19/03/2020

Il nuovo libro di Perucchietti: Coronavirus, il nemico invisibile

Dalla spagnola a oggi nessun nemico “invisibile” era riuscito a fare tanto. In pochi mesi il Covid-19 ha contagiato centinaia di Paesi, provocando migliaia di morti e spingendo l’oms a dichiarare lo stato di pandemia globale. Fin da subito i media e il web hanno favorito la diffusione del panico: la psicosi è così dilagata tra la popolazione, stravolgendo le abitudini dei cittadini, disposti anche a cedere la propria libertà in cambio della sicurezza.

A differenza delle altre nazioni, il governo italiano ha scelto di imporre l’autoisolamento, spaccando l’opinione pubblica in due, tra i sostenitori e gli oppositori del provvedimento.

In passato abbiamo avuto casi simili con le epidemie di sars, aviaria, suina, morbillo o ebola: fenomeni localizzati in alcune aree precise che sono diventati dei veri e propri “terremoti planetari”. Nulla di paragonabile all’attuale pandemia: la vita di tutti noi si è trasformata, forse per sempre, in una realtà “virtuale” che ha cancellato duemila anni di storia dell’umanità.

Con questo nuovo libro – “Coronavirus, il nemico invisibile” – scoprirai: le teorie alternative alla genesi e alla diffusione del Covid-19; l’impatto sulla Via della Seta e le accuse della Cina agli usa; la teoria dello shock e la “percezione” di una minaccia globale; i diversi provvedimenti in Europa e le limitazioni della libertà personale per ragioni di sanità; il rischio di un attacco speculativo; l’analisi giuridica dello stato di eccezione; il passaggio dell’uomo da animale sociale ad animale virtuale.

Il saggio, scritto a quattro mani dalla giornalista e scrittrice Enrica Perucchietti e dall’avvocato e saggista Luca D’Auria, intende rispondere a numerose domande e sollevare altrettanti quesiti, offrendo un quadro giornalistico e un’analisi filosofica, sociologica e antropologica della pandemia e di come l’emergenza sanitaria stia modificando in maniera sostanziale la vita di tutti noi.

Nella prima parte, curata da Enrica Perucchietti, si ricostruisce la genesi e la diffusione della pandemia, presentando anche le incongruenze, le lacune e le contraddizioni della versione “ufficiale”. L’obiettivo è documentare come esista un acceso dibattito su diversi punti cruciali che a oggi risultano ancora fumosi e indeterminati: in particolare origine, luogo e cause del contagio. Esistono infatti ipotesi diverse, persino sostenute da eminenti scienziati o analisti, che si differenziano dal resoconto semplicistico che è stato offerto all’opinione pubblica.

L’indeterminatezza dell’informazione mainstream, dovuta in parte alla mancata trasparenza della gestione iniziale della pandemia da parte della Cina e in parte alla diffusione di dati contrastanti e poco chiari da parte degli organi istituzionali e degli stessi esperti, è stata percepita dall’opinione pubblica come contradditoria, persino virtuale. Per settimane neppure i giornalisti sono stati in grado di capire la gravità della situazione, essendo troppo diverse e antitetiche le dichiarazioni degli scienziati e dei medici.

La psicosi è così dilagata tra la popolazione, stravolgendo le abitudini dei cittadini, disposti anche a cedere la propria libertà in cambio della sicurezza. A differenza delle altre nazioni, il governo italiano ha scelto di imporre l’autoisolamento, spaccando l’opinione pubblica in due, tra i sostenitori e gli oppositori del provvedimento.

Si sono poi affacciate e rincorse soprattutto sul web delle ipotesi alternative sulla possibile origine del contagio. In un momento estremamente delicato per il governo cinese, alle prese con la rimessa in moto dell’economia nazionale, giovedì 12 marzo il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, tramite un tweet al vetriolo, ha accusato il governo americano di poter essere responsabile della genesi della pandemia: i militari statunitensi potrebbero aver portato il coronavirus nella città cinese di Wuhan. La posizione di Lijian è stata ripresa e condivisa da diversi ricercatori e analisti. In attesa di poter ottenere maggiori dati sull’origine della pandemia, quello sollevato da Pechino rimane un sospetto che non rimanda necessariamente a un’azione di bioterrorismo.

Le ipotesi più estreme che intendono avvalorare invece l’ipotesi della guerra batteriologica fanno capo alla guerra commerciale tra USA e Cina e puntano anche a rivelare come alcuni dei due Paesi maggiormente colpiti dal contagio siano l’Italia e l’Iran, partner commerciali della Cina. La pandemia ha infatti danneggiato la Nuova Via della Seta, BRI (Belt and Road Initiative), l’ambizioso programma del governo cinese che intende finanziare con oltre 1.000 miliardi di dollari volti alla realizzazione o al potenziamento di infrastrutture commerciali – strade, porti, ponti, ferrovie, aeroporti – e impianti per la produzione e la distribuzione di energia e per sistemi di comunicazione in quasi ogni angolo del pianeta: Africa, Europa, India, Russia, Indonesia.

Il saggio mostra inoltre come l’emergenza che ha colpito il nostro Paese sia stata strumentalizzata all’estero per screditarci e per aprire le porte a possibili speculazioni finanziarie. L’Italia è stata trattata letteralmente da “appestata”: gli “aiuti” dalla UE si sono fatti attendere , nessun Paese dell’Eurozona ci ha mandato le mascherine che avevamo richiesto  (gli aiuti sono arrivati infatti dalla Cina), diversi Paesi hanno richiesto un bollino “virus free”. L’Italia è stata dipinta, a livello globale, come l’epicentro del contagio.

