29/09/2020

In Romania le scuole dovranno avere il consenso dei genitori per insegnare “educazione sessuale”

La Corte costituzionale della Romania ha deciso, giovedì 23 settembre, che richiedere l’espresso consenso dei genitori per tutti i corsi che implicano l'educazione su questioni di vita intima non contravviene alla Costituzione. Questa è solo l'ultima spinta nella battaglia circa l'introduzione di corsi che comprendono l’educazione sessuale nelle scuole rumene. Fin dal suo inizio, più di 15 anni fa, questa lotta tra organizzazioni laiciste, LGBT e lobby pro-aborto, da una parte, e le organizzazioni pro-famiglia con il sostegno della Chiesa ortodossa, dall'altra, ha portato finora a fermare i tentativi di formalizzare un corso di "educazione sessuale".

Tuttavia, nella primavera di quest'anno un disegno di legge promosso dai parlamentari dell'Uniune a Salvati Romania (Union Save Romania, un partito progressista che si maschera da “destra politica”) è riuscito a modificare la legge sui diritti dei bambini, introducendo l'obbligo di nuovi curricula che contenessero tutti gli ingredienti dell'educazione sessuale laica, senza alcuna possibilità di rinunciare. In risposta, prima che i nuovi curricula potessero essere definiti nel Ministero dell'Istruzione, un gruppo di parlamentari pro-famiglia è riuscito, attraverso un intelligente artificio giuridico, a cambiare la formulazione "educazione sessuale" in "educazione alla salute", modificando la legge di cui sopra, e anche a richiedere l'espresso consenso dei genitori come condizione per la frequenza a queste lezioni.

La nuova legge è stata inviata alla Corte costituzionale dal presidente della Romania, Iohannis, un avversario dei valori conservatori. Tuttavia, la Corte costituzionale ha trovato nella propria legislazione una sentenza del 2014 riguardante i corsi di religione. In base a questa, il bambino ha diritto a frequentare corsi di religione ma tale accesso deve essere espressamente richiesto dal genitore, e ha stabilito che lo stesso ragionamento legale si applichi a qualsiasi corso di educazione legato alla salute, nella misura in cui riguardano l'educare alla vita intima della persona.

Le associazioni pro-famiglia Alianta Familiilor din Romania (Alliance of Romania’s Families) e PRO VITA Bucarest sono intervenute entrambe in Parlamento, a sostegno del votare la legge, e alla Corte costituzionale.

Nel loro intervento, affermano che ci sono, come materia giuridica, due diritti fondamentali che sono coinvolti nel processo di educazione alla vita intima e familiare: il diritto all'istruzione e il diritto alla privacy, rispettivamente. L’“educazione sessuale” è quindi sia una parte costitutiva del processo educativo, sia un'area intrinseca della privacy; dato questo duplice valore, l'introduzione di qualsiasi disciplina di studio di questo tipo deve essere correlata, da entrambe le prospettive, ai diritti dei genitori, i quali esercitano la priorità sull'istruzione dei propri figli.

Sfortunatamente, il presidente della Romania, sebbene non possa porre il veto alla legge, ha ancora la possibilità di rinviarlo al Parlamento per un riesame. Il Parlamento non ha alcun obbligo di apportare eventuali modifiche e potrà confermare la forma già adottata, il che forzerà il Presidente per emanare la legge.

Ci aspettiamo che la lotta continui, con organizzazioni laiche e falsi "Childrens right", gruppi appartenenti alla stessa rete laicista-atea che già organizzano una campagna di pubbliche relazioni.

 

Bogdan Stanciu - Chairman Pro Vita Romania

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