08/05/2023 di Gloria Callarelli

Il Veneto apre al fine vita. Il consigliere Formaggio (FdI): «Scelta pericolosa e preoccupante»

Fa discutere la scelta della Regione Veneto di aprire al fine vita, praticamente all’eutanasia. Con l’ok di maggioranza alla mozione della consigliera del Movimento 5 Stelle Erika Baldin, dunque, la giunta regionale dovrà individuare un percorso per tutti coloro che avanzano la richiesta di fine vita. Non solo: la giunta dovrà impegnarsi affinché il ruolo della politica sia quello di garantire la libertà di scelta, astenendosi da qualunque intervento, anche ideologico, potenzialmente in grado di condizionare la libera scelta dei cittadini. Insomma una scelta “indiscutibile”. Tra i due soli ad opporsi Joe Formaggio, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia che ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.

Consigliere, nei giorni scorsi è stata votata una mozione che fa del Veneto l’apripista in tema di eutanasia.

«La mozione nasceva con l’intento esplicito di non politicizzare il trattamento di fine vita, ma se l’intento era questo ritengo che sarebbero stati necessari maggiori studi, maggiori ricerche. Lega, Lista Zaia, tutti quanti hanno votato a favore della mozione. Io non posso giudicare ma tutti hanno sottoscritto la libertà di cui ha parlato Zaia. Noto che ci sono tante aperture divisive in questo momento in Regione, come ad esempio il centro per il cambio di sesso»

Molti di Fratelli d’Italia si sono astenuti, perché lei ha votato contro?

 «Io ho votato contro perché ritengo che questa mozione apra le porte a scelte brutte, a situazioni peggiori nel prossimo futuro. Con tutta la comprensione per coloro che hanno portato in consiglio regionale la loro storia, io la considero una scelta più grande di me: se riguardasse una persona a me cara io non ce la farei mai a prendere una tale decisione. E pertanto non mi sento di dare alla commissione tale potere. Io ho tre figli: sia la vita che la morte credo che spettino a qualcuno più grande di noi».

Si parla sempre di diritti in questi casi. Ma è davvero così?

«Dietro le libertà di poter fare qualsiasi cosa si perdono i doveri: avere una famiglia, dei figli. Sempre prima di tutto i diritti dell’individuo, senza responsabilità. È una cosa pericolosa, vedi l’introduzione del cibo sintetico: se apri oggi fra dieci anni sei obbligato a uniformarti a come ragionano loro. Non va bene, bisogna continuare a fare battaglie ragionando secondo coscienza: nessuno può dirmi cosa fare».

La cosa La preoccupa anche politicamente…

«Sì perché non può passare una cosa del genere in Italia e passare in sordina così: nessuno ha messo le bandiere su questo. Se fosse una cosa veramente giusta o bella lo avrebbero fatto. Questo mi preoccupa veramente. Stiamo portando alle nuove generazioni tanta incertezza».

Adesso lei come si muoverà?

«Vigilerò su quello che accadrà. Mi riservo di sentire deputati e senatori e commissioni: voglio creare qualcosa di costruttivo e controllare l’andamento dei fatti. Senza polemizzare, ma in coscienza sento di dover agire così».

 

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