E che dire della disastrosa conferenza stampa di Christine Lagarde, presidente della BCE, che ha affondato i titoli di Stato dell’Italia, facendo esplodere lo spread? Inizialmente considerate come una brutta gaffe, le parole dell’ex governatrice del FMI potrebbero nascondere un altro intento, ossia una speculazione finanziaria per mettere le mani sugli asset strategici dell’Italia. Liquidare le dichiarazioni di Lagarde come un svista o una semplice gaffe potrebbe essere riduttivo e miope, anche perché non ci troviamo di fronte a una dilettante.

E mentre a livello globale si corre ai ripari per armarsi e combattere il nemico invisibile, contro cui non può esistere né tregua né armistizio alcuno, la società è destinata a mutare forma, schiacciata sotto il peso della psicosi: di un’Europa che si mostra egoista e spietata rivelando inaspettatamente scelte e orientamenti radicalmente opposti (tanto che potremmo parlare di un sistema Johnson e di un sistema Conte) che stanno già aprendo dibattiti sul futuro dell’Eurozona; del rischio di attacchi speculativi all’Italia (il cosiddetto “capitalismo dei disastri”); del mutamento antropologico dei cittadini in autoisolamento che da animali “sociali” si sono ritrovati a mutare forma e natura, diventando esseri “virtuali”.

Ciò di cui si discute in queste giornate di quarantena forzata è, oltre alle ricadute mediche ed economiche per l’emergenza da coronavirus, ciò che resterà, dal punto di vista antropologico e sociale di questa strana vita a cui nessuno era abituato e che negli ultimi settanta anni nessuno aveva mai conosciuto, né in Europa né in Occidente in generale. La seconda parte del libro, curata dall’avv. D’Auria, vuole infatti raccontare un’ipotesi sul presente e sul futuro provando a leggere la direzione del mondo attraverso le tracce lasciateci dai primi vent’anni del Duemila e cogliendone le radicali differenze rispetto alla sua millenaria tradizione antropologica.

Inaspettatamente la giustizia si è rapidamente riqualificata in forma “smart”, facendo auspicare agli operatori del diritto che questa spirale virtuosa possa mantenersi anche dopo il termine in cui cesserà la quarantena. È stato sufficiente che il tema coronavirus si scatenasse nella società europea per far riemergere le differenze più profonde tra sistemi culturali diversi. Da un lato la tradizione utilitarista ed empirista inglese, quella idealista di stampo germanico e infine quella solidaristica più tipicamente cattolica. Queste differenze filosofiche hanno, in pochissime settimane, sfaldato le prospettive giuridiche universaliste per favorire la rinascita delle differenze radicali tra comunità sociali europee che hanno rappresentato non solamente tanti conflitti politici e religiosi nel Vecchio Continente ma, piuttosto, una piuttosto una costante dialettica culturale che ha rappresentato la vera cifra dell’Occidente.

Il legislatore italiano si è caratterizzato per una scelta radicale: per la prima volta nella storia della Repubblica tutta la nazione è stata messa in quarantena in applicazione del disposto dell’articolo 16 della Costituzione, supportando il provvedimento con la forza coercitiva della normativa di diritto penale. Una tale scelta è stata fatta in nome della solidarietà e del tentativo di offrire uguali forme di cura ai bisognosi. Il mondo anglosassone ha evitato il più possibile ogni forma di modificazione della realtà per non intaccare la “Rule of law” e con essa i diritti dei cittadini, anche a costo di far soffrire perdite e non assicurando cure uniformi tra tutti i consociati. Ogni giurista è chiamato a valutare o, quanto meno, rilevare queste radicali differenze che, come detto, affondano le utopie universaliste nel campo etico-giuridico che si sono rivelate utili solamente in epoche in cui era assente lo stato emergenziale.

Nel testo si assume inoltre che i giorni del coronavirus rappresentino uno spartiacque decisivo tra “il mondo che fu” e ed uno tutto nuovo, che stava già pulsando e trasformando antropologicamente l’essere umano.

Dai tempi della Grecia antica, culla della cultura occidentale, l’uomo era un “animale sociale e politico” (Aristotele) immerso e proiettato nel reale esterno a lui. L’uomo animale sociale ha costantemente messo in congedo l’io soggettivo se non al fine di intervenire, modificare e dominare l’esterno da se stesso. Dopo il periodo di quarantena sarà certificata una nuova forma di essere umano, quello di “animale virtuale”.

Una modificazione così radicale e decisiva nella forma antropologico-culturale dei rapporti umani non è “caduta dal cielo” sulla collettività ma è il risultato di un lavorìo lungo e sempre più decisivo che si accompagna con il progredire della tecnica e con il trionfo di questa negli ultimi decenni. Può addirittura apparire che questo nuovo paradigma tecnologico attendesse l’occasione propizia per disvelare tutta la sua potenza, sino a oggi rimasta in forma ambigua di gioco vanitoso all’interno di qualche quotidianità, in specie come svago autoreferenziale.

La verità rivelata da questi mesi di reclusione fisica è come tutte quelle attività che, sino a ieri, imponevano l’uomo animale sociale abbiano saputo riqualificarsi con una rapidità inaspettata in verità rivelate tipiche dell’uomo animale virtuale. Non solamente lo svago ma anche attività determinanti del vivere sociale (quali la giustizia e la politica) in pochissime settimane hanno visto il trionfo dell’uomo animale virtuale e c’è da scommettere che un paradigma così suggestivo che era già parte integrante del corredo cognitivo dell’ultimo uomo animale sociale non possa essere rigettato in seconda fila al termine di questa forzosa quarantena.

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