13/09/2020 di Luca Scalise

La Danimarca e il dramma di voler annientare i bambini con la Sindrome di Down

Cominciamo subito col dire che i “bambini Down” non esistono. Ci si esprime così per semplificare il linguaggio. Non esistono “bambini Down”, ma bambini con la sindrome di Down. Bambini, dunque, – ribadiamo – che come tutti gli altri hanno diritto ad essere accolti, amati, rispettati, a godere felicemente della propria infanzia, a ricevere, lungo il corso della loro vita, l’assistenza di cui necessitano e, molto più semplicemente, a vivere.

Lo diciamo, perché purtroppo sembra non essere più così scontato che chi ha questa sindrome abbia, come tutti, diritto alla vita. «Il Copenhagen Post ha rivelato che solo 18 bambini sono nati con la sindrome di Down nell’ultimo anno, secondo il Registro centrale di citogenetica del paese. […] “Quando riusciremo a identificare tutti i feti con sindrome di Down, ci avvicineremo a una situazione in cui quasi tutti saranno abortiti”, ha spiegato Lillian Bondo, presidente dell’Associazione delle ostetriche. Il 98 per cento delle donne incinte a cui è stato diagnosticato il rischio di sindrome di Down ha scelto di abortire», leggiamo su Il Foglio.

Quella contro i bambini con sindrome di Down è una vera e propria caccia, una guerra crudele che li stigmatizza come fossero un dispiacere, un problema da risolvere, mentre sono soltanto creature innocenti (oltre che meravigliose e, in tanti casi, più civili di altri). L’assurdo è che a volte quando si sponsorizzano certe diagnosi prenatali si faccia riferimento alla possibilità di “prevenire” la sindrome di Down. Ma l’aborto non previene un bel niente, l’aborto elimina un bambino già vivo.

Il quotidiano danese Berlingske, otto anni fa, annunciava: “Presto nascerà l’ultimo bambino danese affetto da sindrome di Down”. Pensiamo ora a come la società sia stata sensibilizzata sul tema dell’estinzione dei panda. È avvenuto lo stesso per i bambini con sindrome di Down, o, secondo alcuni, contano di meno? Siamo tutti bravi a scovare discriminazioni sociali, a volte anche dove non sussistono. Come facciamo a non identificare i bambini con la sindrome di Down come una delle categorie più discriminate al giorno d’oggi?

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