioni con l’aggiunta che una maestra durante la lezione si muove, usa la LIM, gira tra i banchi, fa utilizzare materiale per le esperienze; quindi ci sarebbe al difficoltà tecnica oltre che l’ingessamento di una docente davanti al PC per non perdere il contatto con i bambini collegati che rischia di perdere il momento di incontro con i bambini che ha in classe. Inoltre credo che ne risentirebbero tutte quelle attività laboratoriali e progettuali che con fatica  sono state inserite nelle nostre programmazioni. Come trasmettere lezioni svolte in altri ambienti all’interno o all’esterno dell’edificio? Come gestire l’intervento di un esperto? Raddoppiando la sua presenza? Con quali costi? Come fare le prove di un coro di musica o di una recita, sono tutti momenti fondanti e fondamentali per l’azione didattica che necessariamente sarebbero ridimensionati nei tempi e nei modi per tornare ad una didattica fatta “dalla cattedra” perché è l’unico punto in cui tutti i bambini possono vedere l’insegnante, direi che sarebbe un passo indietro gigantesco rispetto a quanto ho imparato ad apprezzare in questo anno.
• Per la secondaria di I grado si possono fare considerazioni simili sulla difficoltà di trasmettere quello che avviene in classe che non può essere ridotto a quello che  l’insegnante racconta dalla cattedra, insegnare è molto più di questo, gli insegnanti fanno molto più di questo, specialmente nell’età della preadolescenza l’incontro con i compagni e con i professori ha una importanza enorme, perdere la quotidianità di certi sguardi di nuovo metterà ancora più a disagio i soggetti più deboli, per situazioni familiari, economiche o sociali. Già lo stiamo vedendo in queste settimane, gli alunni più in difficoltà a seguire la didattica a distanza sono quelli che hanno anche disagi sociali, con famiglie che non sono in grado di supportare la scuola fatta da casa (lungi da me essere un giudizio nei confronti di queste famiglie, sono costatazioni di fatto dati alla mano di un istituto che conta circa 950 alunni).
• Per la secondaria di II grado come sarebbe possibile trasmettere tutte quelle attività di laboratorio con strumentazioni che impossibile riprodurre a casa con simulatori, penso in particolare agli istituti tecnici e professionali, che sono parte fondamentale dell’acquisizione di conoscenze e competenze. Anche in questa situazione credo che si rischierebbe di rinunciare ad una didattica innovativa fatta di esperienza che non può essere sostituita da una presenza virtuale; tutti quei ragazzi che imparano facendo sarebbero limitati nella libertà e nel loro diritto di istruzione.

Inoltre i danni alla crescita dei bambini e dei ragazzi dati da un’eccessiva permanenza davanti agli schermi mi sembra ampiamente documentata da esperti titolati molto più di me; senza parlare dei rischi legati all’uso del web senza controllo. Abbiamo passato anni a fare formazione su cyber-bullismo e rischi dati dal gioco d’azzardo on-line, anche l’istituto che dirigo in questo anno ha promosso attività in questo senso, e poi la scuola stessa promuove l’uso di questi strumenti in maniera massiva, credo sia necessaria un po’ di coerenza nei messaggi che passiamo ai nostri figli.

Dal punto di vista strutturale delle reti di trasmissione credo poi che dovrà essere valutato attentamente la possibilità di mantenere collegamenti video costanti da ciascuna classe di una scuola per l’intera durata della giornata di lezione, ho forti dubbi sulla capacità di banda e di velocità di trasmissione di una così grande quantità di dati che debbano essere gestiti da una rete scolastica.

Mi permetto però di aggiungere una riflessione anche dal punto di vista familiare: sono mamma di 3 bambini di 12, 8 e 4 anni, uno di loro ha dei bisogni educativi speciali, quindi ho contabilizzato una buona dose di esperienza anche dall’altra parte della barricata, se mi passa l’espressione. Se questi bambini passassero 3 giorni a settimana a casa, tra l’altro difficilmente sarebbero giorni coincidenti, non saprei come fare a continuare a gestire una scuola con tutte le sua complessità da casa dato che non avrei possibilità di andare in ufficio quotidianamente. In coscienza non mi sentirei assennata nel voler continuare a dirigere un istituto senza poter aver libertà di movimento e di azione in presenza e dovrei rinunciare al ruolo per inconciliabilità degli impegni che fino ad ora ero riuscita a gestire anche grazie al resto della rete familiare.

Ma il pensiero va anche a tutte quelle mamme che dovranno rivedere i loro impegni lavorativi al ribasso (non oso pensare alla rinuncia al posto di lavoro) per poter continuare a sostenere i figli nella didattica e ad assicurare la vigilanza su minori che non possono rimanere soli a casa con un’esposizione enorme a tutti i rischi che un uso smodato del web comportano. Tutto ciò credo sarebbe un grave danno alle conquiste di autonomia lavorativa delle donne. Non è una solo una questione economica, non certo secondaria, ma proprio di gestione dei tempi e delle opportunità.

Mi scuso se mi sono dilungata troppo e la ringrazio del tempo che vorrà dedicare alla lettura di queste righe, sperando di aver dato un contributo alla riflessione sul futuro della scuola la saluto cordialmente e le auguro buon lavoro”.

Ing. Laura Debolini

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