28/05/2019

La Divina Commedia a processo. Dante vada fuori dalle scuole!

Dante antisemita, omofobo e islamofobo: ecco come il pensiero unico colpisce anche la Divina Commedia. Il “merito” è tutto di Valentina Sereni, presidente dell’associazione Gherush92 che ha avanzato una singolare proposta: non studiare più la Divina Commedia a scuola perché, a suo dire, sarebbe omofoba e razzista. E quando, per curiosità, si vanno a leggere le motivazioni di tale messa all’indice, direttamente sul sito dell’Associazione, si stenta a crederci. Riportiamo testualmente il delirante ragionamento che giustificherebbe una censura così grave:

«Oggi esiste una recrudescenza di antisemitismo e di razzismo. Ebrei, Rom, immigrati, musulmani, omosessuali avvertono e vivono una condizione di pericolo. Il razzismo non è mai stato veramente sradicato e viene trasmesso persino nelle scuole. Le scuole, comprese quelle ebraiche e islamiche, adottano i programmi ministeriali e il problema è la cospicua presenza di contenuti antisemiti e razzisti nelle opere letterarie, artistiche, storiche e filosofiche. Vengono insegnati testi antisemiti, sia nella forma che nel contenuto, sia nel lessico che nella sostanza, senza che vi sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo e al razzismo. Un esempio emblematico è la Divina Commedia, caposaldo della letteratura italiana».

In particolare, tra i vari riferimenti “antisemiti” che sarebbero contenuti nell’opera dantesca, ci sarebbe la terribile pena riservata a Giuda Iscariota, di cui Gherush92 sottolinea l’appartenenza al popolo ebraico. Il traditore di Gesù è collocato nella parte più profonda dell’inferno, la Giudecca, dove sono puniti i traditori dei benefattori. Qui Giuda è sbranato da Lucifero e scuoiato. Ma Gherush92 non è d’accordo né sull’efferatezza della pena, né sulla pena stessa perché, a detta loro, colpirebbe Giuda in quanto ebreo. Evidentemente nel pretendere di dare lezioni a Dante, si sono dimenticati che Giuda non è punito, nel capolavoro dantesco, in modo cruento per la sua origine ebraica, ma per il non piccolo particolare di essere descritto nei Vangeli come il traditore del Messia. Purtroppo, però, questi sono i rischi di una lettura ideologica: enormi scivoloni di cui i zelanti censori neanche si accorgono.

L’altro passo incriminato è quello contenuto nel XXVIII canto dell’Inferno in cui sono puniti i seminatori di discordie ovvero quelli che hanno provocato divisioni politiche, religiose e familiari: qui sconta la sua pena Maometto in quanto eretico. Il suo corpo è spaccato dal mento al deretano in modo che le budella gli pendono dalle gambe, immagine che, a detta di Gherush92 «insulta la cultura islamica»E qui si riaffaccia il dubbio di una lettura condotta con imparzialità: come mai nel caso della pena riservata a Giuda, evidentemente proporzionale al tradimento del Messia, ci si scandalizza gridando all’antisemitismo, senza, però, nemmeno fare un cenno alle conseguenze gravi del tradimento dell’Iscariota (la morte di un innocente) mentre, nel caso di Mometto, ci si straccia le vesti per le sofferenze inflitte al profeta dell’islam?

Ma non finisce qui! Perché in tutta questa caccia al “politicamente scorretto” dell’opera dantesca, non potevano non partire le classiche accuse di “omofobia”, divenute ormai il “new black” di certa “gaystapo”. Ovviamente il riferimento è alla pena riservata ai sodomiti che scontano il peccato “contro natura” nel XIV canto dell’inferno, dove sono descritti mentre corrono sotto una pioggia di fuoco, condannati a non fermarsi. Per riapparire, poi, però, come sottolinea anche Gherush92, nel Purgatorio, canto XXVI, insieme ai lussuriosi eterosessuali. E qui casca l’asino! Se le anime dei sodomiti compaiono anche nel Purgatorio, vuol dire allora che secondo Dante, anche per esse c’è possibilità di redenzione. Ma evidentemente anche questo “piccolo particolare” è sfuggito alla furia censoria dell’Associazione che probabilmente non ha niente di meglio da fare che riportare sul suo sito una richiesta ufficiale di questo tenore: «Chiediamo, pertanto, al Ministro della Pubblica Istruzione, ai Rabbini e ai Presidi delle scuole ebraiche, islamiche ed altre di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali o almeno di inserire i necessari commenti e chiarimenti».

Alla luce di questi (mis)fatti, parafrasando Orwell, possiamo dire, a buona ragione, che nel tempo dell’inganno universale, evidentemente, studiare la Divina Commedia, è diventato davvero un atto rivoluzionario.

Manuela Antonacci

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