05/08/2016

La droga è sempre pesante, come l’ignoranza

A proposito degli effetti della droga “leggera” – la cannabis – sul cervello umano è il caso di rispolverare il commento ad una pubblicazione scientifica e ad alcuni articoli connessi scritto nel suo blog da Enzo Pennetta qualche tempo fa (novembre 2014).

Sempre con la speranza che qualcuno dei nostri deputati impegnati a discutere la legalizzazione si documentino in modo analogamente critico.

Pennetta titolava con ironia: Studio enigmatico: le canne riducono l’intelligenza o chi è meno intelligente si fa le canne?

Il fatto era questo.

L’articolo di PNAS si intitolava Long-term effects of marijuana use on the brain e spiegava come l’uso di droga “leggera” danneggia la corteccia cerebrale (vedere nella foto le zone gialle che vengono distrutte dalla cannabis). Per compensare in qualche modo il danno subito, l’organismo reagisce e aumenta la connettività in altre aree. La propaganda allora dice: «La droga, sì, mi danneggia un po’ la materia grigia però sono più intelligente».

Anche a seguito di ictus il cervello umano reagisce e compensa. Sarà quindi buona cosa procurarsi un ictus?

Come uno che perde la vista, ma migliora nell’udito e nell’olfatto: sarà buona cosa accecarsi?

Ma la propaganda non si arrende. Su Le Scienze appare I danni al cervello di troppa marijuana: implicitamente  passa la notizia che poca marijuana non fa male. Il che non è vero perché i danni alla corteccia ci sono da subito, e la connettività (la reazione di difesa del cervello) subirà anch’essa un calo nel tempo.

Inoltre risulta che  il quoziente intellettivo tra i consumatori di cannabis è inferiore alla media, come appare dalla seguente tabella comparativa:

droga_cannabis-iq

«Ma quel che è ancora più interessante», dice Pennetta, «è che viene affermato che non è possibile stabilire un rapporto diretto tra riduzione della corteccia e diminuzione dell’intelligenza, quindi – secondo la propaganda – questi risultati non è detto che dipendano dall’uso di cannabis. Se però davvero non fosse la riduzione della corteccia, e quindi l’uso di droga “leggera”, cannabis, all’origine della diminuita intelligenza, saremmo di fronte alla clamorosa notizia che statisticamente chi si avvicina all’uso di cannabis è poco intelligente.

Insomma non si scappa: o la cannabis riduce l’intelligenza, o ci si accosta alla cannabis perché si è poco intelligenti».

Concludeva Foa: «Il messaggio scientifico della ricerca è chiaro: la marijuana ti restringe la corteccia cerebrale, ti rende meno intelligente e ti fa diminuire la connettività. Ma in mano a un bravo spin doctor, il messaggio si ribalta. E la notizia diventa la più letta del giorno.

A chi convenga tutto questo lo potete facilmente immaginare (sempre che non siate dei consumatori cronici di marijuana…)».

Redazione

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